
Sono di carattere tragico e taciturno. Nella mia giovinezza ho conosciuto periodi di profonda tristezza. Ora ho raggiunto un certo equilibrio, ma tutto mi disgusta: la vita mi sembra assurda.
[Non è razionale, è semplicemente il mio modo di sentire le cose. Sono un pessimista, penso che tutto andrà sempre a finire molto male.]
Se c’è qualcosa di umoristico nella mia pittura, non l’ho cercato consapevolmente. Questo umorismo deriva forse dal fatto che provo il bisogno di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. È una reazione, ma è involontaria.
Quel che invece è voluto in me, è la tensione dello spirito. Ma è essenziale, a mio avviso, non provocarla con mezzi chimici, come il bere o la droga.
L’atmosfera propizia a questa tensione io la trovo nella poesia, nella musica, nell’architettura – Gaudì, per esempio, è straordinario -, nelle mie passeggiate quotidiane, in certi rumori: il rumore dei cavalli nei campi, lo scricchiolio delle ruote di legno dei carri, i passi, le grida nella notte, i grilli.
Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote, tutto quello che è spoglio mi ha sempre profondamente impressionato.»







Ancora nessun commento