La vita fugge continuamente
– Quello che mi resta dentro, soprattutto delle biografie che scrivo – continuò Dubin, – a parte quanto si impara rispetto alla mappa delle esistenze umane, le svolte inaspettate e le pieghe drammatiche che prendono, i modi gioiosi con i quali si compiono e quelli tragici dai quali vengono funestate… – gli occhi del biografo si offuscarono per un momento e dovette liberarsi, tossendo, da una raucedine di gola – … quello che mi resta dentro soprattutto è il fatto che la vita fugge continuamente, e che i nostri destini vengono manipolati fino a spezzarci il cuore da eventi che non possiamo prevedere né dominare, per cui siamo sempre penosamente vulnerabili di fronte a ciò che accadrà. Perciò quello che dicono i poeti, di cogliere l’attimo, cara Fanny, è incredibilmente vero. Se non vive la sua vita nella pienezza o, per qualsiasi ragione, non l’ha vissuta, se ne pentirà – soprattutto invecchiando – per tutti i giorni a venire.
– Lei se né pentito? – gli domandò la ragazza serenamente.
Dubin la fissò con uno sguardo grave.
– Me ne pentirei in modo intollerabile se non fossi coinvolto nelle vite altrui.
– Nei suoi libri, vuol dire?
– Sì, in gran parte ma non solo.
– Ed è questo che le dà la sua grande carica? Per me la vita è quello che uno fa. Voglio godermela e non voglio ricavare nessuna lezione, nessuna morale della favola.
– Dubin per un attimo si sentì deluso, scoraggiato.
Lei, però, sembrava colpita da lui: le si ravvivò il colore sulle guance, e negli occhi parve comparire qualcosa di simile all’affetto.
Dubin, d’impulso, prese un libro da uno degli scaffali.
– Gradisca, -disse, porgendoglielo – una copia della mia prima opera: Vite
Brevi. In questo volume nessuno arriva a quarant’anni.
Dopo un attimo d’esitazione, la ragazza prese il libro e se lo premette sul seno.

Crediti
 Bernard Malamud
 Le vite di Dubin
 SchieleArt •   • 

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