La guerra è una soluzione raccapricciante

Quella che oggi si consuma sotto gli occhi di tutti, è un’aggressione brutale che domani verrà cantata da scrittori e registi di tutto il mondo. In ogni suo sviluppo infatti e in ogni affermazione dei suoi leader è nascosta una diversa idea di mondo, un disegno politico opposto, un’astuzia diplomatica, un intreccio di politica nazionale ed estera, disseminato di affermazioni ambigue e di comportamenti sibillini. L’evento è senza dubbio epico: un numero esiguo di soldati che resiste al numero soverchiante di un esercito tra i più temuti al mondo. Donne e anziani che danno una mano ai combattenti, preparando armi e viveri. Una esaltazione di virtù pratiche e solidali su cui si misura la capacità di ogni singolo contendente di essere utile non solo a sé stesso ma alla causa della propria patria. A Mariupol, città martire di questa guerra, completamente rasa al suolo, i pochi sopravvissuti si rifugiano in un ‘acciaieria misteriosa, la cui mappa viene sbandierata dalle nostre televisioni, confondendola con quella di un gioco di società. Ci sarebbe da ridere se le lacrime non fossero invece più adeguate. Tra qualche anno, storici e scrittori trarranno le conclusioni di questa immane tragedia, accerteranno le responsabilità, sottolineeranno le astuzie vincenti e gli errori marchiani dell’uno e dell’altro. Il sottofondo di illazioni polemiche esplicite, o solo alluse, bisognerà tirarlo fuori da quei resoconti e da quelle immagini, ora è ancora troppo presto per distinguere e comprendere le sottigliezze delle intenzioni di tutti. Per questo i talk show nostrani ripetono pedissequamente le loro stanche litanie. Meglio sarebbe un semplice resoconto fatto di immagini, e basta. Quello che però è sicuro (a mio avviso) è che non si può dire che quella del popolo ucraino non sia “Resistenza”. E anche delle più eroiche (a volte spietata, come la guerra, purtroppo, esige) La Resistenza di gente combattente che cerca di respingere il nemico, di una popolazione aggredita che cerca di trovare qualche dignitosa via di scampo dall’ invasione di gente sorella: ex alleati ed ex amici che parlano la tua stessa lingua ma che vogliono eliminarti con missili e carri armati. Gente combattente, in cui il nemico politico si confonde con il fratello che parla la tua stessa lingua proprio come è successo, in parte, nella Resistenza italiana. Personalmente ho sempre considerato più nobile il termine resistenza rispetto a quello di resilienza che non so perché, mi dà sempre l’idea di qualcosa di sottomesso e di remissivo. Pertanto trovo che il 25 aprile sia impossibile cantare Bella ciao non associandola per un attimo agli ucraini e che le dichiarazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani siano state inopportune, poco avvedute e soprattutto sbagliate. E sono certo che non rispecchierebbero il pensiero di molti partigiani (come ad esempio quello de miei zii, partigiani entrambi e internati in un campo di concentramento tedesco, che avrebbero ammirato, ne sono sicuro, la tenacia di questo popolo).
Tutto questo non toglie nulla all’orrore, né diminuisce la pietà per i più giovani soldati russi che hanno perso la vita in questa sciagura. È per questo motivo che la guerra è una soluzione raccapricciante. Ma siamo ancora lontani dal comprenderlo. Per farlo dovremmo rimettere in discussione troppe cose. Negli anni ’60 e ’70 in molti provarono a farlo ma…

Crediti
 Mark Twain
 SchieleArt •   • 




Quotes per Mark Twain

Tutto ciò che serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in sé stessi.

Il coraggio è resistenza alla paura, controllo della paura…Non assenza di paura!

Promettere di non fare una cosa è il modo più sicuro perché a uno venga una voglia matta di farla.

Fate in modo che i fulmini portino i vostri messaggi.

Non dovremmo mai agire male quando siamo osservati.