La letteratura è un’invenzione moderna; essa si inscrive nelle convenzioni e istituzioni che, [per non ritenere che questo tratto], le assicurano in principio il diritto di dire tutto. La letteratura lega così il suo destino ad una certa non-censura, allo spazio della libertà democratica (libertà di stampa, libertà d’opinione, etc). Nessuna democrazia senza letteratura, nessuna letteratura senza democrazia. Si può sempre non volere né questa né quella e non si manca di farne a meno sotto tutti i regimi; non si può considerarle, né l’una né l’altra, come beni incondizionati e diritti indispensabili. Ma non si può, in alcun caso, dissociare l’una dall’altra. Nessuna analisi ne sarebbe capace. E ogni volta che un’opera letteraria è censurata, la democrazia è in pericolo: tutti sono d’accordo. La possibilità della letteratura, l’autorizzazione che una società le accorda, l’innalzamento del sospetto e del terrore al suo posto, tutto ciò va di pari passo – politicamente – con il diritto illimitato di porre tutte le domande, di sospettare tutti i dogmatismi, d’analizzare tutte le presupposizioni, fossero esse quelle dell’etica o della politica di responsabilità.
La possibilità della letteratura
Crediti

Ancora nessun commento