La parola di René Char si configura come un’architettura di lampi, un tentativo solenne di fissare l’istante in cui la bellezza si trasforma in verità e la verità in un proiettile necessario. Nel cuore della Resistenza francese, Char non cercava soltanto la sopravvivenza fisica tra le macchie della Provenza, ma la salvaguardia di un orizzonte poetico che l’orrore dell’occupazione tentava di oscurare definitivamente. Per lui, la poesia era una forma di combattimento suprema, un’attività che non ammetteva alcun compromesso con la mediocrità del linguaggio quotidiano o con la retorica del potere. Ogni verso, ogni frammento di prosa, era una trincea scavata nel silenzio, un punto di resistenza dove l’uomo poteva ancora dirsi autenticamente libero perché capace di nominare il proprio destino senza tremare. In questo paesaggio aspro di rocce, fiumi e cieli abbacinanti, Char costruisce una cosmogonia dove gli elementi naturali diventano simboli di una lotta interiore ed esteriore al contempo. Lo squalo e il gabbiano rappresentano gli estremi di questa tensione metafisica: la voracità cieca dell’abisso e la leggerezza sovrana del volo, due forze che raramente trovano un punto di equilibrio se non nella folgorazione della parola poetica. Abitare questa contraddizione significa accettare il rischio della caduta e la vertigine dell’ascesa, cercando in ogni frammento di realtà quella scintilla originaria che permette di ricomporre il mondo andato in frantumi sotto il peso di una storia ingiusta e crudele, in un atto di fede laica.
Vedo finalmente il mare nella sua triplice armonia, il mare che recide col suo falcetto la dinastia dei dolori assurdi, la grande uccelliera selvaggia, il mare credulo come un convolvolo. Quando dico: ho innalzato la legge, ho superato la morale, ho ammagliato il cuore, non è per giustificarmi davanti a quel pesanulla il cui rumore stende il suo ramo di palma al di là della mia persuasione. Ma niente di ciò che m’ha visto agire e vivere finora è testimone intorno. La mia spalla può pur sonnecchiare, la mia giovinezza accorrere. Da ciò soltanto si deve trarre ricchezza immediata e operante. Cosí, c’è un giorno puro nell’anno, un giorno che scava la sua meravigliosa galleria nella spuma marina, un giorno che sale agli occhi per coronare il mezzogiorno. Ieri la nobiltà era deserta, il ramo era lontano dalle sue gemme. Lo squalo e il gabbiano non comunicavano. O tu, arcobaleno di questo lido levigatore, avvicina la nave alla sua speranza. Fa’ che ogni supposta fine sia una nuova innocenza, una febbrile spinta avanti per coloro che inciampano nella pesantezza mattutina.
Il mare, in questa visione folgorante, non è solo una distesa d’acqua, ma un agente di purificazione cosmica che cancella le tracce della sofferenza inutile accumulata nei secoli. Il falcetto della marea agisce come un bisturi morale che separa il grano dal loglio dell’esistenza. Char ci invita a una sorta di ascesi dello sguardo, dove il superamento della morale convenzionale non è un atto di cinismo nichilista, ma la conquista di una legge superiore fondata sulla fedeltà assoluta al proprio essere profondo. Il pesanulla rappresenta l’uomo svuotato di senso, colui che abita il rumore del mondo senza mai farsi abitare dalla sua profondità tragica. Contro questa vacuità, il poeta oppone la ricchezza dell’istante, quel giorno puro che non ha bisogno di testimoni per risplendere nella sua pienezza solare. La galleria scavata nella spuma è l’immagine di un passaggio segreto verso l’assoluto, una via che si apre solo a chi ha la forza di guardare il sole del mezzogiorno senza socchiudere le palpebre, accettando la sfida della luce totale. La nobiltà non è un titolo ereditato, ma una condizione del cuore che si manifesta quando il ramo torna finalmente a fiorire, quando la vita riprende il suo corso naturale oltre le macerie dei sogni infranti, in una danza di luci.
