Introduzione

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La parola psiche la incontriamo in Omero con riferimento all’ultimo respiro. psychein, infatti, è un verbo greco che significa respirare, e anche la parola corpo (in greco soma) era riferita unicamente al cadavere, nel senso che il corpo vivo per Omero, era un corpo nominato a partire dalle sue membra e dai suoi gesti, per cui, parla di gambe, di braccia, del timo, del diaframma. Ad esempio, scrive che Ettore presentì l’arrivo dei cavalli di Midone con il timo e il diaframma, oppure quando Ulisse va nell’Ade e incontra l’ombra di sua madre, Tre volte tentò di abbracciarla, ma tre volte, la psiché gli trasvolò, perché non ha consistenza, neppure nell’Ade, poiché i morti più ossa non hanno, né nervi, né muscoli. Questa è la situazione concepita da Omero, per cui l’uomo è solamente un corpo vivente, e con questo si esprime; un corpo dunque, che non è rappresentazione di uno scenario che si svolge altrove, e che potrebbe essere, ad esempio, l’anima.

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