
Spesso mi capita di riflettere sulla strana ossessione che noi esseri umani abbiamo per le scadenze, gli orari e tutto ciò che riguarda il ticchettio degli orologi. Viviamo come se fossimo inseguiti da un padrone invisibile che ci frusta ogni volta che proviamo a fermarci a guardare un tramonto o a gustare un caffè in santa pace. Ma la domanda che dovremmo porci, prima di esaurirci definitivamente tra un impegno e l’altro, è molto più radicale e riguarda l’essenza stessa della nostra permanenza su questo pianeta. Abbiamo trasformato la vita in una corsa a ostacoli, convinti che la meta sia sempre un po’ più in là, oltre il prossimo lunedì o la prossima promozione. In questa fretta collettiva, abbiamo smarrito il senso del cammino e la capacità di abitare l’unico spazio che ci è concesso: l’istante. Gli antichi greci, che la sapevano lunga su queste faccende, avevano diviso il tempo in due concetti diversi: Chronos, il tempo che scorre e che tutto divora, e Kairos, il tempo dell’occasione, il momento opportuno che va colto al volo. Noi, purtroppo, siamo diventati schiavi di Chronos e abbiamo quasi del tutto dimenticato come si fa a riconoscere Kairos quando ci passa accanto, magari travestito da un sorriso o da un pomeriggio di ozio creativo.
Che ci azzecca il Tempo con la Felicità? Apparentemente niente, in realtà moltissimo: tutti e due s’identificano col presente, e il presente, non a caso, fa rima con apparentemente e con niente. Ma procediamo con ordine. Il Tempo è il presente, ovvero quel breve istante che separa il passato dal futuro. Ma se il passato non è più, e il futuro non è ancora, lui, il Tempo, in quanto separazione tra due entità che non esistono, come fa a esistere? Lo stesso si può dire per la Felicità. Essere felici vuol dire essere contenti del presente. Tutti, a parole, sono convinti di essere stati felici in passato, e tutti sperano di essere felici in futuro; quando, però, si tratta di riconoscere che si è felici proprio nel momento in cui ci si pone la domanda, ebbene, diciamo la verità, non tutti ce la fanno. Non esiste il passato, ma solo il presente del passato (che poi si chiama memoria). Non esiste il futuro, ma solo il presente del futuro (che poi si chiama speranza). L’unico ad avere qualche probabilità di esistere potrebbe essere il presente o, per meglio dire, il presente del presente (che poi, in ultima analisi, sarebbe l’intuizione). Rendersene conto è già qualcosa.
Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, si scervellava proprio su questo paradosso temporale. Egli diceva che se nessuno glielo chiedeva, sapeva benissimo cosa fosse il tempo, ma se doveva spiegarlo a qualcuno, allora cadeva nel buio più totale. Il fatto è che noi percepiamo il tempo solo attraverso il mutamento, ma la felicità richiede invece una sorta di sospensione, una tregua nel divenire. Quante volte abbiamo desiderato che un momento perfetto non finisse mai? In quel desiderio risiede la nostra lotta contro l’inesorabilità dei minuti. Il segreto, forse, non è allungare la vita con esercizi ginnici o diete ferree, ma allargarla in larghezza, rendendo ogni momento più denso di significato e di bellezza. I napoletani, in questo, hanno un talento naturale: hanno capito che la vita è troppo corta per essere vissuta di corsa. Sanno che la felicità non è un deposito in banca che si accumula per la vecchiaia, ma un bene deperibile che va consumato immediatamente, come una sfogliatella calda appena uscita dal forno. Se aspetti troppo, si raffredda e perde tutto il suo fascino. La nostra ansia deriva dalla pretesa di controllare ciò che non c’è più o ciò che deve ancora arrivare, lasciando che il qui e ora ci scivoli tra le dita come sabbia finissima.
Per recuperare la gioia di vivere, dovremmo imparare a rallentare e sintonizzarci con il mondo. Non è un caso che i momenti felici siano quelli in cui perdiamo la cognizione del tempo. Quando siamo assorbiti dall’arte o da un amore, Chronos scompare ed entriamo in un’eternità tascabile. In quegli istanti siamo finalmente interi e solidi. La saggezza consiste nel creare oasi di silenzio nel deserto della routine, proteggendole dalla fretta. Capire che la felicità non è una destinazione ci rende finalmente proprietari dei nostri istanti.
