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Ursus era notevole nel soliloquio. Di complessione schiva e verbosa, con il desiderio di non vedere nessuno e il bisogno di parlare con qualcuno, si traeva d’impaccio parlando a se stesso. Chiunque abbia vissuto da solo sa fino a che punto il monologo rientri nella natura. La parola interiore opprime. Arringare lo spazio è uno sfogo. Parlare a voce alta, da soli, fa l’effetto di un dialogo con il dio che si ha dentro. Era, nessuno lo ignora, l’abitudine di Socrate. Perorava se stesso. Anche Lutero. Ursus aveva preso da questi grandi uomini. Aveva la facoltà ermafrodita di essere il proprio uditorio. Si interrogava e si rispondeva, si incensava e si insultava.

Crediti
 • Victor-Marie Hugo •
 • L'uomo che ride •
  • 1869 •
 • Pinterest •   •  •

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