Two friendsEinstein sull’oceano. Un abisso sopra un altro abisso. Immobile, sul ponte della nave, con addosso un cappotto nero. È l’8 ottobre del 1933. Pochi giorni prima aveva parlato alla Royal Albert Hall di Londra. Era la prima volta, sarebbe rimasta l’ultima. Quante prime e ultime volte costellano, senza saperlo, la vita di ciascuno. Aveva parlato delle paure e dell’Europa. Aveva utilizzato, per esprimersi e comunicare con il pubblico, quel suo inglese ancora segnato da un marcato accento tedesco. Tra le mani, un foglio minuto. Aveva tenuto per la gran parte del tempo il viso rivolto verso il basso, per seguire il filo delle parole scritte. Probabilmente alla fine, sentendosi insicuro di quella lingua, aveva preferito scrivere e poi leggere. Voleva essere certo di quel che avrebbe detto e di ciò che avrebbero ascoltato gli uditori. Aveva condiviso una preoccupazione che lui, prima di molti altri, sentiva molto pressante: «Come possiamo salvare l’umanità e le sue conquiste spirituali, delle quali siamo gli eredi? Come si può salvare l’Europa da un nuovo disastro?» Forse era stato più facile indagare la relazione segreta tra il tempo e lo spazio, inoltrarsi nell’insondabile dell’universo, che dirimere il groviglio del male dell’uomo. C’erano stati gli applausi di tutti gli spettatori che avevano riempito all’inverosimile la sala. Oltre diecimila persone per raccogliere fondi e aiutare chi doveva fuggire. La paura e gli applausi. Frenetici e ripetuti. Ma si poteva essere soddisfatti di quegli applausi? In fondo quel battere di mani denunciava una preoccupazione condivisa, ma il modo con cui era scoppiato, quella frenesia, serviva a confessare, soprattutto a sé stessi, l’incapacità di trovare una risposta efficace a quella domanda cosí urgente e necessaria.

Crediti
 Federico Pace
 Controvento
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Quotes casuali

Dà angoscia il vivere di un consumato amore.
L'anima non cresce più.
Pier Paolo Pasolini
Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull'umanità, sul governo, sull'amministrazione municipale, su Moravia.Leonardo Sciascia
A ciascuno il suo
Non siamo animali, e a differenza di loro che hanno la propria immagine dentro, a noi l'immagine viene da fuori, è un riflesso. È specchiandoci l'uno nell'altra che ci riconosciamo. Se siamo maschi o femmine, lo sapremo dall'altro. E ciò che potremo fare ed essere a partire da questo si inscrive oggi nell'orizzonte della nostra libertà.Nadia Fusini
Uomini e donne. Una fratellanza inquieta