In conclusione, abbracciare l’incertezza del futuro e fare pace con il passato è l’unico modo per liberare il presente dalla sua prigionia. De Crescenzo ci invita a guardare la clessidra non come un simbolo di fine, ma come ricordo della preziosità di ogni singolo granello di sabbia. La felicità è la qualità del cammino che stiamo percorrendo proprio adesso. Solo così il tempo e la gioia troveranno un accordo, trasformando la nostra esistenza in una danza sopra l’abisso dei secondi che passano.
Il tempo e la felicità
Capitolo I
Pubblicato in Italia: Ottobre 1998
SchieleArt • Gli amanti • 1917
Questo primo capitolo analizza con ironica saggezza la stretta relazione tra il tempo e la felicità, evidenziando come entrambi si identifichino esclusivamente con l'istante presente. De Crescenzo contesta la corsa frenetica indotta da Chronos e invita a cogliere i varchi propizi di Kairos, esortando l'individuo ad allargare la propria esistenza in larghezza attraverso l'intuizione e la calma, per riscoprire il valore deperibile del presente prima che si raffreddi. Questo cammino trasforma il vuoto della routine quotidiana in un'eternità tascabile densa di gioia, liberando la coscienza dalle catene, permettendo di sintonizzarsi con l'armonia universale.
La felicidade della sfogliatella calda ⋯
Il Tempo è il presente, ovvero quel breve istante che separa il passato dal futuro. Essere felici vuol dire essere contenti del presente, ma non tutti ce la fanno. I napoletani hanno capito che la vita è troppo corta per essere vissuta di corsa: la felicità è come una sfogliatella calda, se aspetti troppo si raffredda e perde tutto il suo fascino.
Luciano De Crescenzo Il tempo e la felicità
Filosofia divulgativa, Saggistica umoristica napoletana
Nessuno è felice da solo ⋯
Non c'è evento a questo mondo, favorevole o avverso, che appartenga a uno solo di noi. Quello che riguarda me coinvolge anche te, e quello che riguarda te coinvolge anche me, e quello che riguarda noi due finisce, prima o poi, col coinvolgere tutti gli altri; in altri termini, nessuno può essere felice se pensa solo a se stesso.
Luciano De Crescenzo Così parlò bellavista
Scrittore, Saggistica filosofica
La profezia da decifrare col cuore ⋯
Apollo parla attraverso il canto e il silenzio, un dio che illumina l'oscurità con profezie che l'uomo deve decifrare con il cuore.
Luciano De Crescenzo Il dio che danza
Divulgazione filosofica, Mitologia, Narrativa
Epicentro della storia segue il sole ⋯
L'epicentro della storia, e quindi dell'arte, della letteratura e del potere militare e commerciale, sia posta lentamente sul globo terraqueo seguendo più o meno il cammino del sole: nasce sulle rive occidentali dell'Asia [...] Domani arriverà in Giappone...
Luciano De Crescenzo Storia della filosofia greca. I presocratici
Divulgazione filosofica, Storia
Il silenzio è saggezza pratica ⋯
Tacere non significa che io non abbia niente da dire, o che quello che vedo mi sta bene. Il mio tacere vuol dire: Ho capito chi sei e non vali nemmeno la mia attenzione. Il silenzio non è vuoto, ma è pieno di risposte. È solo quando riesci a tacere, evitando discussioni inutili, che mostri la tua intelligenza e la tua saggezza. Questa è quel genere di filosofia che non è nata per essere insegnata, ma per essere praticata.
Luciano de Crescenzo
Filosofia popolare, Aforisma sulla saggezza
Chronos: Concetto greco che rappresenta il tempo che scorre inesorabilmente e che tutto divora, sottomettendo ogni uomo alla schiavitù delle scadenze quotidiane moderne.
Intuizione: Facoltà della mente che coglie il presente del presente, costituendo la sola probabilità reale di percepire la bellezza della vita nel presente.
Kairos: Concetto greco che definisce il tempo di una occasione e del momento opportuno, che va colto al volo per trovare la gioia.
Presente: Unico spazio temporale reale che separa il passato dal futuro, in cui s’identifica la felicità intesa come gioia di vivere nel mondo.
