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Ciò che rimane di palazzo Bonagia, quello scalone sontuoso ed inutile, con i suoi putti decapitati, i suoi gradini che portano al cielo, il suo contorno di macerie e di calcinacci, non stringe il cuore. Si scopre meravigliati quanta bellezza perfetta si trovi racchiusa in un’architetture ridotta all’assurdo, quando, una volta cessata la sua funzione pratica, restano soltanto l’arte delle proporzioni, l’alternanza dei pieni e dei vuoti, la musica pura, il gioco della pietra e dello spazio.

Crediti
 • Dominique Fernández •
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