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Le volontà dei membri della comunità unita consensualmente non sono sufficienti per descrivere il potere politico. È ancora necessaria un’ultima determinazione.

Per possedere la facoltà del potere, la comunità deve potere usare mediazioni, tecnico-strumentali o strategiche, che permettano di esercitare empiricamente questa volontà-di-vivere a partire dal consenso comunitario (o popolare). Se una comunità politica, per esempio, è attaccata da un’altra, dovrà poter resistere all’attacco del nemico con strumenti e strategie militari. Se una comunità soffre una carestia, dovrà poter sviluppare i sistemi agricoli adeguati per provvedere di alimenti la popolazione (come esigeva Aristotele nella sua Politica). Se si scopre un basso grado di ricordo delle proprie tradizioni culturali, si dovrà dare impulso a una politica educativa, artistica, di ricerche storiche affinché la comunità, il popolo, recuperi la coscienza della sua identità culturale, momento egualmente essenziale dell’unità delle volontà come potere.

La fattibilità strategica, cioè la possibilità di portare a termine con la ragione strumentale ed empiricamente i propositi della vita umana e il suo miglioramento storico, dentro il sistema di legittimazione, che si sia sviluppato, e delle istituzioni (micro­sociali o macro-politiche) che rendono, da parte loro, possibile le altre due sfere, è, quindi, la terza determinazione costitutiva del potere politico.

Il potere politico non si prende (come quando si dice: “Proveremo con una rivoluzione a prendere il potere dello Stato!”).
Il potere lo ha sempre e soltanto la comunità politica, il popolo. Lo ha sempre benché sia debilitato, assillato, intimidito, in maniera che non possa esprimersi. Colui che ostenta la pura forza, la violenza, l’esercizio della dominazione dispotica o apparentemente legittima (come nella descrizione del potere in M. Weber), è un potere feticizzato, snaturalizzato, spurio, che benché si chiami potere consiste al contrario in una violenza distruttrice del politico come tale – il totalitarismo è un tipo di esercizio della forza con mezzi non politici, polizieschi o quasi militari, che non può suscitare nei cittadini la forte adesione consensuale di volontà mosse da libere ragioni che costituisce propriamente il potere politico.

Denomineremo, quindi, potentia il potere che ha la comunità come una facoltà o capacità che è inerente a un popolo in quanto ultima istanza della sovranità, dell’autorità, della governabilità, del politico. Questo potere come potentia, che simile a una rete si dispiega per tutto il campo politico, essendo ogni attore politico come un nodo (usando le categorie di M. Castells), si sviluppa in diversi livelli e sfere, costituendo così l’essenza e il fondamento di tutto il politico. Si potrebbe dire che il politico è lo sviluppo del potere politico in tutti i suoi momenti.

Crediti
 • Enrique Dussel •
 • Venti tesi di politica •
 • trad. Antonino Infranca •
 • Pinterest • Renato Guttuso L'occupazione delle terre incolte in Sicilia •  •

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