Egon SchieleQuando uscivo presto al mattino per comprarmi un po’ di pane, le incontravo di ritorno dalla città. Spesso le invitavo in baracca per prendere un tè. Era l’occasione per parlare insieme, facendo loro notare il rischio di contrarre l’Aids. «Non occorre che ce lo ripeta,» mi rispondevano un po’ seccate. «Lo sappiamo: moriremo tutte di Aids.» In particolare, ricordo bene quando una ragazza mi disse: «Alex, prendi un foglio e scrivi il mio nome: Njeri Njoki, morta per Aids. Poi su un altro foglio scrivi: Njeri Njoki, morta per fame. Arrotola quei due pezzetti di carta e poi prendine uno e leggilo». Prima che riuscissi a farlo, però, lei mi fermò: «Sai quale dei due è il foglio dove hai scritto: ‘Morta per Aids’? Dammelo, mi disse. Almeno avrò qualche anno di vita in più…». Avrei voluto sprofondare: mi sentivo un verme. Io, come prete, sarei il puro, il casto, l’uomo di Dio che può celebrare l’Eucaristia e mangiare il suo Gesù. Loro no, sono prostitute. Eppure, riflettevo fra me e me, io sono un prete bianco, parte di un sistema economico-finanziario che crea questo pianeta di baraccopoli e che obbliga queste ragazzine a prostituirsi per poter vivere! Tutta la teologia morale che mi era stata insegnata, di fronte a queste storie, si sgretolava, andava in pezzi. Mi sembrava di non riuscire più a comprendere, di non capire più nulla.
Eppure, sono state proprio queste ragazzine a regalarmi squarci incredibili sul Mistero che ci circonda.

Riporto solo un esempio significativo: una sera arrivarono in baracca due persone per dirmi che una ragazzina, Florence, stava molto male. Tutte le sere andavo a celebrare l’Eucaristia nelle baracche dei malati di Aids, insieme alla piccola comunità del luogo. Promisi che sarei andato subito e, accompagnato da altri due preti, la raggiunsi. Florence era stata spinta a undici anni nel giro della prostituzione dalla mamma che aveva bisogno di soldi. A quindici anni le fu diagnosticata l’Aids. Era già notte quando arrivai nella sua baracca. Lei non sapeva che sarei andato, bussai. Sentii una vocina tenue: «Karibu!» (Benvenuto!). Aprii la porta. E, siccome era tutto buio, dissi: «Florence, jambo?» (come stai?). Mi rispose: «Ma sei tu, Alex! Che bello!». Lentamente entrai, brancolando nel buio. Poi la intravidi sdraiata sul suo lettino. Stava molto male. Mi avvicinai, le dissi: «Florence, accendi questo cero perché possiamo vedere». Lei lo accese. E apparve il suo volto, un viso molto bello, ma ora deformato dalle pustole. «Prega, Florence!» le sussurrai, e lei, con il cero in mano, iniziò una preghiera di struggente bellezza. Sul mio letto di morte non riuscirò a recitare preghiere così belle! Quando terminò, le chiesi: «Florence, chi è Dio per te?». «Mungu, ni mama» (Dio è mamma), fu la sua risposta, che mi lasciò sbigottito. Florence stava morendo, da sola, a diciassette anni, in una baracca, mentre la sua stessa mamma l’aveva abbandonata pochi giorni prima. Mi feci coraggio e le domandai: «Ma allora chi è il volto di Dio per te oggi?». Lei sprofondò in un silenzio che sembrava non finisse mai. Tenevo gli occhi fissi sul suo volto che improvvisamente sbocciò in un sorriso bellissimo: «Sono io il volto di Dio». E così celebrammo insieme l’Eucaristia.

