Egon Schiele ⋯
I due primi giorni accettai quello che avevo fatto, dalla foto in sé fino all’ingrandimento sulla parete, e non mi domandai neppure perché interrompevo ad ogni momento la traduzione del trattato di José Norberto Allende per ritrovare il viso della donna, le macchie oscure sulla spalletta. La prima sorpresa fu stupida; non mi era mai capitato di pensare che quando guardiamo una fotografia di fronte, gli occhi ripetono esattamente la visione e la posizione dell’obiettivo; sono cose queste che si danno per scontate, e nessuno si sofferma a ripensarle. Dalla mia sedia, con la macchina per scrivere davanti, fissavo la foto lì a tre metri di distanza; e allora mi venne in mente che mi ero esattamente nel punto di mira dell’obiettivo. Così andava bene; senza dubbio era il modo migliore per apprezzare una foto, anche se la visione in diagonale poteva avere i suoi incanti e magari anche le sue sorprese. Di tanto in tanto, per esempio quando non trovavo il modo di rendere in buon francese quello che José Norberto Allende diceva in così buon spagnolo, alzavo gli occhi e guardavo la foto; ora mi attirava la donna, ora il ragazzo, ora il selciato, su cui una foglia secca si era ammirevolmente situata per valorizzare un settore laterale. Allora riposavo un istante dal mio lavoro, e rientravo una volta di più in quella mattina che permeava la fotografia, ricordavo ironicamente l’immagine collerica della donna che esigeva la consegna della pellicola, la fuga ridicola e patetica del ragazzo, l’entrata in scena dell’uomo dalla faccia bianca…

Crediti
 • Julio Cortázar •
 • Le bave del diavolo •
 • SchieleArt •   •  •

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