L’incontro con l’Ombra
L’albedo corrisponde ad un processo di distillazione dell’Io dall’inconscio. Se l’opera al nero ha consentito di sperimentare una sorta di morte della propria vecchia personalità, con l’albedo comincia un processo di rinascita che porta un nuovo e più ampio senso della vita e di ciò che siamo soliti chiamare conoscenza. L’albedo è in certo qual modo come l’alba: adesso si riesce a scrutare nell’oscurità, nell’Ombra, e ciò è già di per sé un’illuminazione, ossia un ampliamento della coscienza tramite l’integrazione di componenti della personalità rimaste inconsce fino a quel momento. Ma l’incontro con l’Ombra e le intime motivazioni che ne scasturiscono, non sono prive di incognite…, provocano inquietudine, disagi psichici, conflitti interiori, infelicità e per placarsi, da segrete, inconsce, devono emergere e divenire consapevoli. La falsità, le depravazioni morali e sessuali, l’odio, l’invidia, e tutto ciò che non avremmo mai voluto scoprire di essere, ce lo ritroviamo come un oscuro compagno della nostra stessa esistenza: precipitiamo in un vuoto e non senso, in cui il Piombo ed il Mercurio ritornano sotto forma di Demoni che ci riversano addosso i loro vapori velenosi. Ci sentiamo spodestati dalla nostra confort zone, sulla quale avevamo posizionato il piedistallo il nostro Io, e ci ritroviamo soli a cospetto della confusa potenza dell’inconscio. Ci sentiremo sperduti, ma tale smarrimento è la conditio sine qua non di ogni rinnovamento dello spirito e della personalità, poichè rappresenta il primo contatto cosciente con la propria Ombra. L’Ombra è in verità come una gola montana, una porta angusta la cui stretta non è risparmiata a chiunque discenda alla profonda sorgente.(…).Per quanto riguarda la coscienza, siamo padroni di noi stessi, sembriamo addirittura noi i fattori (dèi); ma se varchiamo la porta dell’ombra, ci accorgiamo con spavento che di questi fattori siamo oggetto. Apprendere questa verità è decisamente sgradevole; nulla ci delude più della scoperta della nostra insufficienza. Essa può perfino far nascere un panico primitivo, in quanto la supremazia della coscienza, oggetto della nostra fede e della nostra timorosa cura, segreto del successo umano, si trova pericolosamente messa in dubbio. Siccome però l’ignoranza non è garanzia di sicurezza, ma anzi aumenta l’insicurezza, è molto meglio, nonostante la paura, renderci conto che siamo minacciati. Un problema ben impostato è già mezzo risolto. In ogni caso, sappiamo allora che il pericolo maggiore che ci minaccia sta nel non poter prevedere le reazioni della psiche…

Crediti
 • Carl Gustav Jung •
 • Gli archetipi dell'inconscio collettivo •
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