La lotta per la libertà e la speranza a carbonia7 giugno 1947, da «Il solco» di Cagliari, settimanale dei combattenti del Partito sardo d’azione: «Joyce Lussu e Silvia Croce nei pozzi di carbone. La Signora Joyce Lussu è stata graditissima ospite di Carbonia insieme alla Signorina Silvia Croce, figlia del grande filosofo della libertà. Le visitatrici eccezionali sono scese nei pozzi accolte con affetto deferente dagli operai che, infine, hanno voluto sentire la parola della Signora Lussu, che dalla Sezione del Partito Sardo ha tenuto un applauditissimo discorso. La grande folla dei minatori ha lungamente acclamato al nostro Partito e alla sua strenua lotta in difesa del popolo sardo».

È a Carbonia che Joyce ha visto la situazione più disastrosa. Nella città costruita dai fascisti è rimasta qualche settimana («I minatori in tutto il mondo hanno la credenza che la gente con la gonna porti male, per cui preti e donne non devono scendere nelle miniere. Però, per me facevano un’eccezione. Mi portavano in questi ascensori scricchiolanti fino a trecento metri di profondità, perché volevo vedere»). Si porta dietro la figlia di Rosselli e la più piccola di Croce. Amelia Rosselli «non ce l’ha fatta a restare», racconta Joyce, mentre a Silvia Croce ha detto: «Vieni a vedere, tu che sei stata in un palazzo principesco, in mezzo ai libri». E lei non si sottrae, gira per gli stazzi e scende nei pozzi facendo buona compagnia a Joyce.
I medici che le dicono di aver scritto sui referti che i bambini erano morti per qualche malattia quando invece la causa dei decessi era la fame, le donne che spaccano il granito con martelli rudimentali accovacciate sull’orlo delle strade, l’analfabetismo che affligge la maggior parte della popolazione colpiscono profondamente Joyce che non immaginava di trovare nel suo paese condizioni peggiori di quelle che aveva osservato in Africa tanti anni prima.
Ma c’è anche la speranza e l’impegno a cambiare le cose, sempre.