Se l’autonomia come prospettiva rivoluzionaria è scomparsa, è perché la rivoluzione non può più avere altro contenuto se non la comunicazione della società, ovvero, per il proletariato, la propria abolizione. Con un tale contenuto, diventa inadeguato parlare di autonomia, ed è poco probabile che un tale programma passi per ciò che si intende abitualmente con organizzazione autonoma. È oggi, all’interno dell’auto-organizzazione e dell’autonomia, contro di esse, che si produce la dinamica di questo ciclo di lotta, come uno scarto all’interno della lotta di classe in generale e dell’auto-organizzazione in particolare, ovvero come uno scarto all’interno dell’azione in quanto in classe. L’attività di classe del proletariato è oggi sempre più internamente lacerata: scomparsa ogni liberazione e affermazione, non c’è azione di classe che rimanga tale e che non abbia il capitale come unico orizzonte; simultaneamente, nell’azione contro il capitale, è la propria esistenza come classe, che la classe si trova di fronte e che essa deve trattare come qualcosa da sopprimere. Tutte le lotte sono destinate a vivere questo scarto, questa lacerazione interna.
Dall'autorganizzazione alla comunizzazione
Revue Internationale Pour la Communisation
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Questo saggio teorico collettivo analizza criticamente l'evoluzione storica del movimento operaio organizzato, descrivendo il declino inarrestabile dell'autonomia operaia tradizionale e proponendo con fermezza la prospettiva della comunizzazione immediata. L'opera evidenzia le profonde contraddizioni strutturali della lotta proletaria contemporanea, in cui la classe lavoratrice deve combattere contro la sua stessa identità economica per giungere a una totale autoabolizione sociale. Questo processo distrugge ogni illusione di riforma pacifica o di conquista graduale dello stato, portando alla rottura definitiva con il capitalismo globale oppressivo odierno.
La tolleranza strategica del partito ⋯
[…] il PCI all'epoca, se non proprio favorì, quantomeno tollerò e coprì la soppressione di esponenti di categorie (borghesi, sacerdoti, possidenti) che in un'ottica di breve-medio periodo potessero costituire un impedimento materiale e culturale-ideologico all'espansione comunista […](Dal saggio storico: Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca
Autori Vari di Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky
Storia contemporanea, Saggistica storica, Politica
La rivoluzione contro la classe ⋯
Il movimento di azione diretta annuncia il contenuto autentico della rivoluzione comunista quando spinge il proletariato a rimettere in causa, contro il capitale, la propria stessa esistenza in quanto classe. Questo processo rompe i vicoli ciechi del semplice riformismo, trasformando l'esclusione reciproca costitutiva delle lotte in una dinamica reale capace di produrre rapporti sociali interamente differenti.
Autori Vari Dall'autorganizzazione alla comunizzazione
Antologie di teoria critica radicale, Saggistica sulla sinistra comunista internazionale
Il concetto di internazionalismo proletario ⋯
Il cosmopolitismo, di derivazione illuministica, viene riferito a un ideale di superamento delle nazionalità indipendentemente dalla valutazione delle condizioni politiche, economiche e storiche che possono determinarlo, mentre l'internazionalismo proletario meglio si adegua agli obiettivi storici generali della classe operaia e, in ultima istanza, al superamento dei confini dovuto all'estinzione dello Stato.
Autori Vari Dizionario enciclopedico marxista
Enciclopedia, Teoria politica
La ribellione delle forze produttive ⋯
La società borghese moderna... rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate. Sono decenni ormai che la storia dell'industria e del commercio è soltanto storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti moderni della produzione, cioè contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della borghesia e del suo dominio.
Autori Vari Karl Marx, Friedrich Engels
Marxismo, Filosofia politica, Manifesto
L'unione contro il potere della sorveglianza ⋯
La resistenza collettiva è essenziale per affrontare il crescente potere della sorveglianza.
Autori vari Resistenza Collettiva
Saggistica politica, Attivismo, Sociologia
Autolimitazione: Condizione critica e contraddittoria dell’azione operaia che riconosce l’inadeguatezza intrinseca delle proprie vecchie strutture organizzative di fronte alla necessità storica del superamento strutturale totale del capitalismo globale contemporaneo insostenibile.
