⋯ Théodore Géricault ⋯

Il nostro tempo in un certo senso è un periodo in cui le scienze umane hanno assunto un’importanza, in teoria e in pratica, che non hanno mai conosciuto in precedenza. Ma queste scienze non sono mai riuscite a dire che cosa sia in fondo l’uomo in quanto tale. Quando si analizza il linguaggio dell’uomo non si scopre la natura, l’essenza o la libertà dell’uomo. Al loro posto si scoprono strutture inconsce che governano, senza che noi lo notiamo o lo vogliamo, senza che sia mai questione della nostra libertà o della nostra coscienza; strutture che decidono il disegno all’interno del quale noi parliamo. Quando uno psicoanalista analizza il comportamento o la coscienza in un individuo egli non trova l’uomo ma qualche cosa come una pulsione, un istinto, un impulso. Sono il meccanismo, la semantica o la sintassi di questi impulsi a essere svelati. Quello che ho voluto fare, ed è forse questo che ha suscitato tante proteste, è mostrare che nella storia stessa del sapere umano si poteva ritrovare lo stesso fenomeno: la storia del sapere umano non è rimasta nelle mani dell’uomo. Non è l’uomo ad avere coscientemente creato la storia del suo sapere, ma la storia del sapere e della scienza umana obbedisce anch’essa a condizioni determinanti che ci sfuggono. E, in questo senso, l’uomo non detiene più niente, né il suo linguaggio, né la sua coscienza e nemmeno il suo sapere. Questa spoliazione è uno dei temi più significativi della ricerca contemporanea.

Crediti
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