Il mio cammino tra i fogli stampati è iniziato fuori dai percorsi soliti. La città di La Plata aveva strade larghe e un clima che pesava sulle spalle. Non cercavo la voce dei classici tra i banchi di scuola. La mia mente era rivolta ai suoni che uscivano dalle casse acustiche. Il rock era la sola lingua che parlasse davvero alla mia pelle. Passavo le ore a lire i testi delle canzoni, cercando di capire il senso di quel rumore che scuoteva i pomeriggi tutti uguali. Per me la cultura non era una scalata verso un traguardo di carta, ma un modo di stare nel mondo senza chiudere gli occhi davanti al buio. I film di paura e le riviste di musica erano i miei veri maestri. In quegli anni la realtà argentina appariva grigia e carica di sospetto. La letteratura era una isola lontana che non sapevo come raggiungere. Non sognavo di scrivere. Volevo solo scappare dalla noia attraverso il tocco della materia sonora e delle immagini che correvano veloci sugli schermi dei cinema di periferia.
«Non ho studiato Lettere, non sono mai stata a un laboratorio di scrittura e non ho conosciuto scrittori finché non ho pubblicato io stessa un romanzo. Le mie connessioni, i miei viaggi tra isole letterarie, sono avvenuti attraverso mezzi meno convenzionali. Sono arrivata ai libri attraverso il rock e il cinema, e a volte attraverso le comunicazioni tra questi e la letteratura. Alla facoltà di Giornalismo ebbi come docente Martín Malharro, anche lui scrittore, maschio indomito e tenero, che ci faceva leggere il noir – Chandler, Hammett – e usciva dal programma con alcuni testi suggeriti come il desolante Ma non uccidono anche i cavalli? di Horace McCoy. Ci faceva leggere anche Hemingway, ci spiegava la teoria dell’iceberg e diceva che Fitzgerald non era grande quanto il suo rivale, cosicché io (e molti altri) corremmo a leggere Fitzgerald. Conservo ancora le fotocopie di alcuni racconti che ci diede di Ambrose Bierce, Ring Lardner e Sherwood Anderson. Ricordo la sua malizia nel provocare e la sua ossessione per Carver, che amava o criticava a seconda della lezione e del giorno».
Malharro entrava in aula con una borsa di cuoio piena di fogli e di sigarette. Non usava il tono dei dotti che siedono nelle accademie. Parlava come uno che ha visto la polvere delle strade e il fango dei fossi. Le sue lezioni erano viaggi tra le fessure della società. Quando ci parlava della teoria dell’iceberg, capivamo che la forza di una storia risiede in ciò che non viene detto a voce ferma. Lo sguardo di Malharro cercava la verità dietro la maschera del perbenismo. Egli ci spingeva a guardare il lato scuro della vita senza paura. La sua ascesi consisteva nel togliere ogni parola di troppo. La scrittura doveva essere una lama pulita capace di tagliare il velo della finzione borghese. Grazie a lui iniziai a vedere la letteratura come un territorio di scontro e di scoperta reale. Le fotocopie di Bierce erano per me tesori di fumo e di ombra. Sentivo che quelle righe parlavano del mio tempo meglio di qualsiasi saggio accademico. La lezione del maestro era una spinta verso l’indipendenza del pensiero.
Iniziai a costruire il mio arcipelago personale unendo pezzi di film, note di chitarra e pagine di noir. Non cercavo la stabilità di un canone fisso. Preferivo il rischio del sentiero incerto. La musica dei Manic Street Preachers o dei Suede si intrecciava con i racconti di Shirley Jackson. Questa sfasatura di stili era la mia vera forza. Capii che non serve avere una laurea per abitare la dimora dell’essere. Serve solo avere fame di verità. La cultura che mi serviva era quella che nasceva dal contatto con la materia viva delle passioni e delle perdite. Ogni isola del mio arcipelago era un modo per non annegare nel mare del conformismo. Il giornalismo mi dava gli attrezzi per mappare la realtà, ma la narrativa mi dava la possibilità di inventarla. Restavo sveglia la notte a battere sui tasti, cercando di dare una forma al mio disagio. Le parole diventavano i mattoni di una casa che non aveva porte chiuse. La mia voce nasceva da questo incrocio di correnti diverse e aspre.
