⋯ Daniel Barkley ⋯

Boccadoro dovette tornar ad imparare la vita senza patria e senza tempo del giramondo. Non soggetti ad alcuno, dipendenti solo dalle vicende dell’atmosfera e della stagione, senza una meta dinanzi a sé, senza un tetto sopra di sé, in possesso di nulla, esposti a tutti gli eventi, i vagabondi conducono la loro vita semplice e coraggiosa, misera e forte.
Sono i figli di Adamo, dell’uomo cacciato dal Paradiso, e sono i fratelli degli animali, degl’innocenti. Dalla mano del cielo prendono ora per ora ciò che vien loro dato: sole, pioggia, nebbia, neve, caldo e freddo, benessere e indigenza; per loro non esiste il tempo, la storia, non esiste una mira, e neppur quell’idolo dello sviluppo e del progresso, nel quale credono così disperatamente quelli che hanno una casa.
Un vagabondo può essere delicato o rozzo, ingegnoso o melenso, coraggioso o pauroso, ma nel cuore è sempre un fanciullo, vive sempre come al primo giorno, avanti l’inizio di ogni storia universale, e la sua vita sarà sempre guidata da pochi, semplici istinti e bisogni.
Può essere intelligente o sciocco; avere coscienza profonda della fragilità e caducità d’ogni vita, della povertà e ansietà con cui ogni essere porta il suo tantino di sangue caldo attraverso il ghiaccio degli spazi, o solo seguire puerilmente e avidamente i comandi del suo povero stomaco… sempre egli è il contrapposto e il nemico del possidente e del sedentario, che lo odia, lo disprezza e lo teme, perché non vuole che gli si rammenti tutto questo: la fugacità d’ogni esistenza, il continuo avvizzire d’ogni vita, la morte gelida e inesorabile, che riempie intorno a noi l’universo.

Crediti
 • Hermann Hesse •
 • Narciso e Boccadoro •
 • Pinterest • Daniel Barkley  •  •

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