⋯ Pietro Canonica ⋯

L’amore nasce da un incontro, che è un avvenimento ovvero qualcosa di nuovo e straordinario, di inatteso, che avviene nella nostra vita. Comincia così, con un carattere assolutamente contingente e azzardato. Perché nonostante tutto, il rischio c’è sempre, non importa quanto a lungo quest’incontro sia stato preparato. L’amore a zero rischi non esiste. Questo azzardo però deve essere fissato ad un dato momento. Deve cominciare una ‘durata’, quella che io chiamo la costruzione di una verità. Ed è un problema quasi metafisico, un paradosso. Come fa ciò che è frutto di una scommessa a diventare il punto d’appoggio di una verità nuova? È misterioso, ed è il frutto della dichiarazione d’amore. Si tratta di pronunciare una parola i cui effetti, nella nostra esistenza, possono essere praticamente infiniti. Ma solo così l’azzardo di un incontro assume la forma di un inizio. Così è accaduto anche a me: l’assoluto contingente dell’incontro con qualcuno che non conoscevo ha finito per assumere l’aspetto di un destino. E quando dico: “Ti amo” dichiaro proprio questo. Gli dico o le dico che è successo, almeno per me, qualche cosa che mi impegna. Ecco: io amo. Abbiamo preso l’abitudine di considerare questa frase come qualcosa di insignificante e abusato. A volte gli preferiamo altre parole. Ma è sempre per dire: quello che era un azzardo, ora è diventato altro, un’ostinazione, un impegno, una fedeltà. Ma la fedeltà è qualcosa di più della promessa di non andare a letto con altri? E se l’ “io ti amo” iniziale è un impegno, non ha dunque bisogno di prove o consacrazioni particolari? Mallarmé vedeva la scrittura come “un azzardo vinto parola dopo parola”. Nell’amore la fedeltà è questa lunga vittoria: la scommessa dell’incontro vinta giorno dopo giorno nell’invenzione di una durata, nella nascita di un mondo.

Crediti
 • Alain Badiou •
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