Pensavo a come le distanze non siano mai davvero chilometriche, ma fatte di strati di pelle e di silenzi accumulati negli angoli delle stanze che abbiamo abitato senza mai guardarci davvero. Ero seduta su una panchina gelata, con l’odore acre di eucalipto che mi pungeva i polmoni, chiedendomi se Ian stesse in quel preciso momento preparando il caffè con quel suo modo metodico o se avesse finalmente deciso di buttare via le mie vecchie scarpe da ginnastica. C’è una strana forma di violenza nel modo in cui continuiamo a esistere nei pensieri degli altri quando noi abbiamo già smesso di esistere per noi stessi. Mi sentivo come un segnale radio debole, una frequenza disturbata che nessuno riusciva più a sintonizzare, eppure il mio corpo pesava, occupava uno spazio fisico, esigeva calore e nutrimento. La fuga non era stata una scelta ponderata, ma una reazione chimica, un’esplosione silenziosa che mi aveva scaraventato dall’altra parte del mondo solo per scoprire che il vuoto è un bagaglio che non si può imbarcare in stiva. Ruby diceva sempre che la realtà è una facciata di cartone e che basta un soffio di vento per rivelare il nulla che ci sta dietro, e ora, tra queste montagne che non mi conoscono, inizio a sospettare che avesse ragione lei, che la nostra identità sia solo un errore di prospettiva e di memoria.
Camminando lungo i sentieri fangosi della Nuova Zelanda, incontravo sguardi che mi scivolavano addosso senza lasciare alcuna traccia, eppure in quell’indifferenza totale trovavo un briciolo di pace. A New York ero diventata solo il riflesso della preoccupazione di Ian, una creatura da proteggere o da riparare, come un elettrodomestico difettoso che continua a fare strani rumori nella notte. Ma chi decide quando siamo sani o quando siamo rotti? Forse la normalità è solo una statistica a cui ci sforziamo di aderire per non spaventare troppo i vicini di casa. Mi chiedevo se esistesse un punto di equilibrio, un momento in cui l’accostamento di due anime non produce solo attrito e scintille, ma una sorta di risonanza armonica. Era un pensiero che mi tormentava mentre guardavo le nuvole correre veloci sopra l’oceano, cercando di capire se fossi io a scappare o se fosse il mondo intero a ritrarsi da me, lasciandomi nuda sulla riva di una vita che non sapevo più come maneggiare. Poi, improvvisamente, ho capito che la nostra umanità non è un possesso stabile, ma qualcosa che si accende e si spegne nel contatto con l’altro, un’energia imprevedibile che non risponde alle leggi della logica o della convenienza sociale.
Ci sono persone che ci fanno sentire più umani e altre che ci fanno sentire meno umani e questo è un fatto al pari della forza di gravità, e ci sarà pure un modo di dimostrarlo, ma quello che conta più delle dimostrazioni è che questo fenomeno esiste davvero: a volte succede che uno sconosciuto arrivi dal nulla e ti guardi e riesca a farti trovare un senso più profondo nella tua esistenza e nel mondo, anche se questo senso è estremamente fragile e compare solo di tanto in tanto, e tende a disperdersi e a dissolversi – ciò che conta è che a volte l’accostamento di due persone funziona, e non so se è un caso o se c’è una logica, quali combinazioni vanno meglio e perché, e come si fa a trovare queste persone e come si fa a tenersele vicine, e non so se è tutto un gran casino oppure no, ma a me sembra tutto un gran casino per cui suppongo che lo sia davvero.
Ian era una di quelle persone che all’inizio mi avevano fatto sentire più umana, o almeno così mi ero convinta, ma col tempo quel senso si era trasformato in una sottile forma di oppressione, come se la sua presenza occupasse tutto l’ossigeno disponibile nella stanza. Non era colpa sua, era colpa della mia incapacità di restare intera senza l’aiuto di qualcuno che mi tenesse i bordi. Ruby, invece, era stata la mia ancora e il mio abisso. Quando se n’è andata, ha portato via con sé gran parte della mia capacità di percepire il mondo come un luogo accogliente. Mi sono ritrovata a vagare tra le persone cercando quel lampo di riconoscimento, quella scintilla che ti fa dire: ecco, ora so chi sono. Ma la verità è che siamo tutti frammenti di un mosaico che è stato calpestato, pezzi che cercano incastri impossibili in un universo che non ha fornito istruzioni per il montaggio. Mi sentivo come un’intrusa nella mia stessa pelle, una passeggera clandestina su una nave che non aveva un porto di destinazione. La solitudine non è la mancanza di persone, ma l’impossibilità di far coincidere la nostra immagine interiore con quella che gli altri vedono riflessa nei loro occhi, un esilio che non conosce confini geografici.