Glossario
Crediti
 Alex Zanotelli
 Lettera alla tribù bianca
  Scoprire il Mistero
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La voce che tace se ascoltata ⋯ 
Quale voce viene sul suono delle onde
che non sia la voce del mare?
È la voce di qualcuno che ci parla,
ma che se ascoltiamo tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.
E solo se mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.
Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
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tace la voce e solo c'è il mare.
 Fernando Pessoa  Poesie di Álvaro de Campos
 Modernismo, Poesia, Eteronimi


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Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
Tesi centrale: Il superamento della morale formale e dottrinale attraverso l’incontro con la sofferenza estrema, che rivela il volto di Dio negli ‘ultimi’.
Premesse: La contrapposizione tra il ruolo del prete (puro/bianco/privilegiato) e la realtà delle prostitute di Nairobi.
Argomentazioni: 1. Il dilemma tragico della scelta tra Aids e fame (Njeri Njoki); 2. La responsabilità del sistema economico occidentale nella creazione della miseria; 3. L’esperienza mistica della preghiera e della rivelazione di Florence.
Conclusioni: La teologia si sgretola di fronte alla realtà, ma il Mistero si manifesta proprio dove l’umanità è più piagata: la vittima diventa l’immagine stessa della divinità.
Analisi del flusso
Il testo ha un andamento esperienziale e rivelatore. Inizia con il quotidiano (il tè, la prevenzione), passa attraverso un climax di crisi intellettuale e morale (lo sgretolamento della teologia insegnata) e culmina in un episodio epifanico (la morte di Florence). La transizione dal piano sociopolitico a quello puramente spirituale è mediata dal senso di colpa e dall’umiltà del narratore.
Segmentazione
  1. Incontro mattutino: Il fallimento della prevenzione astratta di fronte alla fame.
  2. Crisi d’identità: Il prete bianco come parte del sistema oppressivo.
  3. La visita notturna: Florence e la baracca come luogo liturgico.
  4. La domanda ontologica: Dio come madre e l’io come volto di Dio.
  5. Epilogo: L’Eucaristia come condivisione del dolore e della bellezza.
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
Il ‘foglietto arrotolato’ è la metafora del destino cinico imposto dalla povertà: non c’è scelta morale, solo differimento della morte. La ‘baracca buia’ illuminata dal cero simboleggia la luce della grazia che emerge dalla degradazione fisica (le pustole). La frase ‘Sono io il volto di Dio’ è un’affermazione di dignità ontologica suprema: la vittima assoluta si riconosce come Imago Dei, ribaltando la gerarchia sacrale tradizionale.
Decodifica del lessico
Registro narrativo-confessionale. Uso di termini che denotano vergogna (‘verme’, ‘sprofondare’, ‘sgretolarsi’) in contrasto con la bellezza attribuita alle prostitute (‘viso bellissimo’, ‘struggente bellezza’). Linguaggio swahili (‘Karibu’, ‘Mungu’) che radica la narrazione nel contesto vissuto e ne sottolinea l’autenticità.
Identificazione dei temi
Temi principali: 1. La Teologia della Liberazione vissuta; 2. Il Paradosso della Croce (Dio morente nella baracca); 3. Il Fallimento della Morale Accademica; 4. La Responsabilità Globale (il prete parte del sistema).
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
Il narratore presuppone che l’Eucaristia abbia ancora un senso profondo anche quando la struttura teologica crolla. Dà per scontato un legame causale diretto tra il sistema finanziario occidentale e la prostituzione minorile a Nairobi, assumendo su di sé il ‘peccato collettivo’ dell’uomo bianco.
Valutazione argomentativa
L’argomentazione non è razionale ma testimoniale. La forza risiede nell’onestà brutale del confronto tra la ‘teoria della virtù’ e la ‘prassi della sopravvivenza’. La coerenza interna è garantita dal ribaltamento della prospettiva: non è il prete che porta Dio ai poveri, ma i poveri che rivelano Dio al prete.
Contestualizzazione
Padre Alex Zanotelli è figura chiave del missionarismo critico. Il testo si inserisce nella spiritualità delle periferie di fine XX secolo e inizio XXI, riflettendo temi cari a figure come don Andrea Gallo o la teologia del popolo, dove l’ortoprassi (agire giusto) precede l’ortodossia (pensare giusto).
Rielaborazione e Output
Estrazione di citazioni e glossari
Citazioni chiave: ‘Tutta la teologia morale che mi era stata insegnata… andava in pezzi’; ‘Sono io il volto di Dio’.
Glossario: 1. Mungu, ni mama: ‘Dio è mamma’, espressione swahili di una divinità accogliente e generativa; 2. Sistema economico-finanziario: In questo contesto, l’insieme di forze globali che perpetuano l’estrema povertà nelle zone post-coloniali.
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