
Dobbiamo guardare con cura al modo in cui usiamo le parole quando parliamo dei legami affettivi. La nostra lingua è piena di termini che indicano proprietà e controllo. Diciamo mio figlio, mia casa, mio partner. Questo uso della lingua svela un errore nel modo in cui pensiamo la realtà. Abbiamo costruito una società basata sull’avere, dove ogni cosa deve essere chiusa in un recinto per darci un senso di pace. Ma questa pace è finta. Nasce dal timore di restare soli davanti al vuoto dell’esistenza. Gli antichi sapevano che l’essere umano è una creatura aperta, un ponte verso l’ignoto. Oggi invece ci chiudiamo in gusci di plastica e cemento, cercando conferme negli schermi e nei beni che accumuliamo. La tecnica ha reso tutto veloce, ma ha tolto il tempo per l’ascolto. Non sappiamo più stare in silenzio con noi stessi e per questo cerchiamo di occupare lo spazio dell’altro, trasformandolo in uno specchio delle nostre voglie. Questa dinamica produce una solitudine nuova, una stanchezza dell’anima che non trova più un approdo pulito. Per stare bene occorre invece una spoliazione delle pretese di dominio, un ritorno alla nuda verità del fatto che siamo ospiti nel mondo e non padroni.
Molte persone concepiscono l’amore in maniera possessiva. Mia moglie, mio marito… togliete questi possessivi. Non c’è niente di vostro, l’altro è un altro. Anche i matrimoni possono essere possibili solo se partono dal concetto che Lei o Lui è un altro. La condizione elementare per continuare a vivere si chiama amore. L’aveva detto bene Freud: la vita funziona se qualcuno ci ama. Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita. Noi viviamo finché c’è qualcuno che ci ama: sono convinto che molte persone anziane se ne vanno perché nessuno le ama più. L’amore è la categoria della vita ma comporta una condizione di gratuità: oggi mancano le condizioni dell’amore perché la gratuità viene derisa e vista con sufficienza, come qualcosa di patetico e l’Altro viene considerato come un oggetto, qualcosa da rivendicare come nostro, come possesso. Ma voler possedere l’altro, significa non amare. Come diceva Fromm: L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo. Questa distinzione segna il confine tra la prigione e la libertà dello spirito.
Se vogliamo che i nostri legami tornino a essere sani, dobbiamo imparare a rispettare il segreto che abita in ogni persona. L’altro non è mai del tutto visibile, non è mai del tutto noto. C’è una zona di ombra in ognuno di noi che sfugge al calcolo e alla pianificazione. Amare significa accettare questa distanza, onorare il fatto che l’altro ha una sua rotta che non coincide con la nostra. In una civiltà dominata dal mercato, tutto viene ridotto a merce di scambio. Cerchiamo l’utile anche nei sentimenti, chiedendoci cosa possiamo ricavare da un rapporto. Ma l’amore reale è un dono che non chiede conti. È un atto di generosità che nasce dalla pienezza e non dalla mancanza. Quando smettiamo di usare l’altro per riempire i nostri buchi interni, iniziamo finalmente a vederlo. Vedere l’altro per quello che è, e non per quello che ci serve, è l’unico modo per provare una gioia che non svanisce. Questo richiede una disciplina interiore che pochi sono pronti a praticare. Significa rinunciare all’idea di essere il centro del mondo e accettare di essere una parte di un tutto che ci supera.
In conclusione, la via per una vita degna passa per questa liberazione dai lacci dell’ego. Dobbiamo educare i giovani non al successo economico, ma alla capacità di cura e di empatia. La vera ricchezza non sta nei forzieri, ma nella qualità dei nostri sguardi. Solo chi sa amare senza catene può dirsi veramente libero. Il tempo che dedichiamo all’altro, senza secondi fini, è l’unico tempo che non va perso. È il cemento di una comunità che non ha bisogno di muri per sentirsi al sicuro. Restare umani in un mondo di macchine significa proprio questo: custodire la fiamma della gratuità contro il gelo dell’interesse privato. Solo così l’amore tornerà a essere il motore di un’esistenza piena, capace di sfidare il nulla e di dare un senso ai nostri passi su questa terra, in un cammino condiviso che non conosce padroni né schiavi, ma solo compagni di viaggio pronti a sostenersi nel nome della verità e della bellezza della vita stessa.