In definitiva, questo viaggio non è altro che un tentativo disperato di smettere di essere un gran casino per diventare, forse, una storia con un inizio e una fine comprensibili. Ma la vita non segue mai la struttura di un romanzo, non concede epifanie definitive che risolvono tutti i dubbi. Restano solo questi incontri fortuiti, questi sguardi che per un attimo squarciano la nebbia e ci restituiscono un barlume di dignità. Dobbiamo imparare ad accettare la fragilità di questi momenti, senza pretendere che durino per sempre. Scomparire non è un atto di sparizione fisica, ma un modo per sottrarsi alla violenza delle definizioni altrui. Cerco ancora quel senso profondo, sapendo che probabilmente è solo un’illusione ottica, una liberazione momentanea dalla prigione della nostra testa. Ma finché avrò la forza di camminare, continuerò a cercare quel riflesso umano nel buio, grata per ogni secondo in cui il mondo smette di sembrare un luogo ostile e diventa, per un istante, la nostra vera casa.
Nessuno scompare davvero
Pubblicato in Italia: Gennaio 2016 - Traduzione: Elena Stancanelli
SchieleArt • •
Questo solenne e intimo saggio narrativo contemporaneo esamina la fiera solitudine interiore di una donna coraggiosa in fuga disperata dal matrimonio oppressivo nel deserto gelido della Nuova Zelanda. Il faticoso cammino dell'anima ferita richiede la soppressione radicale di ogni contratto relazionale. Questa violenta spoliazione ideale consacra l'eterna ricerca dell'identità vera, sconfiggendo l'oppressione per edificare una nuova, sovrana e indomita pace interiore per sconfiggere la tristezza permanente e liberare lo spirito umano sofferente dal terrore permanente della solitudine sterile.
Guerra maschera e orrore umano ⋯
La guerra non è che una maschera, sotto la quale si cela l'orrore più profondo dell'animo umano, un'eco di violenza che continua a risuonare anche nel silenzio più assoluto, trasformando la percezione della realtà in un incubo senza fine. Essa svela la vera essenza di ciò che l'uomo è capace di compiere, sia nel bene che nel male, in un'arena di sofferenza.
Ambrose Bierce Storie di soldati
Scrittore, Narrativa di guerra
Il successo che copre gli errori ⋯
Il successo copre una miriade di errori.
George Bernard Shaw Il dilemma del dottore
Teatro, Commedia, Critica sociale
La memoria come atto di libertà ⋯
Non è la violenza a essere più pericolosa, ma l'indifferenza, la dimenticanza, il silenzio che copre le atrocità. La memoria è un atto di libertà, un modo per ribellarsi contro il vuoto, il nulla, l'assenza di giustizia. Finché ci sarà qualcuno che ricorda, non saremo schiavi di chi vuole cancellare il passato.
Liliana Segre La memoria rende liberi
Senatrice, testimone
La nobiltà del silenzio ⋯
Il gesto del caffè sospeso è un atto sintetico e quasi taciteo nella sua nobiltà che non richiede lunghi discorsi. Se provassimo a tradurlo in inglese tecnico l'anima profonda della solidarietà andrebbe perduta tra concetti astratti di welfare moderno.
Luciano De Crescenzo Socrate e compagnia bella
Saggistica, Sociologia
L'ipocrisia nascosta sotto la superficie ⋯
Inutile camuffare cattiveria e falsità dietro a sprazzi di bontà e vittimismo.
Anche lo sporco sotto il tappeto non si vede, ma c'è.
NMargheNiki Twitter
Aforisma contemporaneo, Psicologia
Esilio: Questo stato spirituale esistenziale definisce l’isolamento morale dell’individuo ferito che si sente estraneo alla propria società moderna pur abitandola fisicamente sconfiggendo la tristezza quotidiana per ritrovare l’amore vero e profondo assoluto.
Identità: Questo concetto filosofico e psicologico rappresenta la percezione intima di sé che l’individuo unico cerca di definire sfuggendo alle oppressive etichette sociali esterne per conquistare una nuova libertà interiore e sovrana duratura e reale.
Oppressione: Questo stato doloroso definisce la sofferenza silenziosa provocata dalle oppressive aspettative degli altri che limitano la libertà interiore dell’individuo sottomesso per imporre una sottomissione sociale permanente sterile ed ingiusta e triste d’intelletto puro.
