La vita era così semplice
Come si guarda qualcosa che non si rivedrà più? Come si fa a dimenticare quello che non si è mai posseduto? Così, semplicemente. Semplice come voler rivedere Carlos un’altra volta mentre attraversa la strada e le sorride laggiù. La vita era così semplice e così stupida allo stesso tempo. Quello scorcio di città a centottanta gradi era il fondale in cinerama di un finale insulso. Come le sarebbe piaciuto piangere, in quel momento, sentire il cellofan tiempido delle lacrime che cadeva in un velo sudicio come un soffice e piovoso telone sulla città altrettanto sudicia. Come le sarebbe piaciuto che tutto il suo dolore ingabbiato rotolasse fuori in almeno una lacrima d’amarezza. Sarebbe stato più semplice partire, lasciando una piccola pozza di pianto, una minuscola pozzanghera di tristezza acquosa che nessuna CNI potesse identificare. Perché le lacrime delle fate non avevano identità, colore, sapore, non irrigavano nessun giardino di illusioni. Le lacrime di una fata orfana come lei non vedevano mai la luce, non si sarebbero mai trasformate in mondi umidi asciugati dalla carta assorbente delle pagine letterarie. Le lacrime delle fate sembravano sempre finte, lacrime interessate, pianto di pagliacci, lacrime artificiose, complemento esteriore di emozioni eccentriche.

Crediti
 • Pedro Lemebel •
 • Ho paura torero •
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