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È la disuguaglianza di fronte alla legge, che ha fatto e continua a fare, la storia reale, ma la storia ufficiale non la scrive la memoria, bensì l’oblio. Lo sappiamo bene in America Latina, dove, nelle piazze delle città ci sono statue di sterminatori d’indios e di trafficanti di schiavi e, le strade, come pure i viali, sono soliti chiamarsi con i nomi dei ladri di terre e di chi ha svuotato le casse pubbliche; come gli edifici di Città del Messico, del resto, che crollarono nel terremoto del 1985.

Le democrazie latinoamericane mancano di fondamenta, e solo la giustizia potrebbe dargli una solida base d’appoggio, per potersi fermare e andare avanti, ma al posto della giustizia abbiamo messo l’amnesia obbligatoria. Come regola, i governi civili si limitano ad amministrare l’ingiustizia, defraudando le speranze di un cambiamento in paesi, dove la democrazia politica si scontra continuamente contro i muri delle strutture economiche e sociali nemiche della stessa democrazia.

Negli anni Sessanta e Settanta, i militari presero d’assalto il potere, e avrebbero dovuto abbattere la corruzione politica, e invece, rubarono molto più dei politici, grazie alle facilitazioni del potere assoluto e alla produttività delle loro giornate di lavoro, poiché ogni mattina cominciavano molto presto, al suono della diana. Anni di sangue, putridume e paura: per farla finita con la violenza delle guerriglie locali e dei rossi fantasmi universali, le forze armate, torturarono, violentarono o assassinarono tutta la gente che trovavano in una battuta di caccia, e castigò qualunque espressione della volontà umana di giustizia, per quanto inoffensiva potesse sembrare.

La dittatura uruguaiana torturò molto e uccise poco. Quella argentina invece, praticò lo sterminio, ma, nonostante le differenze, le numerose dittature latinoamericane di quel periodo, lavorarono insieme e si assomigliavano fra loro come fossero fatte con lo stampino. Quale stampino? A metà del 1998 il viceammiraglio Elidio Moli, che era stato capo dei servizi segreti del regime militare uruguaiano, rivelò che i consiglieri nord-americani suggerivano di eliminare i sovversivi, dopo avergli strappato le informazioni. Il viceammiraglio fu arrestato per delitto di franchezza.

Alcuni mesi prima, il capitano Alfredo Astiz, uno dei macellai della dittatura argentina, era stato destituito per aver dichiarato la verità: aveva detto, che era stata la Marina militare a insegnargli a fare quello che poi, aveva fatto e, in un eccesso di orgoglio professionale, enunciò che lui era « l’uomo meglio preparato tecnicamente, in questo paese, per uccidere un politico o un giornalista». A quel tempo Astiz e altri militari argentini erano ricercati o processati in vari paesi europei, per l’assassinio di cittadini spagnoli, italiani, francesi e svedesi, ma lo sterminio di migliaia di argentini era stato assolto dalla legge: cancella e volta pagina.

Anche le leggi dell’impunità sembrano fatte con lo stesso stampino. Le democrazie latinoamericane resuscitate, furono costrette a pagare i debiti e all’oblio dei crimini, fu come se i governi civili, ringraziassero gli uomini in uniforme per il loro lavoro: il terrore militare aveva creato un clima favorevole agli investimenti stranieri, aprendo così la strada, negli anni successivi, allo stipulare impunemente, la svendita dei paesi a un prezzo ridicolo. In piena democrazia, è stata completata, la rinuncia alta sovranità nazionale, il tradimento dei diritti del lavoro e lo smantellamento dei servizi pubblici, tutto è stato fatto o disfatto, con relativa facilità. La società che negli anni Ottanta cercò di recuperare i diritti civili, era stata svuotata delle sue migliori energie; abituata a sopravvivere nella menzogna e nella paura, e assai malata di rassegnazione quanto bisognosa di quella ventata di vitalità creatrice che la democrazia promise e non poté o non seppe, darle.

Crediti
 • Eduardo Galeano •
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