La fiducia ottimistica nella ragione
Vi sono due tipi di propaganda: la propaganda razionale, stimolo all’azione consona all’interesse illuminato di chi la esercita e di chi la riceve; e la propaganda irrazionale, che non è consona all’interesse illuminato di nessuno, e viene dettata dalla passione, e alla passione fa appello. Quando è in gioco l’azione dell’individuo, ci sono motivi più elevati del semplice interesse; ma quando si tratta di intraprendere un’azione collettiva nel campo della politica e dell’economia, l’interesse illuminato è probabilmente il massimo motivo. Se politici ed elettori agissero sempre in vista dell’interesse proprio, o di quello, in prospettiva, del loro paese, il mondo sarebbe un paradiso terrestre. E invece essi spesso agiscono contro il proprio interesse, solo per soddisfare la più incredibile delle passioni; di conseguenza il mondo è luogo di sciagura. La propaganda per l’azione consona all’interesse illuminato fa appello alla ragione, servendosi di un’argomentazione logica basata sulle prove migliori possibili, esposte in piena sincerità. Invece la propaganda per l’azione dettata da impulsi inferiori all’interesse, ricorre a prove false, mutile, incomplete, evita il rigore della logica, cerca di influenzare le sue vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio, indigeno o straniero, accomunando scaltramente le peggiori passioni con gli ideali più alti, sì che la crudeltà possa commettersi nel nome di Dio, e la più cinica Realpolitik possa trattarsi come questione di principio religioso e di dovere patriottico.

Afferma John Dewey: «Una rinascita della fede nella comune natura umana, nelle sue possibilità in generale, e in particolare nella sua virtù di rispondere alla ragione e alla verità, è più sicuro baluardo contro il totalitarismo che non la dimostrazione del successo materiale o la venerazione delle singole forme legali e politiche». La virtù di rispondere alla ragione e alla verità esiste in tutti noi. Ma purtroppo c’è anche, in noi, la tendenza a rispondere alla falsità e alla sragionevolezza, soprattutto nei casi in cui la falsità evochi una qualche gradevole sensazione, o quando l’appello alla sragionevolezza tocchi una corda sensibile nelle profondità primitive e subumane del nostro essere. In alcuni campi di attività gli uomini hanno imparato a rispondere con sufficiente coerenza alla ragione e alla verità. Chi scrive un articolo dotto non fa appello alla passione dei suoi colleghi scienziati o tecnologi. Egli espone ciò che, a suo sapere, è verità circa un particolare aspetto del reale; usa la ragione per spiegare i fatti osservati e sostiene il proprio punto di vista con argomenti che si rivolgono alla ragione altrui. È abbastanza facile, nel campo della scienza fisica e della tecnologia.

Molto più difficile nel campo della politica, della religione, della morale. Perché qui i fatti che contano spesso ci sfuggono. In quanto al significato dei fatti, è chiaro che tutto dipende dal particolare sistema di idee, in base alle quali si decide di interpretarli. E non ci sono queste difficoltà soltanto, per chi cerchi verità secondo ragione. Nella vita pubblica e nella privata spesso manca il tempo di raccogliere i fatti che contano o di pesarne il significato. Siamo costretti ad agire in base a prove insufficienti, servendoci di lumi assai meno sicuri che non quelli della logica. Con tutta la buona volontà, non sempre noi possiamo essere completamente nel vero, coerentemente nella ragione. Possiamo essere veritieri e razionali nella misura che le circostanze ci permettono, e rispondere meglio che sappiamo alla parziale verità, al ragionamento imperfetto che gli altri ci offrono in considerazione.

«Se una nazione pretende d’essere ignorante e libera» diceva Jefferson «essa pretende ciò che mai è stato e mai sarà… Un popolo non può essere al sicuro senza il sapere. Là dove la stampa è libera, e ciascuno sa leggere, tutto è al sicuro.» Sull’altra riva dell’Atlantico, un altro appassionato fedele della ragione, la pensava, in quegli stessi anni, pressoché allo stesso modo. Ecco cosa scriveva John Stuart Mill del padre, il filosofo utilitarista James Mill: «Così assoluta era la sua fiducia nell’influenza della ragione sulla mente dell’uomo, quando le sia consentito di giungervi, che egli pensava sarebbe di sommo vantaggio se tutti gli uomini imparassero a leggere, se si consentisse a opinioni d’ogni genere di giungere agli uomini, mediante la parola o lo scritto, e se mediante il suffragio gli uomini potessero nominare una legislatura per tradurre in pratica le opinioni prescelte». Tutto è al sicuro, sarebbe di sommo vantaggio! Riascoltiamo il timbro dell’ottimismo settecentesco.

Glossario
Crediti
 Aldous Huxley
 Ritorno al mondo nuovo
  La propaganda in una società democratica
  Traduzione di Luciano Bianciardi
 SchieleArt •   • 

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 Aldous Huxley  Ritorno al mondo nuovo
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 Aldous Huxley  Ritorno al mondo nuovo
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