All’inizio, aveva sentito un odore buono in quella stanza, ma non aveva capito da dove venisse. Né gli importava: lo sentiva e gli piaceva, e poteva bastare. Poi lo scoprì: erano i libri. Sui vari ripiani erano ordinati per edizioni e collane, o anche per ordine di grandezza: erano disposti in fila doppia, con quelli più alti dietro, in modo che si riuscisse a vederli.
Non lo dava a intendere, ma era contento di stare da quella parte della scrivania perché poteva continuare a guardare la composizione di libri di colori vari, e poteva leggere i titoli, facendo finta di ripassare a memoria il capitolo di storia. Quando poi Francesca andava di là, chiamata a gran voce dalla madre, o ancora meglio, quando andava al telefono e allora passavano decine e decine di minuti, si alzava e si avvicinava alla libreria, riguardava i titoli uno per uno, abbassava i libri che stavano davanti per sfilare qualcuno di quelli dietro, li prendeva, li toccava, li sfogliava, leggeva qualche riga, e poi guardava il frontespizio perché in molti di quei libri c’era scritta la data di acquisto con la firma di Francesca, e si meravigliava che molte date erano pure abbastanza vecchie, quando Francesca era soltanto una bambina, eppure leggeva e leggeva – e proprio i suoi libri erano più volte sottolineati, e a sfogliarli giorno dopo giorno capì che c’era una fitta gerarchia di sottolineature, complicata e rigorosa: alla fine, aveva capito che si cominciava dalla più bassa della scala, la meno importante, che coincideva forse con una voglia appena accennata di salvare una frase o un intero periodo dall’anonimato, ma di salvarlo poco – un segno ondulato sul lato del periodo; se bisognava salire di grado, allora la linea diventava dritta, non più ondulata; per frasi ancora più importanti, le linee diventavano due, e poi tre. A quel punto si passava alla sottolineatura vera e propria con la matita passata alla base di ogni frase che doveva diventare da quel momento in poi indimenticabile. Il limite tra le tre linee di lato e la sottolineatura vera e propria doveva essere molto labile, e delicato. E non era finita. Perché se la frase era particolarmente interessante, allora lì dove c’era la sottolineatura vera e propria si aggiungeva la linea dritta di lato, e se bisognava farlo, la seconda linea e poi la terza. Inoltre, le pagine erano sporcate ogni tanto da punti esclamativi e interrogativi, e a volte c’era un giudizio frettoloso scritto sopra o sotto la pagina, anche soltanto esclamazioni come «sì!», «non è vero!», «bellissimo!». Erano libri affascinanti, perché gonfiati dai tratti di matita e dall’uso; li avvicinava al naso, li annusava, sfilava la sovraccoperta, leggeva i risvolti, palpava la carta, paragonava i caratteri tipografici delle varie edizioni.
L'altro come dimora del sé ⋯
E dunque lui era la mia casa, il mio ritorno a casa? Tu sei il mio ritorno a casa. Quando sono con te e insieme stiamo bene, ecco, non voglio altro. Grazie a te mi piace ciò che sono, ciò che divento quando sei con me, Oliver. Se esiste una verità al mondo, è quando sono con te che la scopro, e se un giorno troverò il coraggio di rivelarti la mia, ricordami di accendere una candela su ogni altare di Roma in segno di ringraziamento.
André Aciman Chiamami col tuo nome
Narrativa contemporanea, Romanzo di formazione, Letteratura lgbt
Il fascino di ciò che non ha uno scopo ⋯
«Mia moglie suonerà il piano», disse Augusto scacciando i ricordi e i rimpianti.
«Il piano! E a che serve?» , chiese Liduvina.
«A che serve? Ma è proprio qui che sta il suo fascino: che non serve a un maledettissimo niente! Non voglio avere accanto una persona che mi serve…!»
Miguel de Unamuno Nebbia
Letteratura spagnola, Romanzo filosofico, Generazione del '98
L'amore è il nutrimento della nostra esistenza ⋯
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
Paulo Coelho Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto
Letteratura brasiliana, Romanzo, Romanzo
Il riconoscimento dell'altro in sé ⋯
La magnanimità, la clementia, il perdono, il ripagare il male con il bene ci strappano una lode e un'ammirazione così smisurate perché chi agisce in tal modo riconosce la sua stessa essenza anche in chi non ha riconosciuto in lui la propria, e nel contempo allontana costui dal suo errore riconducendolo sulla via che è insieme la più tranquilla e l'unica sicura: questi infatti è costretto a dire a se stesso: “L'essere che ho ferito ero io stesso, poiché tratta me come se stesso.
Arthur Schopenhauer Scritti postumi
Idealismo tedesco, Filosofia morale, Saggistica
Andare oltre sé stessi per trovare un senso ⋯
La logoterapia si concentra sulla ricerca dell'autotrascendenza, ovvero la capacità di andare oltre sé stessi e di connettersi con qualcosa di più grande. Questa connessione può essere trovata attraverso l'amore, la spiritualità, l'impegno per il bene comune e la scoperta del proprio scopo nella vita. La logoterapia ritiene che l'autotrascendenza ci dia un senso di significato e di connessione con gli altri e con il mondo intorno a noi, aiutandoci ad affrontare le sfide della vita con maggiore serenità e forza interiore. La logoterapia può essere utile per coloro che cercano di trovare un senso nella vita e di superare periodi di crisi e difficoltà.
Viktor Frankl Uno psicologo nei lager
Psicologia esistenziale, Logoterapia, Saggistica
La storia infinita di Michael Ende
Questo romanzo celebra il potere immersivo della lettura. Il protagonista, Bastiano, non si limita a leggere un libro, ma viene letteralmente risucchiato al suo interno, diventando parte della storia che sta leggendo. L’esperienza del ragazzo nel testo, che tocca, annusa e decifra i libri di Francesca, è una forma diversa ma altrettanto profonda di immersione. Non entra nella storia del libro, ma in quella della lettrice, scoprendo un mondo segreto attraverso le sue tracce.
Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino
Quest’opera è una complessa riflessione sull’atto della lettura e sul rapporto tra lettore, testo e autore. Il protagonista sei tu, il Lettore, costantemente interrotto nella lettura di dieci romanzi diversi. Il libro esplora il desiderio di continuare una storia e il piacere fisico del leggere. L’analisi quasi feticistica che il ragazzo fa dei libri di Francesca – la carta, i caratteri, le copertine – rispecchia l’attenzione di Calvino per la materialità dell’esperienza di lettura.
Il nome della rosa di Umberto Eco
Sebbene sia un thriller storico, il vero cuore del romanzo è l’amore per i libri e la conoscenza, incarnato dalla labirintica biblioteca dell’abbazia. Per i monaci, i libri non sono solo contenitori di testo, ma oggetti preziosi, potenti e persino pericolosi, da custodire e decifrare. La venerazione e la curiosità con cui il ragazzo si avvicina alla libreria di Francesca, come se stesse svelando un mistero, riecheggiano l’atteggiamento di Guglielmo da Baskerville verso i segreti della biblioteca.



















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