Oggi guardo a quegli anni con una calma che non è resa. So che le connessioni fatte allora sono ancora la base del mio agire. La biblioteca che abito è un luogo di scambi continui tra generi che molti credono distanti. La bellezza del mio lavoro risiede in questa libertà di rotta. Non devo rendere conto a nessuna maestrucola della letteratura ufficiale. Resto fedele alla lezione di Malharro e al rigore di Carver. La verità dei fatti è un sapore che non si dimentica. La tecnica serve a proteggere la scintilla del racconto. Cammino tra le mie isole sentendo il calore del sole e il freddo della notte. La mia vita è un progetto che si scrive giorno dopo giorno tra le righe di un libro o tra le inquadrature di un film. La speranza risiede nella capacità di mantenere questa curiosità pulita verso ogni frammento di mondo che incontriamo. Resto sulla soglia, pronta a partire per un nuovo viaggio verso l’ignoto, con la dignità di chi sa che la sola ricchezza è quella che portiamo nel segreto del nostro cuore innamorato della vita e del suo mistero.
L'altro lato. Ritratti, feticismi, confessioni
Arcipelago
Pubblicato in Italia: Settembre 2024 - Traduzione: Silvina Sharleville
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La raccolta di saggi esamina la formazione intellettuale ed eclettica dell'autrice argentina svelando i legami insoliti tra letteratura, rock e cinema di periferia. La scrittura propone un'indagine critica mostrando come l'essere umano privato di un canone fisso trovi un percorso alternativo per superare il conformismo sociale del nostro tempo reale. L'autore propone uno studio scientifico e distaccato dei fatti mostrando come le scelte della società abbiano consumato le relazioni umane reali delle popolazioni. Questo saggio offre strumenti utili per superare la spaccatura culturale e per ritrovare il cammino comune delle scelte personali.
Le connessioni dell'arcipelago ⋯
Le mie connessioni, i miei viaggi tra isole letterarie, sono avvenuti attraverso mezzi meno convenzionali, arrivando ai libri attraverso il rock e il cinema e le comunicazioni tra questi e la letteratura. La teoria dell'iceberg svela come la forza di una storia risieda in ciò che non viene detto a voce ferma ma si nasconde nel silenzio.
Mariana Enriquez L'altro lato. Ritratti, feticismi, confessioni
Saggistica, Critica culturale
La difesa dello Stato minimo ⋯
Lo Stato minimo è il solo Stato legittimo in quanto limitato alle funzioni di protezione contro la forza, il furto e la frode, e ogni sua estensione costituisce una violazione della nostra libertà di scelta e della nostra personale autonomia. Dobbiamo svelare l'illusione di una giustizia imposta dall'alto per difendere i nostri diritti reali.
Robert Nozick Anarchia, stato e utopia
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Ogni sardo porta con sé il silenzio delle pietre e la fierezza di chi non ha mai accettato padroni stranieri mantenendo intatta una dignità che risplende negli occhi dei vecchi e nella forza tranquilla di chi conosce i segreti della propria terra natia.
Elio Vittorini Sardegna come un'infanzia
Narrativa, Letteratura di viaggio
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Perdonare e dimenticare significa gettare dalla finestra le preziose esperienze fatte.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza del vivere
Pessimismo filosofico, Aforisma cinico, Saggio
Il dramma universale del quotidiano ⋯
L'espressionismo di Schiele trasforma il quotidiano in un dramma universale, fatto di linee spezzate e colori soffocanti
Norbert Wolf Espressionismo
Storia dell'arte, Espressionismo, Saggio
Arcipelago: Il sistema personale di riferimenti letterari e musicali che si uniscono e formano l’identità intellettuale autonoma ed eclettica dell’autrice nel suo cammino.
Giornalismo: La professione e la disciplina di indagine che offre gli strumenti utili per analizzare i fatti e descrivere la nostra realtà quotidiana.
Letteratura: La forma d’arte intesa come un territorio di scontro e scoperta reale capace di svelare la parte nascosta della nostra stessa vita.
Teoria: La spiegazione razionale elaborata da Hemingway secondo la quale la forza di una storia si nasconde nel silenzio non detto a voce.