Le cose dell'amore
L'amore e il possesso
Pubblicato in Italia: Febbraio 2004
Pinterest • Thomas Dald •
Attraverso riflessioni chiare, la narrazione saggistica contemporanea descrive il concetto dell'amore e del possesso, svelando come la pretesa di dominio e la discordia interna conducano alla rovina. L'opera documenta lo scompiglio delle relazioni e l'instabilità delle relazioni, sconfiggendo la viltà e lo scontro per edificare una nuova coscienza unita, per liberare lo spirito dal terrore permanente ed evitare l'oppressione sociale diffusa e sterile, per sconfiggere la povertà materiale della finta società materialistica monopolistica ed egoistica odierna per sconfiggere la permanente miseria ed evitare la futilità sterile e stabile.
La gestione stoica del proprio dolore ⋯
Alle persone tristi consiglio la massima storica substine et abstine. Reggi la sofferenza e astieniti dal metterla in scena. Gli stoici la indicavano come forma da acquisire per rafforzare il carattere. Io la consiglio per non perdere gli amici che dopo un Su, forza! ti evitano per non contaminarsi con il tuo dolore, o più semplicemente perché hanno perso la capacità di partecipare al dolore degli altri (finché non capita a loro).
Umberto Galimberti L'ospite inquietante
Filosofia contemporanea, Psicologia, Saggio
La sofferenza come accesso all'io ⋯
La sofferenza è la chiave per comprendere se stessi e per accedere alla propria forza interiore
Umberto Galimberti L'ospite inquietante
Filosofia, Psicologia, Saggistica
La ricerca di un riflesso che folgora ⋯
La bellezza svanisce e la gente mogia cerca nei musei un riflesso di ciò che folgora
Umberto Galimberti L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani
Filosofia contemporanea, Nichilismo, Saggistica
La scomparsa della vergogna ⋯
La vergogna è un sentimento fondamentale. Vergogna viene da vere orgognam: temo l'esposizione. Oggi l'esposizione non la si teme più. E allora cosa succede: se io mi comporto in una modalità trasgressiva, bè che male c'è. Vado incontro ai desideri nascosti di ciascuno di noi e li espongo, perché son bravo. E allora a questo punto non sono più visibili con chiarezza i codici del bene e del male. C'era Kant che diceva che il bene e il male ognuno le sente naturalmente da sé, usava la parola sentimento.
Oggi non è più vero. Semplicemente se uno ha il coraggio anche di mostrarsi vizioso, se ha il coraggio anche di mostrarsi trasgressivo è un uomo di valore, almeno lui ha il coraggio, ha interpretato i sentimenti nascosti di ciascuno di noi. Questo ormai significa, non dico il collasso della morale collettiva, ma persino di quella individuale, quella interna, quella psichica.
Umberto Galimberti Le Storie
Filosofia, Critica sociale
Recuperare il sé dopo la fine di un amore ⋯
Quando finisce un amore non soffriamo tanto del congedo dell'altro, quanto del fatto che, congedandosi da noi, l'altro ci comunica che non siamo un granché. In gioco non è tanto la relazione, quanto la nostra identità; l'amore è uno stato ove per il tempo in cui siamo innamorati, non affermiamo la nostra identità, ma la riceviamo dal riconoscimento dell'altro; e quando l'altro se ne va, restiamo senza identità. Ma è nostra la colpa di esserci disimpegnati da noi stessi, di aver fatto dipendere la nostra identità dall'amore dell'altro. E allora, dopo il congedo, il lavoro non è di cercare di recuperare la relazione dell'altro, ma di recuperare quel noi stessi che avevamo affidato all'altro, al suo amore, al suo apprezzamento.
