Egon Schiele ⋯

La passività o la pazienza eccessiva finiscono nel ridicolo come l’impazienza; la pazienza della pecora, contrassegnata anzitutto dalla placidità nel sangue. La malinconia porta la pazienza, la pazienza porta l’esperienza, l’esperienza porta la speranza e la speranza non si può distruggere.

L’entusiasmo per la giustizia e per una libertà assennata rende l’uomo d’animo nobile un despota, e se il suo talento e buona volontà scompaiono senza lasciare traccia, la colpa ricade sull’appassionata impazienza. Sopportare per sopportare è una cupa follia; la normale pazienza è per lo più mancanza di sensibilità, pigrizia e codardia; solo la pazienza che si oppone saggiamente al peso delle circostanze e sa attendere il suo momento se coraggio e forza non portano subito alla meta, quella è virtù che ricompensa se stessa. Con la perseveranza si spianano le montagne, si pongono confini al mare e si ergono dai sassi mura e città, ma chi vince se stesso è più valoroso di colui che supera le mura più possenti.

L’indignazione o la rabbia per le offese che bisogna inghiottire rappresentano un grande dolore per chi abbia un temperamento impetuoso, nervi delicati e profondità di sentimenti e di pensiero, un dolore che gli toglie il sonno, lo fa dimagrire, lo priva ti tutti gli appetiti e infine lo precipita nella malinconia. La paura allenta le forze del corpo e dello spirito.

La fiducia in sé è il fondamento del coraggio, il pericolo ha un fascino particolare per chi abbia fiducia in sé; uomini dotati di fantasia diventano facilmente degli avventurieri. Il desiderio di mettere alla prova la propria forza, di superare le difficoltà, dona coraggio, come la spavalderia della giovinezza. Il coraggio è la disposizione dell’animo ad andare incontro al pericolo riflettendo. Il coraggio è la prima idea di virtù comprensibile al figlio della natura. L’indipendenza è una grande fortuna, doppiamente pregevole per gente dotata di spirito autonomo; non tutti hanno le qualità necessarie per goderla in maniera opportuna. Madre Natura vigila sul genere umano, come nel regno animale.

La vita sia una lotta contro gli assalti dei nemici, attraverso maree di tormenti. Ciascuno deve farsi strada combattendo e assaporare ciò per cui la natura l’ha messo al mondo. Il bambino ignaro viene equipaggiato per attraversare un ponte dall’ampia arcata, esposto alle più violente tempeste. Non c’è parapetto che delimiti la stretta e lunga passerella. E al di là c’è l’isola della vita terrena, percorsa da gioia e dolore. E dopo anni le schiere messe alla prova tornano se possibile indietro, al punto in cui hanno cominciato, rimpinzate fino alla nausea di saggezza esistenziale.

Ma nulla è più detestabile dell’essere dipendente, nulla è più pernicioso e dannoso per un animo forte. Questi non sono i miei pensieri quanto piuttosto i miei sentimenti, non sono io che ho scritto questo, non è mia la colpa. C’è un impulso, ininterrotto e sempre crescente, che mi sostiene in quello che qui ho espresso.

Tutta la colpa ricade sulla natura.

Crediti
 • Egon Schiele •
 • Ritratto d'Artista •
  • Lettere :: 5 marzo 1909 •
 • SchieleArt •   •  •

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