Murray e io allargammo il raggio delle nostre passeggiate contemplative. Un giorno, in città, cadde in leggeri e imbarazzati stati di rapimento per il parcheggio in diagonale. Da quelle file di veicoli messi di sbieco emanava un certo fascino, un nonsoché di autoctono. Tale forma di parcheggio costituiva uno specifico delle piccole città americane, anche se le auto erano di fabbricazione straniera. Una sistemazione che non soltanto era pratica, ma evitava anche il confronto, gli elementi di aggressione sessuale contenuti nel parcheggio muso-coda proprio delle grandi città sovraffollate.
Secondo lui si può avere nostalgia di un posto anche quando ci si sta.
Il mondo a due piani di una comune via principale. Modesta, carica di buon senso, commerciale senza fretta, in un modo anteguerra, con tracce di particolari architettonici anteguerra ancora presenti nei piani superiori, nelle grondaie in rame e nelle finestre piombate, nel fregio a anfora sopra l’ingresso del rigattiere.
Mi faceva pensare alla Legge delle Rovine.
Spiegai a Murray che Alfred Speer avrebbe voluto costruire delle strutture che si disfacessero in maniera gloriosa, solenne, come rovine romane.
Niente ammassi rugginosi né rozzi casermoni di acciaio. Sapeva che Hitler sarebbe stato favorevole a tutto ciò che potesse lasciare senza parola i posteri. Quindi aveva fatto il disegno di una struttura del Reich da costruire con materiali speciali, che le consentissero di sgretolarsi in maniera romantica, un progetto a base di mura cadute, mezze colonne avvolte nel glicine. La rovina è già inclusa nella creazione, spiegai, che dimostrava l’esistenza di una certa nostalgia dietro il principio del potere, oppure di una tendenza a programmare in anticipo la malinconia delle generazioni future.
Lui replicò: – Io non credo nella nostalgia di nessuno all’infuori della mia. La nostalgia è prodotto di insoddisfazione e rabbia. È un regolamento di conti tra il presente e il passato. Più forte è, più vicini si arriva alla violenza. La guerra è la forma assunta dalla nostalgia quando gli uomini sono forzati a dire qualcosa di bene del proprio paese.
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Le città invisibili di Italo Calvino
In questo libro, Marco Polo descrive a Kublai Khan una serie di città immaginarie, che sono in realtà riflessioni sulla natura della memoria, del desiderio e della decadenza. Ogni città è una meditazione sulla nostalgia e su come il presente sia sempre intriso di un passato, reale o immaginato. L’idea di una rovina già inclusa nella creazione e la nostalgia per un posto anche quando ci si sta trovano un’eco perfetta nelle descrizioni poetiche di Calvino, che mostrano come ogni città sia un deposito di sogni e malinconie.
Il disagio della civiltà di Sigmund Freud
Freud analizza il conflitto tra le pulsioni individuali (come l’aggressività) e le esigenze della vita civilizzata. La tesi di Murray, secondo cui la nostalgia è prodotto di insoddisfazione e rabbia e che può portare alla violenza, è profondamente freudiana. La nostalgia non sarebbe un innocuo rimpianto, ma un sintomo di questo disagio, una frustrazione che, se non gestita, può sfociare in forme distruttive, come la guerra, vista come un modo per canalizzare l’aggressività.
Sulla storia di Walter Benjamin
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