Egon Schiele ⋯ Stehender knabe
Chi alla vista delle sofferenze altrui soffre quanto per le proprie, chi ne viene spinto a rimuovere quelle sofferenze sacrificando quei mezzi con cui può soddisfare la propria volontà, conservare la propria esistenza, costui è beato, è virtuoso. Base ultima di ogni virtù, o piuttosto sua vera e propria essenza, è la conoscenza dell’identità dell’unica volontà in tutte le sue apparenze, e dell’inganno del principium individuationis, tramite cui le altre individualità appaiono come diverse dalla propria, e così pure le loro sofferenze. Questa conoscenza nella sua vivezza non è comunicabile in concetti astratti, come non lo è la virtù, che è appunto tutt’uno con essa.
L’amore è lo stato di un uomo mosso dalla sofferenza che vede più che da quella che sente lui stesso. Ogni benvolere verso altri è infatti una specie di compatire, è desiderio di mitigare le loro sofferenze: perché tutti i loro desideri sono solo e sempre sofferenze che possono essere messe a tacere. I piaceri mentono infatti al desiderio facendogli credere di essere qualcosa di positivo, un bene: ma sono solo qualcosa di negativo, la fine di un male.
Se penetri con lo sguardo il principium individuationis, ogni sofferenza di questo mondo è la tua: questa conoscenza si manifesta in ciò, che mitigare le sofferenze altrui ti sta a cuore quanto mitigare le tue, e diventa un quietivo della volontà di vivere, a cui di conseguenza rinunci. Se non vi penetri con lo sguardo, ogni sofferenza del mondo ti è estranea e indifferente, e solo quel che hai esperito tu stesso può infrangere e convertire in te la volontà.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
 • SchieleArt •  Stehender knabe •  •

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