Marcel Duchamp

Poiché la virtù è un fine, ed è desiderabile per se stessa, senza ricompensa e rimunerazione, soltanto per la soddisfazione immediata che reca, è necessario che ci sia qualche sentimento che la raggiunga, qualche gusto o sensazione interna, o come altro vi piaccia chiamarlo, che distingua il bene e il male morali e che abbracci l’uno e respinga l’altro. Così risultano facilmente accertati i confini precisi e i compiti della “ragione” e del “gusto“. La prima ci dà la conoscenza del vero e del falso; il secondo ci dà il sentimento del bello e del brutto, del vizio e della virtù. La prima scopre gli oggetti come realmente sono in natura, senza aggiungere o togliere nulla; l’altro ha una capacità produttiva e rendendo belli o brutti tutti gli oggetti della natura coi colori presi a prestito dal sentimento interno, mette capo, in certo modo, ad una nuova creazione. La ragione, essendo fredda e indifferente, non è movente per l’azione e dirige soltanto l’impulso che riceve dall’appetito o inclinazione mostrandoci i mezzi per conseguire la felicità o per evitare l’infelicità. Il gusto, poiché dà piacere o dolore, e fonda così la felicità o l’infelicità, diviene un movente per l’azione ed è la fonte prima o il primo impulso a desiderare e a volere. Muovendo da circostanze e da relazioni, note o supposte, la ragione ci conduce alla scoperta di altre circostanze e relazioni nascoste e sconosciute; una volta che tutte le circostanze e tutte le relazioni sono chiare davanti a noi, il gusto ci fa provare, muovendo da quest’insieme, un nuovo sentimento di biasimo o di approvazione.

Crediti
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