Comunizzazione: Processo rivoluzionario radicale e immediato che rifiuta qualsiasi transizione politica e distrugge il capitale economico, instaurando comunitarie relazioni sociali umane libere, prive di valore mercantile oppressivo strutturato.
Scarto: Frattura e lacerazione profonda interna alla lotta proletaria che costringe i lavoratori a rifiutare la propria identità, ostacolando l’azione autonoma consolidata nell’attuale sistema sociale capitalista oppressivo odierno.
La società dello spettacolo di Guy Debord
Il celebre saggio politico analizza in modo estremamente radicale la società contemporanea e le dinamiche dell’alienazione moderna dominata dalle immagini ingannevoli e dalle merci. L’autore esplora il concetto di spettacolo inteso come un rapporto sociale mediato dalle rappresentazioni esterne, offrendo una critica spietata del tardo capitalismo che riduce inevitabilmente la vita attiva degli individui a pura e passiva contemplazione consumistica, impedendo inesorabilmente qualsiasi reale emancipazione collettiva autonoma dello spirito umano.
Impero di Antonio Negri
La celebre opera teorica propone un’analisi innovativa e originale della globalizzazione capitalista, descrivendo l’emergere di un nuovo potere sovrano globale decentralizzato e privo di confini territoriali fissi. Attraverso una densa riflessione filosofica contemporanea, viene esaminata la transizione dallo Stato nazione a una rete mondiale di controllo biologico, politico ed economico diffuso, dove la moltitudine dei lavoratori rappresenta la sola forza creativa autonoma capace di contestare duramente l’ordine costituito.
Eclisse e superamento dello stato sociale di Gilles Dauvé
Il denso saggio politico indaga criticamente le trasformazioni profonde dello stato sociale all’interno del sistema economico moderno, evidenziando il declino irreversibile delle storiche garanzie operaie e delle forme tradizionali di contrattazione collettiva. L’autore discute approfonditamente le prospettive di superamento definitivo del capitalismo attraverso l’autorganizzazione dei lavoratori, analizzando le contraddizioni intrinseche che limitano l’azione riformista ed evidenziando la necessità storica di un’alternativa radicale fondata sulla comunizzazione delle risorse sociali.
Premesse: 1. La liberazione e l’affermazione programmatica del proletariato all’interno della società capitalistica sono storicamente scomparse. 2. Qualsiasi azione di classe che rimanga tale, senza eccedere i propri confini, assume il capitale come unico e inevitabile orizzonte di riproduzione.
Argomentazioni di supporto: Il testo si sviluppa attraverso una rigorosa dialettica della negazione (tipica della corrente della *comunizzazione*). L’autore argomenta che l’attività del proletariato è oggi segnata da una lacerazione strutturale interna: da un lato l’agire in quanto classe la vincola al capitale, dall’altro l’azione autenticamente contro il capitale costringe la classe a scontrarsi con la propria stessa esistenza oggettiva. Viene teorizzato il concetto di “scarto” (écart) all’interno della lotta di classe, ovvero una fessura immanente in cui l’auto-organizzazione operaia scopre la necessità di sopprimere se stessa piuttosto che autogestire lo sfruttamento.
Conclusioni: Il concetto tradizionale di “organizzazione autonoma” e il “programma” operaista classico sono dichiarati obsoleti e inadeguati. Tutte le lotte contemporanee sono strutturalmente destinate a vivere questa lacerazione interna, dove il superamento del modo di produzione capitalistico coincide immediatamente con l’autodistruzione del proletariato come categoria economica.
Il flusso esordisce liquidando la nozione cardine del Novecento operaio: l’autonomia. La transizione dal primo al secondo enunciato sposta il focus dall’astrattezza del “programma” alla materialità del “ciclo di lotta” presente.
La transizione centrale introduce il concetto cardine di *scarto* (écart): il flusso argomentativo si addentra nella descrizione di una scissione atomica interna alla classe. Non vi è un’evoluzione lineare o progressiva, ma una tensione simultanea e contraddittoria (“simultaneamente, nell’azione contro il capitale…”).
Il ritmo logico si stringe in una spirale claustrofobica in cui l’unica via d’uscita è l’autosoppressione. Il testo si chiude con una transizione perentoria ed escatologica, che assegna a “tutte le lotte” venture il destino di abitare questa medesima e tragica lacerazione interna.