Rallentare: Atto di ascesi interiore che permette di fermare la fretta collettiva per sintonizzarsi con la bellezza e il significato profondo del creato.
La lentezza di Milan Kundera
Questo affascinante romanzo filosofico esamina lo scontro profondo tra la velocità della tecnologia moderna e il valore dimenticato della lentezza esistenziale. Il testo rivela come la fretta distrugga la memoria e il piacere dei sensi, invitando l’individuo a riscoprire una dimensione temporale più densa di significato, svelando la stretta relazione tra la velocità e l’amnesia collettiva che affligge la società contemporanea, ed esortando ad abbandonare la corsa frenetica quotidiana per riappropriarsi del proprio tempo intimo, della propria capacità di contemplazione e di una gioia di vivere autentica.
La brevità della vita di Lucio Anneo Seneca
Questo saggio filosofico classico affronta il paradosso del tempo umano, dimostrando come la vita non sia breve per natura, ma venga resa tale dallo spreco quotidiano e dalle occupazioni inutili. L’opera offre preziose indicazioni per allargare l’esistenza in larghezza attraverso la cura attenta dell’anima, esortando il lettore a liberarsi dalla prigionia della fretta e dall’ansia per il futuro per abitare interamente l’istante presente, riscoprendo la quiete interiore e la vera libertà intellettuale di fronte all’inesorabilità dei minuti che passano.
Confessioni di Aurelio Agostino
Questo capolavoro dell’autobiografia spirituale indaga la natura misteriosa del tempo, analizzando le relazioni tra la memoria del passato, l’intuizione del presente e la speranza del futuro. L’opera propone un cammino di ascesi interiore per liberare la mente dalle distrazioni e dal divenire, svelando come il tempo esista unicamente all’interno della coscienza umana che ricorda, osserva e spera, e invitando a cercare un accordo armonioso tra la propria anima e la verità eterna che tutto sostiene, superando l’angoscia della transitorietà mondana.
Premesse: La civiltà moderna vive un’ossessione nevrotica per le scadenze e gli orari, riducendo la vita a una corsa a ostacoli; il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora, determinando la natura paradossale del tempo come separazione tra due entità inesistenti.
Argomentazioni di supporto: Il recupero della distinzione greca tra Chronos (tempo quantitativo e divoratore) e Kairòs (tempo qualitativo dell’occasione cospicua); la rielaborazione della gnoseologia di Sant’Agostino, per cui il tempo si articola solo come presente del passato (memoria), presente del futuro (speranza) e presente del presente (intuizione); l’elogio dell’antropologia e della filosofia popolare napoletana, che intende la felicità come bene deperibile da consumare immediatamente e rifiuta il differimento della gioia; la fenomenologia degli stati di assorbimento (arte, amore), in cui la perdita della cognizione temporale introduce l’individuo in un’ ‘eternità tascabile’.
Conclusioni: La felicità non è una destinazione futura ma la qualità del cammino presente; liberare il presente attraverso il rallentamento e l’accettazione dell’incertezza permette di riconciliare il tempo e la gioia, mutando la clessidra da simbolo di morte a promemoria della preziosità dell’istante.
L’introduzione muove da una costatazione sociologica immanente: la fretta collettiva e l’asservimento agli orologi, fornendo come primo fulcro concettuale la polarità greca Chronos/Kairòs.
La prima transizione vira verso la speculazione ontologica pura, giocando con rime apparenti e paradossi logici per dimostrare l’inesistenza intrinseca di passato e futuro, introducendo la tripartizione del presente.
La seconda transizione nobilita l’argomentazione agganciandola alle Confessioni di Sant’Agostino, per poi compiere un repentino e studiato abbassamento di registro, traducendo l’ascesi filosofica nella praxeologia napoletana (la metafora della sfogliatella calda).
Il flusso argomentativo si focalizza poi sulla prassi terapeutica (il rallentamento cosciente) e sull’identificazione dell’arte e dell’amore come varchi di sospensione temporale.
L’epilogo sintetizza il percorso ridescrivendo l’esistenza come una danza e la clessidra come un inno alla qualità del granello di sabbia presente.
