La vecchiaia e la paura di morire
Uno di questi giorni, mentre passeggiavo nella zona Gran Madre di Torino la mia attenzione era attratta dalla quantità di donne rifatte che incontravo. Con il termine rifatta s’intende una persona che si è sottoposta a interventi chirurgici migliorativi dell’aspetto, di norma al volto e al seno. Di donne che si rifanno parti del corpo oramai ce ne sono un gran numero, anche fra le più giovani, ma quello delle ragazze di vent’anni con le tette rifatte è un discorso un po’ differente, che magari tratteremo un’altra volta. Adesso preferisco focalizzarmi sulle donne di una certa età che cercano di rallentare l’invecchiamento.
Come stiamo verificando in questi mesi, viviamo in una società della paura, una paura di morire che è costantemente presente, ma che sta emergendo (questo è il significato del termine emergenza) in maniera sempre più evidente e a tratti grottesca in quest’ultimo scorcio dell’Era dei Pesci. Esattamente come per la paura di infettarsi, dietro la paura di invecchiare c’è sempre quella di morire. L’apparato psicofisico teme di non essere più.
Sia ben inteso che non sono qui a giudicare la persona e le sue scelte, in quanto ognuno di noi compie delle scelte che, a un livello assoluto, sono sempre sacre. Mi occupo unicamente di aiutarvi a fare dei collegamenti che vi possono essere utili dal punto di vista evolutivo.
Quando si invecchia, capita a tutti di fare i conti con le proprie paure e i propri attaccamenti. Solitamente capita prima – e più in profondità – alle donne piuttosto che agli uomini. L’uomo guadagna in fascino con il passare dell’età, mentre per molte donne dopo i 50 anni inizia un vero e proprio calvario. Perché accade questo, ossia, perché nessun uomo a 50 anni si considera vecchio, mentre una donna guarda i suoi seni cadenti e comincia ad accarezzare l’idea di utilizzare la chirurgia («perché quella presentatrice l’ha fatto… perché anche la mia amica l’ha fatto…»)?
La donna che non si è aperta alla sua anima è destinata a vivere molto male la seconda parte della sua vita. La donna, oltre che essere una sacerdotessa naturale (non tutte le donne sono già state sacerdotesse nelle vite precedenti, ma ciò non toglie che farsi canali dello spirito sia nella loro natura), è chiamata a una disidentificazione dai suoi gusci mortali… più rapida e più radicale rispetto all’uomo. Se non vuole vivere nella frustrazione, deve abbandonare la comune idea di bellezza ed entrare completamente nel Cuore. Allora la sua vita si svolgerà su un’ottava superiore, ossia su piano superiore rispetto alle sue amiche; un piano sul quale prova gioia e dal quale proietta gioia intorno a sé. Ho conosciuto donne – poche, devo ammettere – pienamente soddisfatte di sé anche a sessant’anni e oltre, non perché avessero rivolto i loro interessi unicamente al lavoro (un modo per scappare dal confronto con l’età), ma perché il loro Cuore le aveva fatte restare delle gioiose ragazzine interiormente. Questo faceva sì che attirassero sia amici che pretendenti.
L’uomo – simbolicamente, il mago – è energeticamente strutturato per acquisire un magnetismo maggiore con la maturità (sono davvero pochi i ragazzini che possono essere considerati affascinanti da una donna). Perfino dal punto di vista fisico, la sua forza muscolare aumenta fino a dopo i quarant’anni. La donna, come dicevamo, è invece strutturata per attirare l’attenzione del mago fin da giovane, attraverso la sua bellezza. Nell’esoterismo è risaputo che più la sacerdotessa è giovane e pura, più è efficace nel rendersi canale di qualcosa di superiore. Anticamente veniva considerata una caratteristica indispensabile anche la verginità.
Se non progredisce anche dal punto di vista della coscienza e passa dalla purezza fisica alla purezza del cuore, la donna con l’età perde progressivamente efficacia come sacerdotessa. L’uomo invece diviene un mago migliore proprio grazie al trascorrere dell’età e all’esperienza accumulata. Nell’uomo comune questo si dovrebbe tradurre in un maggiore successo nel lavoro e nell’ottenimento della sicurezza materiale. Ciò spiega su quali radici esoteriche poggiano i luoghi comuni per cui la donna tende a considerare preziose la sua verginità e la sua bellezza, mentre l’uomo non vede l’ora di disfarsi della sua verginità e non considera la bellezza fisica come una caratteristica essenziale per la propria realizzazione in società e sul lavoro.
Naturalmente, anche l’uomo, se resta un uomo ordinario e non si preoccupa di compiere un viaggio interiore lungo la sua vita, a un certo punto comincerà a dispiacersi del decadimento dei suoi gusci; semplicemente, gli accadrà più tardi, ma gli accadrà comunque.
L’autentica sacerdotessa resta sacerdotessa per sempre e l’autentico mago resta mago per sempre. La loro felicità non dipende dalle rughe e continuano a sentirsi utili e realizzati anche quando le tette e il pisello si offrono generosamente agli impietosi effetti della forza di gravità!

Crediti
 • Salvatore Brizzi •
 • Pinterest • Francisco Goya  •  •

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