- Il tramonto dell’autonomia e il nuovo contenuto rivoluzionario (Segmento 1): L’obsolescenza del programma autonomo classico e la ridefinizione della rivoluzione come abolizione del proletariato e comunicazione della società.
- La dialettica dello scarto nelle lotte attuali (Segmento 2): L’insorgere di una dinamica interna e avversa all’auto-organizzazione, definita come uno scarto immanente all’azione del proletariato in quanto classe.
- La lacerazione interna dell’attività di classe (Segmento 3): La descrizione della duplice polarità proletaria: l’essere confinati nell’orizzonte del capitale e la necessità simmetrica di trattare la propria esistenza come un ostacolo da sopprimere.
- Il destino delle lotte contemporanee (Segmento 4): La generalizzazione conclusiva che elegge lo scarto e la lacerazione a vettori universali e ineludibili di ogni conflitto sociale presente e futuro.
Il significato profondo del concetto di «scarto» (écart) indica che non esiste un soggetto rivoluzionario già pronto che aspetta di insorgere. Il proletariato è il problema, non la soluzione. La metafora implicita è quella di un’infezione autoimmune: l’azione contro il capitale deve aggredire le cellule stesse che compongono la classe operante (il lavoro salariato, la merce, l’identità operaia).
La «comunicazione della società» non allude a una trasparenza mediatica o linguistica, ma simboleggia, in senso marxiano profondo, una società finalmente liberata dalla mediazione del valore, del denaro e delle classi, dove le relazioni umane sono dirette e repentine. L’implicazione più radicale è che la rivoluzione non è più un evento politico (la presa del potere), ma un processo di immediata *comunizzazione*, il cui primo atto è l’annichilimento della base materiale del proletariato stesso.
La terminologia classica della lotta di classe viene sottoposta a una torsione concettuale violentissima. I concetti feticcio della sinistra radicale (“autonomia”, “auto-organizzazione”, “programma”) vengono connotati negativamente o dichiarati storicamente esauriti. Al loro posto subentra un lessico della frattura ontologica: “scarto”, “lacerata”, “sopprimere”, “abolizione”.
Il sintagma “azione in quanto in classe” (o agire in quanto classe) connota la natura prigioniera del proletariato: un’azione che riproduce la separazione e il rapporto capitalistico anziché distruggerlo. La parola “capitale” non è descritta come un nemico esterno, ma come un “orizzonte” immanente e intrascendibile finché sussiste l’identità operaia. La parola “programma” evoca, in senso dispregiativo, l’epoca del *programmatismo*, ossia quel ciclo storico in cui la rivoluzione era pensata come l’affermazione del lavoro e del potere operaio.
- Il Fallimento del Programmatismo e dell’Autonomia: La critica dell’illusione secondo cui l’auto-organizzazione operaia possa essere un vettore di emancipazione, rivelandosi invece una gabbia interna alla riproduzione del capitale.
- La Comunizzazione come Autodistruzione di Classe: Il postulato secondo cui la rivoluzione attuale non può che coincidere con l’abolizione del proletariato da parte di se stesso, ponendo fine alla propria identità economica.
- La Teoria dello Scarto (Écart): L’individuazione di una contraddizione interna e lacerante alla prassi proletaria, sospesa tra la difesa dei propri interessi immediati e la distruzione del rapporto salariale.
- Il Capitale come Orizzonte Totalizzante: La constatazione che, nell’epoca attuale, non esiste alcuno spazio esterno o identità operaia positiva che non sia interamente sussunta e definita dalle dinamiche del capitale.
Viene dato per scontato che l’abolizione del proletariato conduca organicamente a un esito positivo definito come “comunicazione della società”, omettendo di spiegare per quale via pratica la distruzione dei legami di classe e delle istituzioni autonome non debba sfociare, invece, nel caos atomizzato, nella barbarie sociale, nella sottomissione totale a regimi tecnocratici o nell’estinzione violenta della popolazione eccedentaria non più utile al mercato.
Inoltre, si assume dogmaticamente che la fine dell’affermatività operaia neghi qualsiasi valore strategico all’organizzazione di base e alla solidarietà di classe (bollate come “paraventi” riproduttivi), svalutando l’esperienza storica per cui solo la presenza di strutture collettive forti, autonome e coordinate consente alle classi subalterne di difendere le proprie condizioni di vita materiali, la sopravvivenza immediata e i diritti civili contro la violenza del capitale.
