Quando si lavora, spesso ci si trova di fronte al paradosso che cercare di controllare ogni aspetto del dipinto porta a un risultato morto, privo di quella carica vitale che sola può colpire chi guarda. È per questo che faccio molto affidamento sul caso, su quei segni che vengono depositati sulla tela in modo apparentemente accidentale. Il problema è saperli riconoscere e fermarsi al momento giusto, perché se si interviene troppo si rischia di uccidere quella magia. È un equilibrio precario, una tensione continua tra ciò che si vuole ottenere e ciò che accade indipendentemente dalla volontà. L’importante è che l’immagine finale abbia una complessità, una profondità che non deriva dalla narrazione, ma dalla sua capacità di colpire direttamente i sensi. Io voglio che la pittura agisca sul sistema nervoso come un colpo, che trasmetta la sensazione della vita con tutta la sua violenza e la sua immediatezza, senza passare attraverso il filtro della storia raccontata. E per ottenere questo, la forma deve essere continuamente rimessa in discussione, distorta, quasi annientata.
Non so come può essere costruita la forma. L’altro giorno, per esempio, ho dipinto la testa di qualcuno e analizzandola si vedeva che ciò che costituiva le cavità degli occhi, il naso, la bocca erano forme che non avevano niente a che vedere con occhi, naso e bocca; ma il colore che passava da un contorno all’altro restituiva un’immagine somigliante della persona che stavo tentando di ritrarre. Mi sono fermato; ho pensato per un istante di essermi molto avvicinato a ciò che volevo. Poi, il giorno dopo, ho tentato di sviluppare maggiormente il ritratto e di renderlo più espressivo, più vicino, e ho perso del tutto l’immagine. Perché questa immagine è come il percorso di un acrobata su una fune tesa tra la cosiddetta pittura figurativa e la pittura astratta. Sgorgherà direttamente dall’astrazione, eppure non avrà con essa niente a che spartire. È un tentativo di fare arrivare la cosa figurativa dentro al sistema nervoso con maggiore violenza, con maggiore intensità.
Questo significa che il quadro deve contenere una tensione continua, una lotta tra ordine e caos. Se prevale l’ordine, si cade nell’illustrazione noiosa; se prevale il caos, non si capisce nulla. La vera sfida è mantenere la vitalità del caos all’interno di una struttura che abbia una sua coerenza. Io penso che la pittura oggi, e forse sempre, sia proprio questo: riuscire a intrappolare la realtà con la sua stessa energia, senza imbrigliarla in una gabbia di convenzioni. Per questo detesto la pittura che è semplicemente decorativa o che segue delle regole precostituite. La grande pittura deve avere la potenza di un incidente, deve sorprendere anche chi la fa. Quando guardo un mio quadro che funziona, provo un senso di estraneità, come se non fossi stato del tutto io a farlo, come se una parte fosse sfuggita al mio controllo. Ed è quella parte, quell’imprevisto, che rende l’immagine viva e capace di comunicare qualcosa di profondo. È un atto di speranza, ogni volta: sperare che l’accidente sia felice e che l’immagine emerga con tutta la sua forza.
Sistema Nervoso (Azione sul): Obiettivo centrale di Bacon; la capacità dell’opera di bypassare l’intelletto e la logica narrativa per scatenare una reazione fisica e immediata nello spettatore.
Incidente Felice: L’elemento casuale nel processo pittorico (uno schizzo di colore, una pennellata involontaria) che l’artista sceglie di preservare perché contiene una verità superiore alla volontà cosciente.
Fune dell’Acrobata: Metafora della zona liminale occupata dalla Figura baconiana; un punto di equilibrio precario dove l’immagine non è ancora astrazione informe ma non è più illustrazione rassicurante.
Illustrazione: Termine usato da Bacon in senso dispregiativo per indicare la pittura che si limita a raccontare una storia o a copiare le apparenze, perdendo la carica vitale della materia.
Figura vs Figurazione: Concetto deleuziano applicato a Bacon; la figurazione è la rappresentazione di oggetti, la Figura è l’evocazione della sensazione pura attraverso la deformazione della forma.
Interviste con David Sylvester
Pubblicato in Italia per la prima volta nel settembre 2003
Pinterest • Primo piano di un volto distorto in un dipinto, colori violenti che creano occhi e bocca non realistici •
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Se oltre al corpo siamo anche qualcos'altro, quel qualcosa non viene però nutrito bene, non viene annaffiato. Mentre i nostri sensi sono continuamente rimpinzati di tutto quel che possono desiderare – suoni, odori, cose da vedere -, l'anima, se esiste, fa la fame, è assetata.
Eppure – ognuno di noi lo sa per averlo provato – ci sono momenti, una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo, in cui sentiamo l'eco di qualcosa che ci è familiare, ma che non ricordiamo. Sentiamo il bisbigliare di una voce a cui vorremmo prestare ascolto, ma dalla quale siamo presto distratti. La verità?
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Logica della sensazione di Gilles Deleuze
L’opera filosofica definitiva sulla pittura di Bacon. Deleuze analizza come l’artista distrugga la narrazione per far emergere la Figura, agendo direttamente sul sistema nervoso. Il concetto di Diagramma espresso da Deleuze spiega perfettamente il caos e l’accidente citati nel brano come strumenti per rompere i cliché figurativi.
Interviste a Francis Bacon di David Sylvester
La fonte diretta della poetica dell’artista. In queste conversazioni, Bacon spiega la sua tecnica del segno involontario e l’ossessione per il ritratto come distorsione della carne. Si lega al testo per la descrizione del processo creativo come una lotta contro l’illustrazione e la ricerca di una verità che risiede nella violenza del colore.
La realtà della pittura di Alberto Burri
Sebbene utilizzi materiali diversi, Burri condivide con Bacon l’idea che la pittura sia una questione di energia e materia che deve imporsi allo sguardo con l’immediatezza di una ferita o di un incidente. Entrambi rifiutano la decorazione a favore di una verità tattile e viscerale.



















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