- Unità 1: La gabbia di Chronos. La denuncia della fretta contemporanea e lo smarrimento del Kairòs a favore del tempo quantitativo.
- Unità 2: L’ontologia del presente. Il paradosso del tempo e della felicità e la scomposizione agostiniana del tempo in memoria, speranza e intuizione.
- Unità 3: La filosofia della sfogliatella. Il richiamo a Sant’Agostino e l’elogio del talento napoletano nell’allargare la vita in larghezza consumando la gioia prima che si raffreddi.
- Unità 4: L’eternità tascabile. Il rallentamento come sintonizzazione con il mondo e la scomparsa del tempo negli stati di assoluto assorbimento emotivo ed estetico.
- Unità 5: La danza sopra l’abisso. La riconciliazione finale con la fluidità del tempo attraverso lo sguardo poetico sulla clessidra.
Significato implicito: Il testo opera una demistificazione del mito industrialista e capitalista della produttività a tutti i costi, in cui il tempo è denaro ($) e il riposo è colpevolizzato. Sotto il tono leggero e aneddotico si nasconde una radicale opzione gnoseologica: la critica al razionalismo lineare dell’Occidente a favore di un recupero del pensiero mitico e mediterraneo. La felicità non è una conquista morale o un accumulo di meriti, ma una disposizione cognitiva, un atto di sintonizzazione geometrica ed empatica con l’ordine delle cose. La figura del napoletano non è un cliché folcloristico, ma assurge a modello filosofico di un epicureismo cosciente e disincantato, che risponde al nichilismo del tempo divoratore con la pienezza sensoriale dell’istante.
Metafore e simboli: Il ‘padrone invisibile che ci frusta’ per personificare la pressione sociale del tempo; la ‘sfogliatella calda appena uscita dal forno’ come simbolo sensoriale, fragile e perfetto della felicità immanente e deperibile; l’‘allargare la vita in larghezza’ (contrapposto alla lunghezza) come espressione spaziale dell’intensità interiore; l’‘eternità tascabile’ per definire l’estasi accessibile e quotidiana dell’amore e dell’arte; la ‘sabbia finissima’ e la ‘clessidra’ per rappresentare la labilità ma anche il valore infinitesimale di ogni momento; la ‘danza sopra l’abisso’ come accettazione gioiosa e non tragica della finitudine umana.
Questa mescolanza stilistica risponde a una precisa visione culturale: l’idea che la filosofia non debba essere accademica o gessata, ma debba servire alla vita quotidiana. Le connotazioni culturali fondono la grande tradizione della patristica e della filosofia greca con lo spirito della cultura partenopea, intesa come baluardo di calore umano e saggezza esistenziale contro la freddezza burocratica della modernità nordica o iper-produttiva.
- La critica alla tirannia del tempo lineare (Chronos): La denuncia dell’alienazione contemporanea prodotta dall’ossessione per l’orologio e l’efficienza.
- L’epistemologia del presente: La tesi agostiniana della non-esistenza di passato e futuro, che riduce l’intera realtà cognitiva ed emotiva alla tripartizione del presente (memoria, intuizione, speranza).
- L’edonismo mediterraneo come saggezza: La valorizzazione del modello antropologico napoletano incentrato sul consumo immediato del bene-felicità e sul rifiuto dell’ansia da accumulo.
- La dilatazione qualitativa dell’esistere: Il concetto di allargare la vita in larghezza attraverso l’arte, l’amore e il silenzio, creando oasi sottratte al fluire distruttivo dei minuti.
- La clessidra risignificata: La trasformazione della coscienza del tempo da elemento d’ansia a strumento di valorizzazione poetica di ogni singolo frammento di vita.
