È nel punto mobile e preciso - in cui tutti gli eventi si riuniscono così in uno solo - che si opera la trasmutazione
La psicopatologia rivendicata dal poeta non è un sinistro piccolo incidente del destino personale, un inciampo individuale. Non è il camion del lattaio che, passandogli sul corpo, l’ha lasciato infermo, sono i cavalieri dei Cento Negri pogromizzanti i loro antenati nei ghetti di Vilno… i colpi che ha ricevuto sulla testa non derivano da una rissa di strada, ma dalla polizia che caricava i manifestanti… se egli grida come un sordo geniale, è perché le bombe di Guernica e di Hanoi l’hanno assordato…

È nel punto mobile e preciso, in cui tutti gli eventi si riuniscono così in uno solo, che si opera la trasmutazione: il punto in cui la morte si rivolge contro la morte, in cui il morire è come la destituzione della morte, in cui l’impersonalità del morire non segna più soltanto il momento in cui io mi perdo fuori di me, ma il momento in cui la morte si perde in sé stessa, e la figura che la vita più singolare assume per sostituirsi a me.

Questo sforzo per elevare la morte a sé, per far coincidere il punto in cui essa si perde in sé e io mi perdo al di fuori di me, non è un semplice problema interiore, ma implica un’immensa responsabilità verso le cose e solo la loro mediazione lo rende possibile…

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