Justin Rowe

A scuola si impara a leggere, punto; per il resto la lettura reale, quello che è il modo giusto di percorrerla, ossia viverla e non leggerla, o uno se la da, da sé, o non si da, si sa solo leggere.

Non necessariamente il classico ci insegna qualcosa che non sapevamo; alle volte vi scopriamo qualcosa che avevamo sempre saputo (o creduto di sapere) ma non sapevamo che l’aveva detto lui per primo (o che comunque si collega a lui in modo particolare). E anche questa è una sorpresa che dà molta soddisfazione, come sempre la scoperta d’una origine, d’una relazione, d’una appartenenza. Da tutto questo potremmo derivare una definizione del tipo: I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti. Naturalmente questo avviene quando un classico «funziona» come tale, cioè stabilisce un rapporto personale con chi lo legge. Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore. Tranne che a scuola: la scuola deve farti conoscere bene o male un certo numero di classici tra i quali (o in riferimento ai quali) tu potrai in seguito riconoscere i «tuoi» classici. La scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola. È solo nelle letture disinteressate che può accadere d’imbatterti nel libro che diventa il «tuo» libro. Conosco un ottimo storico dell’arte, uomo di vastissime letture, che tra tutti i libri ha concentrato la sua predilezione più profonda sul Circolo Pickwick, e a ogni proposito cita battute del libro di Dickens, e ogni fatto della vita lo associa con episodi pickwickiani. A poco a poco lui stesso, l’universo, la vera filosofia hanno preso la forma del Circolo Pickwick in un’identificazione assoluta. Giungiamo per questa via a un’idea di classico molto alta ed esigente: Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani. Con questa definizione ci si avvicina all’idea di libro totale, come lo sognava Mallarmé. Ma un classico può stabilire un rapporto altrettanto forte d’opposizione, d’antitesi. Tutto quello che Jean-Jacques Rousseau pensa e fa mi sta a cuore, ma tutto m’ispira un incoercibile desiderio di contraddirlo, di criticarlo, di litigare con lui. C’entra la sua personale antipatia su un piano temperamentale, ma per quello non avrei che da non leggerlo, invece non posso fare a meno di considerarlo tra i miei autori. Dirò dunque: Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui. Dunque, è classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno. È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

Crediti
 • Italo Calvino •
 • Pinterest • Justin Rowe  •  •

Similari
⋯  ⋯Sexistenza
191% Anna Maria TocchettoFrammentiJean-Luc Nancy
Esiste l’amore in tutta la sterminata estensione del termine, l’amore senza confini, l’amore per l’umanità, il mondo, la musica, il mare o la montagna, la poesia o la filosofia, che è essa stessa amore della sapienza. Non è così? Quest’ultima, a sua volta⋯
Mathias StomerPulviscolo di discorsi critici
150% FrammentiItalo Calvino
C’è una particolare forza dell’opera che riesce a farsi dimenticare in quanto tale, ma che lascia il suo seme. La definizione che possiamo darne allora sarà: I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimen⋯
 ⋯ Acquisire oggettività
62% Fernando PessoaFrammenti
Sebbene io appartenga, per anima, al linguaggio dei romantici, non trovo pace se non nella lettura dei classici. Il loro stesso rigore, attraverso cui si esprime la chiarezza, mi conforta non so bene di cosa. Colgo in essi un’impressione alacre di vita am⋯
⋯ Antichi Maestri ⋯Non guardi troppo a lungo un quadro
52% FrammentiThomas Bernhard
Guai a lei se legge con più penetrazione del solito, si rovina il gusto per tutto ciò che legge. Qualsiasi cosa lei legga, questo qualcosa alla fine diventa ridicolo, alla fine non ha più alcun valore. Si guardi bene dall’affrontare con troppa penetrazion⋯
István SándorfiOggetto della nostra esperienza
33% FrammentiStefano Zecchi
Non abbiamo bisogno di alcuna particolare conoscenza per sapere che il mondo in cui viviamo non è una illusione o un sogno. Proviamo però a spiegare questa credenza che si basa sull’esperienza personale con delle affermazioni che abbiano una validità che ⋯
 ⋯ Leviamoci questo pensiero
31% FrammentiLuigi Pirandello
Lo credevano senza cuore, perché egli non piangeva. Ma dimostrava forse il pianto la intensità del dolore? Dimostrava la debolezza di chi soffre. Chi piange vuol far conoscere che soffre, o vuole intenerire, o chiede conforto e commiserazione. Egli non pi⋯