Tuttavia, sotto il profilo del rigore filosofico-formale, il testo si fonda su una fallacia di ambiguità e di falsa associazione nel secondo paragrafo, quando afferma che la felicità e il tempo ‘s’identificano col presente, e il presente, non a caso, fa rima con apparentemente e con niente’. Questa correlazione para-etimologica e fonetica viene usata surrettiziamente per suggerire un nesso ontologico tra il presente e l’illusione (‘niente’), che non ha alcun valore logico o probatorio. Il saggio incorre in una fallacia del falso dilemma nella contrapposizione netta tra la corsa a ostacoli di Chronos e il godimento immediato della ‘sfogliatella calda’, annullando il valore costruttivo della pianificazione del futuro, del risparmio, dell’impegno civile e della progettualità a lungo termine, fattori che storicamente determinano il benessere stazionario e la sicurezza delle società. La descrizione di amore e arte come ‘eternità tascabili’ configura una fallacia descrittiva ed enfatica, elevando un’alterazione psicologica temporanea della percezione del tempo (fenomeno neurobiologico ben noto) a uno status metafisico oggettivo di uscita dal divenire. Si rileva infine una generalizzazione affrettata nell’attribuire a un intero popolo (‘i napoletani’) un ‘talento naturale’ per la sospensione del tempo, riducendo una complessa stratificazione storica e sociale a un carattere psicologico uniforme ed essenzialista.
Il background filosofico unisce la speculazione patristica del Libro XI delle Confessioni di Sant’Agostino d’Ippona con il pensiero classico presocratico ed epicureo, filtrato attraverso l’influenza dell’esistenzialismo pop e della sociologia del tempo della fine del Novecento.
Storicamente, lo scritto riflette il clima culturale italiano degli anni Novanta, segnato dalla reazione all’accelerazione tecnologica e alla cultura manageriale del ‘milanesismo’ produttivo, a cui De Crescenzo oppose con ironia la rivalutazione umanistica, ironica e filosofica della civiltà meridionale e classica.
1. «Il Tempo è il presente, ovvero quel breve istante che separa il passato dal futuro. Ma se il passato non è più, e il futuro non è ancora, lui, il Tempo, in quanto separazione tra due entità che non esistono, come fa a esistere? Lo stesso si può dire per la Felicità. Essere felici vuol dire essere contenti del presente.»
2. «Non esiste il passato, ma solo il presente del passato (che poi si chiama memoria). Non esiste il futuro, ma solo il presente del futuro (che poi si chiama speranza). L’unico ad avere qualche probabilità di esistere potrebbe essere il presente o, per meglio dire, il presente del presente (che poi, in ultima analisi, sarebbe l’intuizione).»
3. «Sanno che la felicità non è un deposito in banca che si accumula per la vecchiaia, ma un bene deperibile che va consumato immediatamente, come una sfogliatella calda appena uscita dal forno. Se aspetti troppo, si raffredda e perde tutto il suo fascino.»
Glossario dei termini tecnici:
* Chronos (Tempo Quantitativo): Categoria mitologica e filosofica greca; rappresenta il tempo lineare, misurabile, scandito dagli orologi, che scorre inesorabilmente fagocitando gli eventi e l’esistenza stessa in una successione di passati e futuri.
* Kairos (Tempo Qualitativo): Concetto della filosofia classica greca opposto a Chronos; definisce il momento opportuno, la finestra temporale cospicua e provvidenziale in cui un’azione o un’emozione trovano la massima consonanza con la realtà, esigendo un’attenzione vigile per essere colte.
* Tripartizione Agostiniana del Presente: Soluzione teorica formulata da Sant’Agostino nel Libro XI delle Confessioni per risolvere il paradosso del tempo; stabilisce che il tempo reale esiste solo nella mente come presente del passato (memoria), presente del presente (intuizione o visione diretta) e presente del futuro (attesa o speranza).
* Allargamento in larghezza della vita: Metafora spaziale e filosofica decresenziana; indica l’atto di accrescere l’intensità e la densità qualitativa delle proprie esperienze spirituali e sensoriali, contrapponendosi all’illusione materialistica di allungare la vita puramente in senso cronologico-quantitativo.
* Eternità Tascabile: Espressione lirico-concettuale che definisce gli stati di eccezione psicologica ed estetica (come l’innamoramento o l’estasi artistica) in cui la coscienza perde momentaneamente la cognizione del fluire di Chronos, sperimentando la pienezza assoluta dell’istante libero dal divenire.
* La filosofia della sfogliatella: Parabola umoristica ed etica del pensiero di Bellavista-De Crescenzo; eleva il tipico dolce napoletano a simbolo gnoseologico della felicità immanente, intesa come bene fragile e deperibile che necessita di fruizione immediata per non subire il raffreddamento e la degradazione indotti dal tempo.

























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