La vegetariana di Han Kang
Questo celebre saggio narrativo contemporaneo esamina la dolorosa e radicale scelta di una donna coreana che decide di smettere improvvisamente di consumare carne, compiendo un atto silenzioso di rifiuto totale contro le violente e oppressive imposizioni della società patriarcale. L’opera teorica dimostra come il rifiuto estremo del proprio corpo sofferente diventi l’unico cammino disperato per conquistare la sovranità personale e sconfiggere la violenza comune.
L’anno del pensiero magico di Joan Didion
Questo celebre e commovente saggio biografico esamina il dolore devastante e insanabile causato dalla perdita improvvisa del compagno reale di vita, analizzando i labirinti bui del lutto doloroso e della memoria emotiva. L’opera intima dimostra come la mente umana sofferente tenti disperatamente di rifugiarsi in fantasie protettive e magiche per sopravvivere alla dura realtà della morte tragica, cercando faticosamente una nuova e duratura stabilità interiore contro la miseria sterile.
Le otto montagne di Paolo Cognetti
Questo celebre romanzo intimista e poetico descrive l’amicizia profonda e silenziosa tra due uomini cresciuti in una solitaria e gelida valle alpina, scoprendo la maestà sublime della natura selvaggia e le ferite dolorose della solitudine esistenziale. L’opera letteraria illustra chiaramente come la fuga disperata dalla modernità urbana asfittica e il ritorno nostalgico alla terra natia permettano di ritrovare la propria vera e dimenticata dignità contro lo sfruttamento morale.
- Unità 1: La percezione delle distanze emotive come accumulo di silenzi e la persistenza spettrale nei pensieri altrui.
- Unità 2: La fuga geografica in Nuova Zelanda intesa come reazione chimica e la scoperta del vuoto come bagaglio non imbarcabile.
- Unità 3: Il contrasto tra l’indifferenza pacifica dei passanti e la categorizzazione patologizzante subita a New York.
- Unità 4: Teoria della gravità relazionale: l’impatto degli altri sulla percezione della nostra stessa umanità e la casualità degli incastri.
- Unità 5: Analisi clinica delle relazioni passate: il soffocamento protettivo di Ian e la destabilizzazione ontologica dovuta alla perdita di Ruby.
- Unità 6: Epilogo e accettazione del caos: lo scomparire come difesa dalle definizioni esterne e la ricerca del senso nella fragilità del momento.
- L’illusione del viaggio geografico come risoluzione del disagio psicologico interiore.
- La natura intersoggettiva e fluttuante dell’umanità e dell’autoriconoscimento.
- La critica alla normalità sociale, intesa come standardizzazione statistica e violenza definitoria.
- Il paradosso della cura relazionale che si tramuta in gabbia e oppressione claustrofobica.
- Il nichilismo esistenziale moderato dall’epifania transitoria e fragile dell’incontro casuale.
- ‘La fuga non era stata una scelta ponderata, ma una reazione chimica, un’esplosione silenziosa che mi aveva scaraventato dall’altra parte del mondo solo per scoprire che il vuoto è un bagaglio che non si può imbarcare in stiva.’
- ‘Ci sono persone che ci fanno sentire più umani e altre che ci fanno sentire meno umani e questo è un fatto al pari della forza di gravità…’
- ‘La solitudine non è la mancanza di persone, ma l’impossibilità di far coincidere la nostra immagine interiore con quella che gli altri vedono riflessa nei loro occhi…’
Glossario dei termini tecnici:
- Identità (Prospettica): Nel contesto del testo, l’illusione di una coerenza interna e di una continuità temporale dell’io, che si rivela in realtà essere solo un costrutto instabile basato sulla memoria e sulle aspettative altrui.
- Risonanza Armonica (Relazionale): Condizione ideale e transitoria in cui l’accostamento di due individualità non produce conflitto o attrito distruttivo, ma una temporanea sintonizzazione e amplificazione del senso dell’esistenza.
- Oppressione (Protettiva): Dinamica relazionale in cui l’ansia di cura, la tendenza al controllo e la medicalizzazione del disagio da parte del partner sottraggono spazio vitale e autonomia psichica al soggetto, anestetizzandone la sovranità.
- Esilio (Ontologico): Lo stato di alienazione profonda in cui si sperimenta una discrepanza incolmabile tra la propria autopercezione e l’immagine semplificata o distorta che il mondo esterno proietta su di noi, indipendentemente dalla collocazione geografica.
- Liberazione (Sottrattiva): L’atto di sottrarsi alla violenza delle definizioni sociali e dei ruoli precostituiti attraverso la sparizione o il silenzio, intesi come strumenti di tutela della propria frammentarietà esistenziale.



















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