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E nella mia ombra mi trovavo sempre con la figura di un clochard, di un essere totalmente destituito e senza niente. Ricordo i lunghi pensieri su quella figura che mi perseguitava, con la quale sognavo, per il quale avevo una feroce attrazione e un orrore spaventoso. Ricordo soprattutto l’invidia che provavo per quell’uomo che non aveva paura perché non aveva niente da perdere; come il clochard rimaneva fuori dalla paura, fuori dall’invidia; come era l’immagine del potere che ho sempre voluto avere. Li seguivo, parlavo con loro, sentivo che il bisogno di entrare in contatto con il loro mondo aumentava, cresceva, mi costringeva a cercarli più e più volte con l’intimo desiderio di abbandonare tutto, di cancellare le mie tracce, di lasciare in dietro la mia identità e di essere uno di loro, a Caracas, a Bilbao, a Roma, in qualunque posto del mondo. Era la libertà della destituzione, di non possedere nulla né di essere qualcuno, ciò che in quel momento mi seduceva…

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