Egon Schiele ⋯ Wally in roter bluse

La grande arte non è nella mancanza, la grande arte fa il vuoto. Non nasce dal Nulla, ma, al contrario, da una potenza inaudita di vita che spezza tutte le catene dell’evoluzione e della storia, dell’essere e della presenza. Nel mondo troppo pieno di discorsi e di immagini, la grande arte dischiude un non-luogo: il luogo vuoto del nostro godimento. Non del nostro godimento vuoto, ma il cui vuoto si offre a quelli che sapranno goderne. Il godimento è sempre «immondo», ciò che il mondo impedisce d’essere: eccede l’io, il corpo proprio, la storia, persino la realtà. Il grande artista esercita una potenza di effrazione della realtà. Ma l’arte, si dice, ha funzione sociale e agli artisti si chiede di ricoprire il vuoto col Bello, di fare della cosmetica, si chiede loro di salvare il Cosmo, questo cofano che preserva il vuoto. E il commento, la critica, il giornalismo, gli artisti la cui opera si iscrive nella storia dell’arte, tutti collaborano alla sublimazione civilizzatrice. All’opposto, nel grande artista c’è invece un lato barbaro e furioso che ci riconduce al punto zero della creazione. Fare arte è allora un paradosso. Bisogna, in qualche modo, oltrepassare la bellezza. Non fermarsi al suo velo protettore. Vi sono dunque due forme d’arte, l’una appartiene alla sublimazione culturale e sociale, l’altra spezza il quadro delle rappresentazioni per metterci violentemente in contatto con il vuoto. Televisione, cinema, mass-media, cellulari, musiche invadenti, informazioni incalzanti, ricoprono il mondo con una vasta rete affascinante: siamo penetrati da flussi incalzanti di voci e di sguardi che alimentano un’immensa macchina predisposta a far godere occhi e orecchi, a saturare ed ostruire i nostri organi, avidi d’essere riempiti dal grande Altro della mondializzazione dei mass-media. Falso godimento che consiste in una lunga e fastidiosa masturbazione dei nostri organi («se il terzo occhio non si drizza abbastanza – lo si masturba un pochino con la messa in scena» Lacan). A quelli che non sanno godere, la società dello spettacolo propone ogni eccitazione erotica compensatoria. La grande arte, invece, che osa confrontarsi alle potenze della sottrazione, della decomposizione, della distruzione, è perciò anche atto sovversivo sul piano individuale, sociale e politico. Non perché detta messaggi politici, ma perché esige, imperativamente, la capacità di attraversare le identificazioni e di rinunciare ai piccoli godimenti alienati alla volontà dell’Altro su cui riposa ogni sistema della rappresentazione, per divenire capaci di abitare le condizioni del proprio godimento.

Crediti
 • Camille Dumoulié •
 • Carmelo Bene e lo splendore del vuoto •
 • SchieleArt •  Wally in roter bluse •  •

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