In questo orizzonte, la comunicazione impossibile tra lo squalo e il gabbiano riflette la nostra incapacità storica di conciliare la fame terrena con la grazia spirituale. Siamo creature divise, lacerate tra il bisogno di possedere la materia e il desiderio di svanire nell’azzurro infinito. Eppure, l’invocazione all’arcobaleno suggerisce la possibilità di un ponte simbolico, di una sintesi che non annulli le differenze ma le renda finalmente armoniche. Il lido levigatore è il tempo che passa e che smussa le spigolosità del dolore, rendendo l’anima pronta a una nuova innocenza, priva di colpa e di rimpianto. Non si tratta di dimenticare il passato, ma di trasfigurarlo, trasformando ogni presunta fine in un nuovo inizio, un’alba che non teme il giudizio del giorno che avanza. Char esorta i suoi compagni di sventura a non lasciarsi mai schiacciare dalla pesantezza del mattino, da quel senso di stanchezza metafisica che spesso accompagna il risveglio dopo la notte della prova. La nave dell’esistenza deve puntare verso la speranza, non come un miraggio lontano, ma come un porto che si costruisce quotidianamente, colpo dopo colpo, parola dopo parola, in un atto di resistenza continua che è l’unica vera forma di santità laica concessa all’uomo moderno.
Infine, la lezione di René Char risiede nella sua capacità di fare del frammento un’intera architettura dell’essere umano. La sua poesia non spiega, ma rivela attraverso l’urto; non rassicura la mente, ma la inquieta, spingendo il lettore verso una consapevolezza radicale della propria fragilità e della propria forza recondita. La fecondità del dolore diventa così il terreno fertile su cui seminare i germogli di una civiltà diversa, fondata sul rispetto del mistero e sulla celebrazione della vita nella sua nudità più splendente. Il mare, lo squalo, il gabbiano e l’arcobaleno sono gli attori di un dramma cosmico che si consuma in ogni singola coscienza individuale. Essere poeti significa essere i custodi di questa armonia triplice, pronti a recidere col proprio intelletto ogni catena di conformismo per lasciar fluire libera la linfa della verità. In questo viaggio verso il Sopramonte dell’anima, non ci sono guide definitive, ma solo lampi di rara bellezza che illuminano il cammino per un istante fugace, lasciandoci il compito di trasformare quell’istante in un’eternità vissuta, con la fierezza di chi sa che ogni passo nel fango è un passo verso la luce di un mezzogiorno inestinguibile che ci attende al di là della nostra solitudine necessaria, verso la febbrile spinta del domani.
Lo squalo e il gabbiano
Capitolo: Ritorno Sopramonte
Pubblicazione in Italia: Gennaio 2012
SchieleArt • Nudo sdraiato •
Il testo esplora la poesia come strumento di resistenza e verità. Attraverso l'immagine del mare purificatore, Char descrive la tensione tra la materia (lo squalo) e lo spirito (il gabbiano). L'autore invita a una nuova innocenza, esortando a trasformare ogni fine in un inizio febbrile attraverso la forza dell'istante e la nobiltà del cuore.
Amore Per La Sapienza ⋯
La filosofia è l'amore per la sapienza, non il possesso di verità definitive. Essa inizia con lo stupore di fronte al mistero dell'esistenza e prosegue come dialogo incessante con i grandi pensatori del passato. Platone invita a contemplare le Idee eterne oltre le apparenze; Schopenhauer rivela la natura del Volontà che abita ogni essere. Attraverso questo dialogo, la filosofia diventa strumento per vivere con maggiore consapevolezza, libertà e profondità.
Franco Battiato All'Essenza
Cantautore e Filosofo, Riflessione poetica
Il mondo come un giardino per la psiche ⋯
In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti – a disposizione di ogni anima che passa – dati con la facilità dei riflessi sul lago.
James Hillman Il sogno e il mondo infero
Psicologia archetipica, Saggio, Saggio psicologico
La ricerca di un mondo ideale ⋯
Alberto mi vuole bene, ma ogni tanto scappa via verso i più lontani paesi. Poi dice che bisogna finirla e poi mi prega di non finirla per carità. Ecc. Ora poi ho scoperto che io non sto stare al mondo e da quel momento siamo diventati una specie di favola perché in qualunque luogo e in mezzo a qualunque consesso rispettabile non finisce mai di farmi delle prediche e di arrabbiarsi a vuoto perché io al mondo non ci saprò mai stare. Vorrei, non so come dirti, fargli sentire delle parole bellissime, una musica tanto potente da riuscire a spiegargli che cosa è la vera bellezza della vita e del mondo. Lo vedo aggirarsi in quella sua specie di sotterraneo, agitarsi, dare schiaffi, annoiarsi e per quanto mi sforzi non riesco a portarlo via di là.
Elsa Morante L'isola di Arturo
Narrativa, Romanzo
Sono in grado di amare per tutti e due ⋯
Se tu non mi ami, non importa, sono in grado di amare per tutti e due.
