Self-portrait with red eyeIl potere ha avuto bisogno di un nuovo tipo di suddito: il consumatore!
Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamato la società dei consumi. Una definizione che sembra innocua. E invece no. Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere gli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura. (…) La società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima.
L’ansia del consumo è un’ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, a cui «deve» obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza.

Crediti
 Pier Paolo Pasolini
 Scritti corsari
 SchieleArt •  Self-portrait with red eye • 1910




Quotes per Pier Paolo Pasolini

Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l'una contro l'altra.

Un omaggio a Pier Paolo Pasolini, e chiederei anche scusa, ma stavolta l'obbrobrio è di un regista americano, e questo è ancor più grave visto l'impegno e la bravura che mettono sempre e comunque; sarà l'aria che tira in Italia non so, mettiamola così, ma se non fosse per gli scritti di Pasolini, sto film sarebbe na monnezza, mi spiace, mancanza di rispetto a chi manca di rispetto.
La vera morte sta nel non essere più compresi.

Resta lì, ripreso dalle fitte del dolore che cerca di nascondere, pallido, sfinito dalla debolezza, riarso, a guardare il vuoto ormai pieno del soffio della luce, che non è più quella miracolosa dell'aurora, ma quella, disgustosa, di un giorno come un altro.

Io sono stanco di essere così intoccabilmente eccezione, ex lege: va bene, la mia libertà l'ho trovata so qual è e dov'è; lo so, si può dire, dall'età di quindici anni, ma anche prima… Nello sviluppo del mio individuo, della diversità, sono stato precocissimo; e non mi è successo, come a Gide, di gridare d'un tratto “Sono diverso dagli altri” con angosce inaspettate; io l'ho sempre saputo.  Quaderni rossi

Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.  Pi