La parola è l’apparenza
La parola è un arcobaleno, un ponte, tra ciò che è eternamente separato, tra ciò che è separato in maniera essenziale, separato, è ogni al-di-fuori-di-me: ogni altra anima, ogni cosa. Perciò, il parlare, è una bella follia. La parola è l’apparenza, che genera la relazione tra ciò che, per essenza, è privo di relazione: dolce è che vi siano parole e suoni: non son forse, parole e suoni, arcobaleni e parvenze di ponti tra ciò che è separato dall’eternità? Ad ogni anima appartiene un mondo diverso; per ogni anima, ogni altra anima è un mondo dietro il mondo, proprio tra le cose più simili tra loro, si insinua la parvenza come la più bella delle menzogne; infatti l’abisso più tenue è il più difficile da superare. Per me – come potrebbe esistere un al-di-fuori-di-me? Non esiste un fuori! Ma questo noi lo dimentichiamo in ogni suono che emettiamo; com’è dolce che noi dimentichiamo! Non sono stati donati alle cose e nomi e suoni, perché l’uomo trovi ristoro nelle cose? Il parlare è una follia bella: con esso l’uomo danza su tutte le cose. La “bella follia” della parola è quella apparenza, senza alcuna connessione adeguata con la realtà di cui è parola, che genera ponti, cioè relazioni, tra ciò che è da sempre e per sempre separato, privo di relazione.

Crediti
 Friedrich Nietzsche
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