Ernest Hemingway Addio alle armi
Romanzo, Letteratura americana
Il carbonio della memoria ⋯
Levi scrisse che il carbonio è l'elemento della vita perché forma legami stabili ma non rigidi, permettendo infinite combinazioni. Così è l'uomo: capace di adattarsi senza spezzarsi, di ricordare senza fossilizzarsi. Nella baracca di Auschwitz, il ricordo di una formula chimica gli aveva salvato la vita, dimostrando che la cultura non è ornamento ma strumento di resistenza. Anche nel nulla, l'uomo può scegliere di rimanere uomo attraverso la memoria e la parola.
Primo Levi Il sistema periodico
Narrativa autobiografica, Letteratura scientifica
Architettura: Struttura complessa e solida che il poeta costruisce attraverso i singoli lampi di intuizione per dare un ordine nuovo al caos dell’esistenza.
Cosmogonia: Sistema di miti e simboli legati agli elementi naturali che Char utilizza per spiegare l’origine e la dinamica delle forze morali universali.
Falcetto: Immagine della marea e della luna che simboleggia l’azione di taglio netto necessaria per separare la verità essenziale dalle inutili sofferenze passate.
Pesanulla: Figura metaforica dell’uomo contemporaneo privo di radici e di profondità che si lascia trascinare dal rumore sociale senza mai interrogarsi sul senso.
Resistenza: Non solo azione militare ma condizione ontologica dello spirito che si oppone alla degradazione del linguaggio e alla perdita della libertà individuale.
Fogli d’Ipnos di Rene Char
Raccolta di frammenti scritti durante l’esperienza della lotta partigiana tra le montagne della Francia occupata. Il testo rappresenta una testimonianza altissima di come l’impegno civile possa fondersi con la ricerca formale creando una lingua nuova capace di difendere l’umanità contro la barbarie attraverso la forza folgorante dell’immagine poetica pura.
L’uomo rivoltato di Albert Camus
Saggio filosofico che esamina la natura della rivolta come affermazione di un limite invalicabile contro l’ingiustizia e l’assurdo. L’autore analizza le derive storiche del nichilismo proponendo una misura mediterranea fondata sulla solidarietà e sulla dignità individuale che rifiuta ogni forma di terrore ideologico per celebrare la vita solare e terrestre.
Poesia e verita di Paul Eluard
Opera che raccoglie versi nati dall’urgenza del conflitto e dal desiderio di fratellanza universale durante gli anni della guerra. La scrittura si fa strumento di speranza e di denuncia celebrando la forza dell’amore come unico potere in grado di opporsi alla distruzione e di restituire un senso di giustizia a un mondo lacerato dall’odio profondo.
Le argomentazioni si sviluppano attraverso: 1. La poesia come atto di resistenza bellica; 2. Il mare come elemento di purificazione morale e recisione del dolore; 3. L’istante del ‘mezzogiorno’ come coronamento della verità.
La conclusione invita a una nuova innocenza, trasformando la fine in inizio attraverso una febbrile spinta etica.
- Poetica della Trincea: La parola come arma contro l’occupazione e il silenzio.
- Triplice Armonia Marina: Il mare come chirurgo del dolore e spazio di libertà superiore.
- Dialettica degli Opposti: Lo squalo (voracità/abisso) e il gabbiano (grazia/volo).
- Soteriologia dell’Istante: La scintilla del mezzogiorno e la fede laica nel ricomporre il mondo.
L’arcobaleno agisce come simbolo di riconciliazione tra la fame cieca (squalo) e la libertà (gabbiano). Il pesanulla è l’uomo nichilista, privo di peso ontologico, contrapposto alla ‘pesantezza mattutina’ che è invece la fatica feconda del vivere.
- Resistenza Ontologica: La poesia come difesa dell’umano nell’orrore.
- Etica del Mezzogiorno: La ricerca della luce totale e della verità senza schermi.
- Nuova Innocenza: Il superamento della morale convenzionale per una legge interiore.
- Nobile Isolamento: La ricchezza dell’istante che non necessita di testimoni.
Dà per scontato che esista una ‘nobiltà’ intrinseca nell’uomo che può essere attivata solo dal contatto con l’asprezza della natura e del pericolo.
Glossario:
- Sopramonte: Luogo fisico (Provenza) e metafisico di ascesa e resistenza.
- Pesanulla: Figura dell’indifferente o del mediocre che non incide sulla realtà.
- Mezzogiorno: L’istante della massima luce, simbolo di verità assoluta e presenza totale.



















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