La ricerca
Non possiamo non convenire che la conclusione della ricerca smentisce sé stessa e decade anch’essa nel mito, ma una volta raggiuntala non ci è dato evitarla, senza cadere in contraddizioni ancora più manifeste. Allo stato attuale delle cose, insomma, dobbiamo riconoscere di non avere la capacità di uscire dal mito e di acconciarci a quello della ricerca come al meno dogmatico di tutti.
Ma come giustificare questa preferenza e quale significato dare alla minore dogmaticità? È chiaro che, dovendo il processo critico metter capo a un mito, ci si possa sentire autorizzati a concludere che un mito vale l’altro e che tanto vale risparmiarsi la nuova fatica. Ed è altrettanto chiaro che, in fatto di miti, l’asserire che uno sia meno mitico dell’altro non ha senso fino a quando di essi non possa farsi una valutazione in base a un criterio di carattere non mitico, che si è peraltro riconosciuto tuttora ignoto. Se non che, anche per queste obiezioni, se non è possibile opporvisi in maniera decisiva e non contraddittoria, non è neppure lecito accoglierle rinunziando alla preferenza per il mito della ricerca. E infatti tra questo mito e tutti gli altri non si può disconoscere una differenza essenziale che consiste nella esplicita consapevolezza del mito. Gli altri sono le presunte conclusioni definitive in cui la coscienza si acquieta, certa di aver trovato e di sapere in modo assoluto che cosa la realtà sia; questo, invece, è la conclusione consapevolmente contraddittoria di chi anela a negarla senza tuttavia riuscirvi, è il mito che aspira al proprio annullamento e che dopo aver negato tutti gli altri vede la necessità di negare sé stesso, ossia di terminare la ricerca per raggiungere davvero la realtà. È, insomma, e ancora una volta, la caduta nel mito, ma non più l’ingenua caduta di chi non sa di cadere, bensì quella di chi ne riconosce l’attuale necessità e vi si prepara nel modo più circospetto con l’intenzione di rialzarsi appena se ne intraveda il modo. Sì che contro di esso non vale il semplice processo di dissoluzione critica che ha via via liquidato gli innumerevoli miti affiorati nella storia del pensiero umano, ma potrà soltanto valere la conclusione delle conclusioni in cui la realtà diventerà assolutamente trasparente a sé stessa.
Laddove, in altri termini, per la critica del mito bastava il cogito cartesiano, rinnovantesi di filosofo in filosofo, per questo il processo critico è già esaurito nell’autocritica e l’unica possibilità di negazione è nell’ergo non ancora raggiunto. Il mito della ricerca è il pensiero che cerca Dio e che soltanto in Dio può vedere la sua ipotetica fine.

Crediti
 Ugo Spirito
 La vita come ricerca
 Pinterest •   • 

Valuta:
★★★★★

Media: 0 (0 voti).