Tuttavia, sotto il profilo del rigore empirico e della logica formale, il saggio soffre di una severa *fallacia di paralogismo performativo* e di una radicale *mancanza di falsificabilità*. L’autore teorizza un’azione rivoluzionaria che deve prodursi “contro l’auto-organizzazione” e che ha come contenuto la propria abolizione: si tratta di un’aporia logica che rasenta l’impotenza pratica. Come può un soggetto agire collettivamente se l’atto stesso di organizzarsi riproduce il nemico?
Il testo incappa nella fallacia del *falso dilemma* (o aut-aut), riducendo la realtà storica a due sole opzioni: o l’affermazione del proletariato entro il capitale (il riformismo inutile) o l’abolizione cataclismica immediata della classe (la comunizzazione). Viene cancellata l’intera gamma delle transizioni storiche concrete e dei rapporti di forza reali. Infine, la teoria dello *scarto* viene postulata in modo dogmatico come un destino universale («tutte le lotte sono destinate…»), senza fornire alcuna prova storiografica, dato statistico o analisi di conflitti specifici che confermino empiricamente questa lacerazione psichica e strutturale dei lavoratori in sciopero.
Filosoficamente, il testo rappresenta un’estremizzazione della dialettica negativa della scuola marxista-hegeliana e della critica del valore (Wertkritica), debitrice della lettura ultraradicale dei *Grundrisse* di Marx. Dialoga implicitamente e polemicamente con l’Operaismo italiano (Negri, Tronti) e con il Consiliarismo classico (Pannekoek), accusati di aver feticizzato la figura dell’operaio massa e del lavoro come valori positivi da liberare.
Il background culturale è segnato dalla ristrutturazione industriale globale degli anni ’80 e ’90 (la fine del fordismo, la precarizzazione, la delocalizzazione), che ha materialmente distrutto le vecchie comunità operaie e le grandi centrali d’identità salariale. In questo scenario di frammentazione, la teoria della comunizzazione tenta di concettualizzare la perdita di potere contrattuale del proletariato non come una sconfitta temporanea, ma come la condizione strutturale che rende la futura rivoluzione un atto necessariamente distruttivo non solo dello Stato, ma dell’identità di classe stessa.
1. «la rivoluzione non può più avere altro contenuto se non la comunicazione della società, ovvero, per il proletariato, la propria abolizione».
2. «È oggi, all’interno dell’auto-organizzazione e dell’autonomia, contro di esse, che si produce la dinamica di questo ciclo di lotta, come uno scarto all’interno della lotta di classe».
3. «scomparsa ogni liberazione e affermazione, non c’è azione di classe che rimanga tale e che non abbia il capitale come unico orizzonte».
4. «nell’azione contro il capitale, è la propria esistenza come classe, che la classe si trova di fronte e che essa deve trattare come qualcosa da sopprimere».
Glossario tecnico:
- Abolizione del proletariato (Comunizzazione): Processo storico e rivoluzionario che rifiuta l’ascesa al potere della classe operaia e postula, invece, l’immediata distruzione delle categorie economiche del lavoro salariato, del valore e delle classi sociali.
- Scarto (Écart): Concetto chiave della teoria della comunizzazione; definisce la fessura interna alla lotta di classe in cui il proletariato sperimenta la contraddizione insormontabile tra la sua difesa in quanto forza-lavoro interna al capitale e la necessità di distruggere se stesso come classe per liberarsi.
- Agire in quanto classe: Prassi conflittuale limitata dall’orizzonte categoriale capitalistico; un’azione che, pur opponendosi ai padroni, riproduce i presupposti strutturali del rapporto salariale e dell’auto-organizzazione dello sfruttamento.
- Programmatismo operaio: Ciclo storico della lotta di classe (dalla Prima Internazionale fino agli anni ’70 del Novecento) caratterizzato dall’idea che la rivoluzione consistesse nell’affermazione positiva del lavoro, nell’autogestione e nella conquista egemonica della società da parte del proletariato organizzato.
- Comunicazione della società: L’esito utopico e materiale del superamento del capitalismo; una configurazione sociale in cui le relazioni umane e la riproduzione della vita avvengono in modo immediato, non più mediate dal feticismo della merce, dal denaro o dalle griglie divisorie del sistema di classe.

























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