La vita vera si sporge sull'oscurità
Ieri, rientrando, ho trovato sopra la mia cassetta della posta un pacchetto mal confezionato con carta di giornale. L’ho preso perplessa. Niente testimoniava che era stato lasciato per me e non per qualche altro inquilino. Non c’era un biglietto d’accompagnamento e nemmeno il mio cognome segnato a penna da qualche parte. Ho aperto con cautela un lato del cartoccio ed è bastato. Tina e Nu sono schizzate fuori dalla memoria prima ancora che le liberassi del tutto dalla carta di giornale. Ho riconosciuto subito le bambole che una dietro l’altra, quasi sei decenni prima, erano state gettate in uno scantinato del rione. Erano proprio le bambole che non avevamo mai ritrovato, sebbene fossimo scese sotto terra a cercarle. Erano quelle che Lila mi aveva spinto ad andare a riprendere fino a casa di don Achille, orco e ladro, e don Achille aveva sostenuto di non averle mai prese, e forse si era immaginato che a rubarcele fosse stato suo figlio Alfonso, e perciò ci aveva risarcito con del denaro perché ce ne comprassimo altre. Però noi con quei soldi non avevamo comprato bambole ma Piccole donne, il romanzo che aveva indotto Lila a scrivere La fata blu e me a diventare ciò che ero oggi l’autrice di molti libri . L’atrio del palazzo era silenzioso, non arrivavano voci o rumori dagli appartamenti. Mi sono guardata intorno in ansia. Volevo che Lila sbucasse dalla scala o dalla guardiola deserta del portiere, magra, grigia, la schiena curva l’ho desiderato più di ogni altra cosa ma non è accaduto e sono scoppiata a piangere. Ecco cosa aveva fatto : mi aveva ingannata, mi aveva trascinata dove voleva lei, fin dall’inizio della nostra amicizia. Per tutta la vita aveva raccontato una sua storia di riscatto, usando il mio corpo vivo e la mia esistenza. O forse no. Forse quelle due bambole che avevano attraversato oltre mezzo secolo ed erano venute fino a Torino, significavano solo che lei stava bene e mi voleva bene, che aveva rotto gli argini e finalmente intendeva girare il mondo ormai non meno piccolo del suo, vivendo in vecchiaia, secondo una nuova verità, la vita che in gioventù le avevano vietato e si era vietata. Sono salita in ascensore, mi sono chiusa nel mio appartamento. Ho esaminato le due bambole con cura, ne ho sentito l’odore di muffa, le ho disposte contro i dorsi dei miei libri. Nel constatare che erano povere e brutte mi sono sentita confusa. A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull’oscurità. Ho pensato : ora che Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più. –

Crediti
 • Elena Ferrante •
 • Storia della bambina perduta •
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