La morte allo specchio
Lacan nel Seminario X dice che l’amore è sempre amore per il nome. Amare il nome, non è amare un nome perché quel nome ci piace, ma quel nome che è lo stesso essere, non che da questo è portato o si fa portare, ma è un tutt’uno con esso, indiviso: il reale più inerente di un soggetto. Trovo che il nome, e il rapporto che abbiamo con questo, dice molto di noi, se ci amiamo ci odiamo o ci siamo indifferenti, e di conseguenza come amiamo. Partire amando il proprio nome, facilita le cose, in quanto ci si ama, fin quando si arriva nei diversi incontri che costituiscono quello che è il proprio percorso sentimentale – dove nome e persona sono divisi, come se chi si ama non avesse nome, o uno ne varrebbe un altro – a incontrare chi, coincide col proprio nome, in quanto si ama a partire dal nome, e stavolta quello altrui. E qui ci si ferma, nel senso che il pensiero sente di non potersi muovere, di non poter costruire nulla perché ogni cosa conosciuta si è dissolta, e tutto combacia alla perfezione: la morte allo specchio nel plus ultra di vita.