Just Kids di Patti Smith
La narrazione descrive la giovinezza di una ragazza sognatrice e la sua unione artistica e sentimentale con un fotografo nella New York degli anni settanta. La scrittura svela il cammino verso l’autonomia creativa in un ambiente ricco di fermenti musicali e letterari mostrando le fatiche dell’arte. La prosa descrive la fine della precarietà del nostro cammino comune per colmare il divario e per riscattare la propria storia reale e personale nelle nostre città moderne scelte comuni.
On Writing di Stephen King
La trattazione esamina il mestiere dello scrittore attraverso le tappe autobiografiche dell’autore e i suoi consigli tecnici sulla stesura di un testo narrativo. L’analisi svela i meccanismi della creatività e la necessità del rigore e della costanza per dare forma alle idee quotidiane. Questo saggio descrive la fine della precarietà del nostro cammino comune per colmare il divario etico e per salvare la vita rivelando le scelte personali comuni reali del vivere nel mondo moderno.
Alta fedeltà di Nick Hornby
La vicenda si sofferma sulle incomprensioni sentimentali di un giovane appassionato di musica che gestisce un negozio di dischi a Londra. La narrazione descrive con stile aspro il conformismo sociale dei trentenni e la fatica di stabilire legami autentici e scelte personali reali. Questo romanzo propone un percorso alternativo per comprendere la precarietà del nostro cammino comune nelle nostre società tecniche rivelando le nostre scelte reali e la propria storia reale umana.
Le argomentazioni di supporto si articolano in tre passaggi: l’inizio autobiografico nella città di La Plata, dove la musica e i film horror sostituiscono i classici scolastici; l’incontro decisivo con il professor Martín Malharro alla facoltà di Giornalismo, che introduce l’autrice al realismo crudo di Hemingway, Carver e McCoy; la teorizzazione di un ‘arcipelago personale’ dove stili apparentemente distanti si fondono.
La premessa implicita è che la cultura ufficiale e accademica sia spesso una sovrastruttura distante dalla ‘materia viva’ delle passioni umane.
La conclusione riafferma l’indipendenza intellettuale dell’autrice, che oggi rivendica la libertà di non dover rendere conto alla ‘letteratura ufficiale’, mantenendo intatto il rigore tecnico e la curiosità verso l’ignoto.
Il flusso si apre con un’introduzione lirica e ambientale (‘fuori dai percorsi soliti’ a La Plata), che stabilisce la distanza iniziale dalla letteratura istituzionale.
La transizione centrale avviene attraverso l’inserimento di una citazione diretta (un vero e proprio cambio di registro narrativo) che introduce la figura del mentore Malharro e sposta il focus dall’isolamento giovanile alla scoperta guidata ma non convenzionale dei testi.
Il discorso si sviluppa poi attraverso la metafora dell’arcipelago, per confluire infine in una riflessione presente e prospettica. La progressione logica si muove fluidamente dall’esterno (il rumore delle casse acustiche) all’interno (la scrittura notturna come reazione al disagio), fino alla rivendicazione finale di una maturità artistica indipendente.
- L’esordio extra-accademico: Il rifiuto della cultura come scalata sociale e l’abbraccio del rock e del cinema horror a La Plata come unici veri maestri di vita.
- L’incontro con il mentore: La figura di Martín Malharro alla facoltà di Giornalismo e l’introduzione alla letteratura noir e alla teoria dell’iceberg attraverso fotocopie ‘di fumo e di ombra’.
- La poetica del sottrarre: La concezione della scrittura appresa da Malharro come ‘lama pulita’ capace di scardinare le finzioni borghesi.
- La costruzione dell’arcipelago: La fusione transgenerazionale tra musica indie-rock (Manic Street Preachers, Suede) e letteratura (Shirley Jackson, Carver) per mappare il disagio.
- Il manifesto dell’indipendenza: La rivendicazione attuale di una biblioteca ibrida e il rifiuto dei canoni imposti dalla letteratura ufficiale.
La metafora della ‘dimora dell’essere’, di chiara eco filosofica, viene reinterpretata non come un tempio accademico, ma come uno spazio accessibile a chiunque abbia ‘fame di verità’.
Il significato implicito più forte risiede nella figura della ‘lama pulita’: la scrittura non ha un fine estetizzante, ma un compito quasi chirurgico e politico di demistificazione della realtà.
