L’età dell’oro e la mssa a sistema della conoscenza mondiale
L’apice della Biblioteca di Alessandria, tra il III e il II secolo a.C., fu il risultato di una politica di acquisizione dei libri tanto aggressiva quanto illuminata. I Tolomei non si limitarono a finanziare la costruzione di un edificio magnifico, ma idearono un sistema che rendesse Alessandria un magnete inarrestabile per il sapere di tutto il mondo. Le stime, sebbene variano notevolmente, indicano che la collezione poteva contare tra i 400.000 e i 700.000 rotoli di papiro, cifre che la rendevano la più grande raccolta di scritti mai vista fino a quel momento. Questo primato era il frutto di una strategia meticolosa e, a volte, spietata.
Il metodo più celebre per l’acquisizione era il decreto dei libri delle navi. Il grammatico Galeno, secoli dopo, ne descrisse il funzionamento: ogni nave che attraccava nel porto di Alessandria con un rotolo di papiro a bordo era obbligata a consegnarlo alle autorità. Il testo veniva immediatamente portato alla Biblioteca per essere copiato da un esercito di scribi specializzati. L’originale, noto come “libro di bordo” o “libro della nave”, veniva trattenuto dalla Biblioteca, mentre una copia accurata veniva riconsegnata al proprietario. Questo sistema non solo garantiva un flusso continuo di opere, ma ne assicurava anche l’autenticità e la qualità, distinguendo l’originale dalla copia, una pratica fondamentale per la filologia che si stava sviluppando proprio in quel contesto.
La ricchezza della collezione non risiedeva solo nella quantità, ma anche nella sua straordinaria eterogeneità culturale. La Biblioteca non era un’istituzione esclusivamente ellenocentrica. Al contrario, gli studiosi di Alessandria cercarono attivamente di acquisire testi da ogni civiltà conosciuta. Non si limitarono a trascrivere i capolavori della letteratura greca, come le tragedie di Sofocle e le filosofie di Platone e Aristotele, ma si dedicarono con altrettanto impegno alla traduzione e allo studio di opere di altre culture. Si cercarono manoscritti egiziani, persiani, indiani e, come riporta la Lettera di Aristea, si commissionò la traduzione in greco del Pentateuco ebraico, un’impresa che portò alla creazione della Septuaginta. Questa inclusività intellettuale trasformò la Biblioteca in un vero e proprio archivio universale del sapere umano, dove diverse tradizioni culturali e scientifiche potevano dialogare e fecondarsi a vicenda.
L’ambiente intellettuale del Mouseion, con la sua inesauribile riserva di testi, permise la fioritura di menti geniali che rivoluzionarono il sapere dell’epoca. Il geografo e astronomo Eratostene di Cirene, terzo direttore della Biblioteca, utilizzò le sue immense risorse testuali per compiere il celebre calcolo della circonferenza terrestre, servendosi delle osservazioni sui solstizi a Siene e Alessandria. Le sue misurazioni, incredibilmente accurate per l’epoca, sono la prova tangibile di un metodo scientifico che combinava l’osservazione empirica con l’analisi matematica, resa possibile dall’accesso a una vasta rete di informazioni. Allo stesso modo, il matematico Euclide, che visse e insegnò ad Alessandria sotto i primi Tolomei, compilò i suoi Elementi, un trattato che sistematizzava la geometria euclidea, attingendo a decenni di studi e scoperte precedentemente dispersi.
La Biblioteca non era, quindi, solo un’istituzione passiva di conservazione. Era un organismo dinamico, una fucina di nuove idee dove il passato veniva studiato per costruire il futuro. La sua grandezza risiedeva nella sua capacità di attrarre, catalogare e sintetizzare il sapere di un mondo in continua espansione, offrendo un modello di ricerca e collaborazione che avrebbe influenzato la cultura occidentale per millenni a venire.
– Galeno, Commentari al I Libro del Regime delle Malattie Acute di Ippocrate
– Suda, Lessico
– Plinio il Vecchio, Naturalis Historia
– Canfora, Luciano. La vera storia della biblioteca di Alessandria. Bari: Laterza, 1986.
– Casson, Lionel. Libraries in the Ancient World. Yale University Press, 2001.
La storia della Biblioteca di Alessandria è un'affascinante parabola di ascesa e declino. Fondata dai Tolomei come faro di sapere, prosperò grazie a politiche aggressive di acquisizione. Il suo declino, lento e multifattoriale, non fu dovuto a un singolo evento, ma a fattori politici e religiosi. La sua eredità, però, non è scomparsa, ma si è dispersa, influenzando il mondo medievale e i futuri rinascimenti del sapere.
La biblioteca di Alessandria: analisi cronologica e storiografica della conoscenza perduta
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