Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. È spaventoso il modo in cui si permette alla popolazione di distruggere la pace ovunque vi sia ancora pace e silenzio, di essere laidi e rendere laide le cose, di lordare l’intimità, di offendere la buona creanza. È spaventoso perché rivela lo sforzo legittimo e persino organizzato di conculcare l’Altro nel suo proprio diritto, di prevenire l’autonomia anche in una piccola, riservata sfera dell’esistenza. Nei paesi supersviluppati, una parte sempre più larga della popolazione diventa un immenso uditorio di prigionieri, catturati non da un regime totalitario ma dalle libertà dei concittadini i cui media di divertimento e di elevazione costringono l’Altro a condividere ciò che essi sentono, vedono e odorano.
Come può una società ch’è incapace di proteggere la sfera privata dell’individuo persino tra i quattro muri di casa sua asserire legittimamente di rispettare l’individuo e di essere una società libera? È ovvio che una società vien definita libera da ben altri fondamentali risultati, oltre che dall’autonomia dei privati. Eppure, l’assenza di quest’ultima vizia anche le maggiori istituzioni della libertà economica e politica, negando la libertà alle sue nascoste radici. La socializzazione di massa comincia nella casa ed arresta lo sviluppo della consapevolezza e della coscienza. Per giungere all’autonomia si richiedono condizioni in cui le dimensioni represse dell’esperienza possano tornare di nuovo alla vita; la loro liberazione richiede la repressione delle soddisfazioni e dei bisogni eteronomi che organizzano la vita in questa società. Quanto più essi son diventati le soddisfazioni ed i bisogni propri dell’individuo, tanto più la loro repressione apparirebbe come una privazione davvero fatale. Ma proprio in virtù di tale carattere fatale essa può produrre il requisito soggettivo primario per un mutamento qualitativo, vale a dire la ridefinizione dei bisogni.
Si prenda un esempio (sfortunatamente fantastico): la semplice assenza di ogni pubblicità e di ogni mezzo indottrinante di informazione e di trattenimento precipiterebbe l’individuo in un vuoto traumatico in cui egli avrebbe la possibilità di farsi delle domande e di pensare, di conoscere sé stesso (o piuttosto la negazione di sé stesso) e la sua società. Privato dei suoi falsi padri, dei capi, degli amici, e dei rappresentanti, egli dovrebbe imparare di bel nuovo il suo ABC. Ma le parole e le frasi che egli formerebbe potrebbero venir fuori in modo affatto diverso, e cosí dicasi delle sue aspirazioni e paure.
È certo che una situazione simile sarebbe un incubo insopportabile. Mentre la gente può sopportare la produzione continua di armi nucleari, di pioggia radioattiva, e di alimenti discutibili, essa non può (proprio per questa ragione!) tollerare di essere privata del trattenimento e dell’educazione che la rende capace di riprodurre i meccanismi predisposti per la sua difesa o per la sua distruzione. L’arresto della televisione e degli altri media che l’affiancano potrebbe quindi contribuire a provocare ciò che le contraddizioni inerenti del capitalismo non provocarono – la disintegrazione del sistema. La creazione di bisogni repressivi è diventata da lungo tempo parte del lavoro socialmente necessario – necessario nel senso che senza di esso il modo stabilito di produzione non potrebbe reggersi. Qui non sono in gioco né problemi di psicologia né problemi di estetica, ma piuttosto la base materiale del dominio.
Sacrificio per la libertà ⋯
Morire non è niente quando si ha la coscienza a posto, quando si è lottato per un ideale giusto. Il nostro sacrificio sia il seme di una primavera di libertà, un testamento di coraggio per chi verrà dopo a costruire un mondo migliore, dove l'ingiustizia e l'odio non trovino più dimora.
Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana
Condannati, eroi
Colpi di piccone ⋯
Ogni colpo di piccone nel permafrost siberiano costa una frazione di vita umana mentre le autorità calcolano il rendimento non in metri di galleria ma in vite consumate
Jacques Rossi Il sistema penale sovietico
Saggistica, Storia
Momenti di chiarezza nel caos della vita ⋯
Intervalli di lucidità nei disordini della vita.
Ambrose Bierce Il dizionario del diavolo
Letteratura satirica, Aforisma satirico, Dizionario umoristico
La quiete che nasce dalla comprensione ⋯
Comincio a capire che il silenzio non arriva perché cerco di tacere. Arriva quando la mente vede il processo del pensiero e il suo condizionamento da parte del conosciuto. Per questo deve osservare come si guarda un bambino amato, senza confrontare o condannare. Si osserva per capire. È solo quando conosco questo condizionamento che il silenzio e la tranquillità non sono cercati per sicurezza, ma per la libertà di ricevere l'ignoto, la verità. Allora la mente diventa molto quieta. Questo apre la porta a un affermare che è la realtà, con immense possibilità. La mente non è più un osservatore dell'ignoto. È l'ignoto stesso.
Jeanne de Salzmann La realtà dell'essere
Spiritualità, Misticismo, Quarta Via
Il progresso interiore ed esteriore ⋯
Le scoperte scientifiche anche le più straordinarie non miglioreranno la condizione dell’uomo se prima questi non avrà fatto un salto di coscienza, tanto si deve scoprire all’esterno tanto si deve progredire all'interno.
Giordano Bruno
Filosofia rinascimentale, Riflessione etico-scientifica
Dialettica dell’illuminismo di Max Horkheimer e Theodor W. Adorno
Questo saggio fondamentale della Scuola di Francoforte esplora come la ragione illuminista, nata per liberare l’uomo dal mito e dalla superstizione, si sia trasformata in un nuovo strumento di dominio. Gli autori analizzano l’industria culturale come un meccanismo che standardizza il pensiero e reprime la creatività individuale, producendo un conformismo di massa. Il divertimento stesso diventa una semplice estensione del lavoro, neutralizzando ogni potenziale critico e rafforzando le strutture di potere esistenti, un tema che si lega profondamente all’analisi del testo.
La società dello spettacolo di Guy Debord
In quest’opera influente, Debord sostiene che nelle società capitalistiche moderne la vita autentica è stata sostituita da una sua rappresentazione. Lo “spettacolo” non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra individui mediato dalle immagini, che pervade ogni aspetto dell’esistenza. L’esperienza diretta viene soppiantata dalla contemplazione passiva di una realtà artificiale, portando all’alienazione e all’incapacità di agire criticamente sul proprio mondo, un concetto parallelo alla perdita di autonomia descritta nel testo fornito.
L’arte di amare di Erich Fromm
Fromm, psicologo e filosofo legato alla Scuola di Francoforte, critica la mercificazione delle relazioni umane nella società capitalista. Sostiene che l’amore non è un sentimento passivo, ma una pratica attiva che richiede disciplina, concentrazione e conoscenza di sé. Tuttavia, la cultura del consumo promuove l’idea dell’amore come un bene da acquisire, portando a un’alienazione che impedisce la vera connessione e l’autonomia. Questo riflette la critica del testo alla creazione di bisogni eteronomi che ostacolano lo sviluppo della consapevolezza.

























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