Egon SchieleL’indagine ossessiva condotta dall’ufficiale costituisce uno dei momenti psicologicamente più densi dell’intera narrazione, un episodio in cui la razionalità si scontra frontalmente con l’angoscia e la necessità di controllo si trasforma in compulsione inarrestabile. Il ritorno del protagonista sul teatro del crimine non rappresenta un semplice atto di prudenza o di verifica materiale, ma la manifestazione di un bisogno interiore profondo di rassicurazione, di conferma, di dominio su un evento che ha completamente sfuggito alla sua volontà. L’uomo sa razionalmente che il corpo della giovane è nascosto nella vegetazione, che la terra e le foglie lo coprono, che nessun testimone ha osservato nulla; tuttavia questa certezza logica non basta a placare il tormento che lo divora dall’interno. Deve tornare, deve osservare con i propri occhi, deve toccare con le proprie mani il luogo dove ha consumato l’atto fatale, deve assicurarsi che tutto sia rimasto immobile come lo ha lasciato. Questo bisogno di verifica continua è tipico della psicologia del colpevole: la responsabilità genera insicurezza, l’insicurezza genera bisogno di controllo, il bisogno di controllo genera comportamenti ripetitivi. Il tenente non può fidarsi della propria memoria, non può fidarsi del caso, non può fidarsi del tempo che passa e cancella le tracce.

La descrizione di questo ritorno è magistrale nella sua gradualità: tutto inizia con un pensiero fugace, un dubbio che si insinua nella mente del protagonista mentre svolge le sue normali attività militari. Poi il dubbio diventa necessità, la necessità diventa decisione, la decisione diventa azione. L’uomo si allontana dal campo con una scusa qualunque. Ma in realtà sta compiendo un pellegrinaggio oscuro verso il luogo della sua colpa, verso lo spazio che ha segnato per sempre la sua esistenza. Il cammino verso la boscaglia è descritto con una precisione quasi chirurgica: ogni passo, ogni sguardo, ogni respiro è carico di tensione e di significato. Il paesaggio abissino, che fino a quel momento era stato descritto come ostile e indifferente, si trasforma ora in complice silenzioso del crimine: gli alberi nascondono, le foglie coprono, le rocce proteggono. Ma questa complicità naturale non basta a rassicurare il protagonista: anzi, aumenta la sua paranoia, perché sa che la natura è imprevedibile, che il vento può spostare le foglie, che la pioggia può smuovere la terra, che gli animali possono scavare e scoprire. Questa consapevolezza lo rende ancora più ansioso, più ossessivo, più incapace di lasciare il luogo del delitto senza aver verificato ogni dettaglio.

Quando finalmente arriva nel punto esatto dove ha nascosto il corpo, il tenente si inginocchia e tocca il terreno con le mani tremanti. Le foglie coprono ancora la terra smossa, ma a lui sembrano diverse, più chiare, più evidenti, come se qualcuno le avesse spostate e poi rimesse a posto con cura. Questa percezione distorta è tipica dello stato paranoico: la mente del colpevole vede minacce ovunque, interpreta ogni dettaglio come segno di scoperta imminente, trasforma la realtà oggettiva in incubo soggettivo. Sa razionalmente che nessuno è passato di là, ma la sua mente angosciata gli dice il contrario, facendogli temere ciò che non è accaduto. Questo scollamento tra realtà oggettiva e percezione soggettiva è centrale nel romanzo: il tenente vive in due mondi contemporaneamente, quello reale dove il crimine è nascosto e quello immaginario dove è già stato scoperto. La colpa non è un fatto materiale che può essere verificato o smentito, ma una condizione esistenziale che abita la coscienza del colpevole indipendentemente dalle circostanze esterne.

Questo meccanismo psicologico è descritto con una precisione che anticipa le scoperte della psicanalisi: la compulsione a ritornare sul luogo del delitto non è semplice comportamento irrazionale, ma tentativo disperato di padroneggiare un trauma che ha sfuggito al controllo conscio. L’uomo cerca di ripetere l’esperienza del crimine in condizioni di maggiore sicurezza, di riviverla con maggiore consapevolezza, di dominarla attraverso la ripetizione. La boscaglia, che un tempo era stata luogo di incontro e di intimità, si trasforma ora in teatro di un incubo ricorrente dove il protagonista è condannato a rivivere all’infinito il momento del crimine, a rivedere il corpo e ripercepire il terrore di quel momento. Questa condanna alla ripetizione è tipica del trauma psicologico: chi ha commesso un atto estremo non può semplicemente andare avanti, dimenticare, rimuovere; è costretto a tornare, a rivivere, a rielaborare continuamente l’esperienza traumatica nella speranza impossibile di dominarla. Ma questa ricerca è destinata al fallimento, perché la colpa non è un fatto oggettivo che può essere dimostrato o smentito, ma una dimensione soggettiva dell’esistenza che abita la coscienza umana indipendentemente dalle prove materiali.

Glossario
Crediti
 Autori Vari
 Tempo di uccidere
  Un tenente italiano in Abissinia uccide accidentalmente Mariam, giovane indigena con cui ha avuto una fugace relazione. Incapace di redenzione, è perseguitato dalla colpa, simboleggiata da una ferita che non guarisce e dall’incontro con Johannes, vecchio saggio che incarna una coscienza giudicante. Il ritorno in patria si rivela prigionia interiore.
  Pubblicazione: 1947
 SchieleArt •   • 



Citazioni correlate

La politica reale forgiata in privato ⋯ 
Mentre gli elementi formali della democrazia sopravvivono, la politica e il governo scivolano sempre più nelle mani di élite privilegiate, le quali agiscono in un modo che non è dissimile da quello delle élite delle epoche pre-democratiche. La politica viene sempre più a rassomigliare a uno spettacolo accuratamente allestito per persuadere gli elettori a esprimere il proprio voto, lasciando che la politica reale venga forgiata altrove in privato.
 Colin Crouch  Postdemocrazia
 Scienza politica, Sociologia


La dignità del credente è non sparlare ⋯ 
È indegno di un credente insultare le reputazioni della gente ed è indegno maledire qualcuno, come è indegno sparlare di qualcuno, indegno ugualmente per un credente è il chiacchierare vanamente.
 Muhammad  Hadith
 Testi sacri, Islam, Hadith


Il fallimento è dare la colpa agli altri ⋯ 
Un uomo può fallire molte volte, ma non diventa un fallimento finché non comincia a dar la colpa a qualcun altro.
 William Seward Burroughs
 Beat generation, Aforisma sulla responsabilità


La ricerca della mano nell'intimità ⋯ 
In fondo alla miniera più segreta,
all'interno del frutto più distante,
nel vibrare della nota più discreta,
nella conchiglia più ritorta e risonante,
nello strato più denso di pittura
nella vena che nel corpo più ci sonda,
nella parola che dica più dolcezza,
nella radice che più scende, più nasconde,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
cerco la tua mano, decifro la causa
di non credere e volere, infine, intimità.
 José Saramago  Poesie
 Poesia, Letteratura portoghese, Lirica


Autonomia al riparo dal controllo ⋯ 
Quando ogni transazione ogni comunicazione ogni spostamento viene tracciato e analizzato la crittografia diventa l unico strumento disponibile per preservare uno spazio di autonomia decisionale al riparo dal controllo totale
 Alessandro Longo  La privacy è morta
 Saggistica, Tecnologia


Articoli correlati di Autori Vari
Tags correlati
Chiavi correlate
Categorie correlate
Riferimenti
Valuta:

Media: 0 (0 voti).