Le fotocopie di Bierce e Carver diventano ‘tesori di fumo e di ombra’, simboli di una conoscenza clandestina, preziosa proprio perché sottratta ai canoni istituzionali.
L’autrice utilizza termini afferenti alla sfera del conflitto e della resistenza: ‘territorio di scontro’, ‘lama pulita’, ‘tagliare il velo’, ‘non è resa’. Questo lessico evoca una forte connotazione ideologica di matrice anti-borghese e anti-accademica, accentuata dall’uso dispregiativo del termine ‘maestrucola della letteratura ufficiale’.
A questo si contrappone un lessico della concretezza materica (‘materia sonora’, ‘fango dei fossi’, ‘polvere delle strade’, ‘mattoni’), che radica la cultura nell’esperienza sensoriale e fisica, rifiutando l’astrazione idealistica della ‘scalata verso un traguardo di carta’.
- La formazione alternativa (Autodidattismo spurio): La genesi culturale che avviene tramite l’interazione tra rock, cinema periferico e giornalismo, anziché attraverso i canoni accademici.
- Il valore del ‘non detto’ (Teoria dell’iceberg): La centralità della sottrazione stilistica, dove la forza espressiva risiede in ciò che rimane sommerso e non detto a voce ferma.
- La letteratura come scontro e verità: Il rifiuto dell’intrattenimento disimpegnato a favore di una scrittura che sia indagine del lato scuro della vita e strumento di emancipazione.
- L’autonomia intellettuale: La rivendicazione della libertà di rotta artistica e il rifiuto del conformismo culturale delle istituzioni ufficiali.
Inoltre, viene presupposto che la vera letteratura debba necessariamente confrontarsi con il ‘lato scuro della vita’ o con il disagio per essere considerata autentica, escludendo implicitamente forme di letteratura puramente ludiche, formali o disimpegnate.
Si rileva infine la presupposizione che l’esperienza del dolore, della sfasatura e della marginalità (‘strade larghe e un clima che pesava’, ‘realtà argentina grigia’) sia una condizione facilitante, se non necessaria, per lo sviluppo di una voce narrativa originale.
Da un punto di vista strettamente logico, si può ravvisare una sfumatura di fallacia della falsa dicotomia (o bianco o nero) nel contrapporre rigidamente la ‘materia viva delle passioni’ all’accademia, come se lo studio formale delle Lettere escludesse automaticamente la fame di verità o l’amore per il cinema e il rock. Tuttavia, l’efficacia retorica del testo compensa questa polarizzazione poietica.
Sul piano letterario, il testo si inserisce nella tradizione della narrativa noir americana (Chandler, Hammett, McCoy) e del minimalismo realista (Carver, Hemingway), correnti che prediligono lo stile asciutto e il focus sulle fessure sociali.
Filosoficamente, il richiamo alla ‘dimora dell’essere’ evoca suggestioni heideggeriane, qui ricondotte però a una dimensione terrena e pop, dove la verità si manifesta nell’incrocio tra l’asprezza della realtà e la precisione della parola tecnica.
1. «La cultura non era una scalata verso un traguardo di carta, ma un modo di stare nel mondo senza chiudere gli occhi davanti al buio.»
2. «La scrittura doveva essere una lama pulita capace di tagliare il velo della finzione borghese.»
3. «La tecnica serve a proteggere la scintilla del racconto.»
Glossario dei Termini Tecnici ed Evocativi:
* Teoria dell’iceberg: Principio stilistico di Ernest Hemingway secondo cui la forza di una storia risiede per sette ottavi sotto la superficie, lasciando che il significato profondo emerga dall’omissione deliberata di dettagli espliciti.
* Noir: Sottogenere della narrativa poliziesca caratterizzato da atmosfere ciniche, pessimismo morale, focalizzazione sui vinti e un’analisi cruda delle fessure della società.
* Territorio di scontro: Definizione metaforica della letteratura intesa come spazio dinamico di conflitto culturale, politico ed esistenziale, opposto all’idea di canone statico.
* Sfasatura di stili: Tecnica di contaminazione postmoderna che unisce codici culturali alti (narrativa letteraria) e bassi/popolari (musica rock, cinema di genere).



















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