Joan MiróLa sopravvivenza della specie umana di fronte ai cataclismi ciclici planetari rappresenta senza dubbio una delle questioni più profonde, inquietanti e affascinanti sollevate dalla teoria dei disastri globali e ciclici. Mentre la distruzione su scala planetaria appare inevitabile, totale e apparentemente ineluttabile nella sua portata devastante, la storia geologica, archeologica e antropologica suggerisce con forza che piccoli gruppi selezionati di esseri umani abbiano sempre trovato, in modo sorprendente e resiliente, il modo di resistere, sopravvivere e perpetuare il filo della vita, diventando i semi preziosi, i custodi del sapere e i patriarchi da cui germoglia una nuova civiltà umana.

Questo processo di selezione naturale culturale, biologica e spirituale offre spunti affascinanti, profondi e potenzialmente illuminanti sulla resilienza intrinseca, l’adattabilità straordinaria e la ciclicità apparentemente inevitabile della storia umana attraverso i millenni. Le condizioni geografiche, ambientali e logistiche per la sopravvivenza durante un cataclisma globale e planetario sono estremamente specifiche, rare e difficili da soddisfare contemporaneamente.

Innanzitutto, il gruppo fortunato o previdente deve trovarsi in una posizione geografica particolarmente favorevole e protetta: zone di alta montagna lontane dalle coste oceaniche devastate dagli tsunami, valli interne profonde e protette circondate da rilievi naturali imponenti, o preferibilmente caverne naturali profonde, sistemi di grotte estese o rifugi sotterranei che offrono protezione multipla, stratificata e duratura dagli elementi distruttivi violenti e inarrestabili.

Questi rifugi naturali fortificati devono garantire isolamento termico efficace contro i cambiamenti climatici repentini e violenti, protezione fisica assoluta dai venti supersonici devastanti e dalle inondazioni oceaniche planetarie, e accesso garantito e duraturo a fonti d’acqua potabile sotterranee, sorgenti naturali o falde acquifere protette dall’inquinamento e dalla contaminazione.

La composizione demografica, genetica e sociale del gruppo di sopravvissuti rappresenta un secondo fattore critico, determinante e spesso sottovalutato per la sopravvivenza a lungo termine della specie umana. Comunità troppo piccole, composte da meno di trenta individui, rischiano inevitabilmente l’estinzione biologica per mancanza di diversità genetica sufficiente, endogamia pericolosa e carenza critica di competenze pratiche essenziali; gruppi troppo numerosi, superiori a cinquecento individui, faticano drammaticamente a sostenersi con risorse naturali limitate, scarse e rapidamente esauribili in ambienti ostili, post-cataclismatici e impoveriti.

L’equilibrio demografico e sociale ideale sembra essere una comunità coesa, organizzata e resiliente di cinquanta-duecento individui con una distribuzione equilibrata, strategica e sostenibile di età, sesso biologico, abilità pratiche complementari e conoscenze specialistiche. La presenza vitale di anziani saggi con conoscenze tradizionali antiche, memoria storica orale e saggezza accumulata, adulti in età produttiva fisicamente forti con competenze pratiche immediate e versatili, e giovani sani, fertili e con capacità di adattamento rapido e apprendimento veloce rappresenta un mix demografico, genetico e culturale ottimale, equilibrato e sostenibile per la sopravvivenza biologica e culturale a lungo termine della specie umana.

Le competenze pratiche, manuali e di sopravvivenza necessarie per sopravvivere in un mondo post-cataclisma, privo di tecnologia avanzata, infrastrutture moderne e catene di approvvigionamento globali, sono sorprendentemente simili, identiche e perfettamente sovrapponibili a quelle delle società preindustriali, tribali e tradizionali che hanno caratterizzato la maggior parte della storia umana. Caccia sostenibile, pesca artigianale, agricoltura rudimentale ma efficace, costruzione di rifugi naturali e protetti, medicina naturale basata su erbe e rimedi tradizionali, lavorazione del legno, della pietra, dell’osso e della pelle diventano abilità fondamentali, vitali e insostituibili quando le tecnologie avanzate, l’energia elettrica e le infrastrutture moderne scompaiono completamente e irreversibilmente.

Questo spiega in modo coerente e plausibile perché molte culture tradizionali, indigene e isolate abbiano conservato ostinatamente pratiche antiche apparentemente obsolete, inefficienti o superate nell’era moderna: potrebbero rappresentare consapevolmente o istintivamente un’assicurazione biologica, culturale e spirituale contro futuri collassi civili, disastri globali e regressioni tecnologiche inevitabili.

La coesione sociale, psicologica e culturale rappresenta forse il fattore più importante, determinante e spesso decisivo per la sopravvivenza a lungo termine di un gruppo umano in condizioni estreme di stress, scarsità e pericolo costante. Gruppi frammentati, divisi e indeboliti da conflitti interni violenti, gerarchie rigide, oppressive e ingiuste, o mancanza di solidarietà, empatia e cooperazione reciproca hanno probabilità statistiche minime, quasi nulle, di resistere a periodi prolungati di difficoltà estrema, privazioni continue e pressioni ambientali insostenibili.

Le comunità che sopravvivono miracolosamente e prosperano lentamente mostrano invece forti legami di parentela biologica o affinità culturale condivisa, distribuzione equa, trasparente e meritocratica delle risorse scarse e preziose, leadership basata sul merito, sulle competenze pratiche dimostrate e sulla saggezza accumulata piuttosto che sullo status sociale, la ricchezza materiale o il potere politico precedente al cataclisma, e una visione condivisa, ottimista e orientata al futuro del destino collettivo del gruppo.

Questi elementi fondamentali creano un tessuto sociale resiliente, coeso, adattabile e capace di affrontare sfide apparentemente insormontabili, crisi continue e avversità estreme senza frammentarsi, collassare o estinguersi. La memoria storica, culturale e spirituale svolge un ruolo cruciale, insostituibile e sacro nel processo di ricostruzione civile, culturale e spirituale dopo un cataclisma globale.

I sopravvissuti fortunati, saggi e previdenti che custodiscono gelosamente frammenti di conoscenza antica, tecnologie perdute, storie orali, miti fondativi o pratiche rituali ancestrali diventano automaticamente i custodi sacri, i sacerdoti laici e i patriarchi di un patrimonio culturale, scientifico e spirituale che altrimenti andrebbe perduto per sempre, irrimediabilmente e definitivamente nella notte dei tempi.

Glossario
Crediti
 Autori Vari
 La storia di Adamo ed Eva
  Chan Thomas espone una teoria secondo cui la Terra subisce ciclicamente catastrofici slittamenti dei poli. Questi eventi distruggono civiltà avanzate cancellando la storia umana quasi istantaneamente. L'autore utilizza prove geologiche per dimostrare che il prossimo disastro è imminente. Il testo suggerisce che figure storiche conoscevano questa verità e tentavano di avvisare l'umanità sul destino inevitabile e sulla natura precaria del nostro pianeta instabile e mutevole oggi.
  Pubblicazione: Gennaio 1965
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