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La pianta sviluppa in via ascensionale la sua manifestazione dalla gemma, dal tronco e dalle foglie, sino al fiore e al frutto: il frutto a sua volta è principio di una nuova gemma, di un nuovo individuo, destinato a ripercorrere la vecchia via, e così per un tempo infinito. Identico è il corso di vita dell’animale: la procreazione è il suo culmine: raggiunto questo fine, la vita del primo individuo si estingue più o meno rapidamente, mentre un essere nuovo garantisce alla natura la conservazione della specie e ricomincia lo stesso fenomeno. Di tal natura sono infine gli sforzi e i desideri umani, che ci illudono facendoci brillare innanzi la loro realizzazione come meta ultima del volere; ma non appena soddisfatti, cambiano fisionomia; dimenticati, o relegati tra le anticaglie, vengono accantonati come illusioni svanite. Fortunato abbastanza colui al quale resti ancora da accarezzare qualche desiderio, qualche aspirazione: potrà continuare il perpetuo passaggio dal desiderio all’appagamento e dall’appagamento al desiderio, gioco che lo renderà felice se il passaggio è rapido, infelice se lento; se non altro non cadrà in quella paralizzante stasi che è sorgente di stagnante e terribile noia, di desideri vaghi, senza oggetto preciso, e di languor mortale. In conclusione: la volontà, quando la conoscenza la illumina, sa sempre ciò che vuole «qui» e «ora», ma non sa mai ciò che vuole in generale. Ogni atto singolo ha uno scopo, la volontà nel suo insieme non ne ha nessuno.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
 • Il mondo come volontà e rappresentazione •
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