Abderrahim Rhazali ⋯
Quelli che noi chiamiamo filosofi “pirroniani“, con denominazione greca si dicono “scettici“, ciò significa qualcosa, come “ricercatori”, “osservatori”. Essi infatti non giungono a nessuna conclusione, non fissano alcuna definizione: stanno sempre a ricercare e osservare che cosa mai, tra tutte le cose, sia passibile di conclusione e definizione. Ritengono pure di non vedere né udire effettivamente nulla bensì di subire l’impressione di vedere e udire, e sulla qualità e la specie di ciò che produce in loro tali impressioni sono incerti e non escono dal dubbio; la credibilità e la verità di ogni cosa, dato che i segni del vero e del falso sono mescolati e confusi, è secondo loro talmente inafferrabile che chiunque non sia sconsiderato e non faccia getto del proprio discernimento deve far tesoro della frase che usava pronunciare, il fondatore della loro scuola, Pirrone “La tal cosa non sta in questo modo più che in quest’altro o in nessuno dei due“. Gl’indizi e le autentiche proprietà di ogni cosa non si possono, secondo loro, né conoscere né percepire; e appunto questo essi si sforzano d’insegnare e di mostrare in molti modi. È una questione annosa, dibattuta da molti autori greci, se e quanta differenza ci sia tra i filosofi pirroniani e gli accademici: gli uni e gli altri vengono detti “scettici“, “sospensivi“, “dubitativi“, dato che gli uni e gli altri, nulla affermano e nulla ritengono afferrabile. Da ogni cosa, dicono, procedono delle visioni, “fantasie“, ma non già in relazione alla natura delle cose in sé, bensì, in relazione all’impressione dello spirito e del corpo di coloro a cui quelle visioni provengono. Perciò, essi dicono, tutte senza eccezione le cose che muovono i sensi umani sono “cose in relazione a qualcosa“. Questa frase vuol dire che non esiste nulla affatto che possieda un’ esistenza autonoma o che abbia una propria facoltà o natura: tutte le cose, assolutamente, sono relative a qualcosa e, appaiono tali, quale è la loro apparenza mentre sono vedute, e quali, prendono forma nei nostri sensi, a cui esse sono arrivate, non già in sé, donde sono partite. Infine, gli accademici è come se affermassero appunto il fatto che nulla si può afferrare, concludessero che nulla può essere concluso, mentre i pirroniani dicono che nemmeno questo può risultare vero, in nessun modo: perché la verità appare inesistente.

Crediti
 • Aulo Gellio •
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