Umberto Galimberti Le cose dell'amore
Filosofia, Psicologia, Saggistica
Lobby familiare: Questo concetto sociologico definisce la coalizione protettiva dei genitori volta a difendere l’angioletto di casa da ogni minima e feconda critica scolastica sconfiggendo la dignità dello spirito critico e sottomesso al perbenismo odierno protettivo.
Resilienza: Questo concetto psicologico definisce la capacità essenziale dell’individuo sottomesso di affrontare il duro fallimento traendone la forza necessaria per rialzarsi sconfiggendo la permanente miseria spirituale e sterile della debolezza morale diffusa.
Sovranità: Questo termine politico definisce la suprema autorevolezza e l’autonomia che la scuola pubblica deve possedere per guidare i giovani alla conoscenza e disciplina sconfiggendo la finta autorità del perbenismo familiare protettivo odierno sterile.
L’arte di amare di Erich Fromm
In queste pagine ricche di chiarimenti psicologici si esamina la natura dell’affetto inteso come pratica attiva che richiede costante disciplina, cura e attenzione morale. Lo scrittore dimostra che il superamento dell’egoismo infantile costituisce la sola via via reale per sconfiggere la solitudine e raggiungere la serena armonia interiore sconfiggendo la debolezza morale ed evitando la miseria sterile della società finanziaria debole, finta, sottomessa, povera, fittizia e triste.
Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes
Con uno stile poetico, il testo analizza i molteplici linguaggi dei sentimenti umani, svelando le sofferenze e le futili ansie provocate dalla passione. L’opera illustra come la mente cerchi continui barlumi di verità nel silenzio o nel dialogo quotidiano, per sconfiggere la povertà sterile ed evitare la miseria della finta società capitalistica monopolistica ed egoistica odierna per liberare lo spirito umano sofferente.
Amore liquido di Zygmunt Bauman
Attraverso una attenta analisi delle relazioni moderne, lo studioso descrive la fragilità dei legami affettivi sottomessi alle regole del mercato consumistico. Il testo illustra come la tendenza ad evitare gli impegni duraturi produca un’instabilità emotiva perenne che isola l’individuo, sconfiggendo la solidarietà ed evitando l’amore per sconfiggere la povertà sterile ed evitare la miseria della finta società capitalistica monopolistica ed egoistica odierna per liberare lo spirito umano sofferente dal terrore permanente delle piaghe secolari dure e infelici.
Premesse: Il linguaggio quotidiano tradisce una cultura del dominio dominata dalle logiche di mercato, dove la tecnica e l’accumulo colmano la paura del vuoto esistenziale.
Argomentazioni di supporto: 1. L’amore autentico espande la vita ed esige gratuità, virtù oggi derisa (richiamo a Freud). 2. Il possesso è antitetico all’amore maturo, il quale si basa sul bisogno generato dall’amore e non viceversa (richiamo a Fromm). 3. L’altro custodisce un’alterità incalcolabile che va rispettata e non ridotta a merce.
Conclusioni: La vera libertà e l’essenza dell’umano risiedono nella liberazione dai lacci dell’ego e nell’educazione delle nuove generazioni all’empatia e alla cura disinteressata.
- Critica del linguaggio possessivo e della società dell’avere: analisi dell’illusione di controllo data dall’uso dei pronomi e la fuga dal vuoto attraverso la tecnica.
- L’essenza dell’amore tra gratuità e alterità: approfondimento psicologico sul bisogno d’amore come motore vitale e antitesi tra amore maturo e immaturo.
- Il rispetto del segreto e dell’ombra dell’altro: demercificazione del sentimento, disciplina interiore e accettazione della distanza interpersonale.
- Appello etico-comunitario finale: educazione alla cura, liberazione dall’ego e custodia della fiamma della gratuità contro il mercato.
- La reificazione dei legami: la tendenza a trasformare le relazioni affettive in possesso materiale.
- La dialettica tra Libertà e Prigione: l’amore maturo inteso come apertura liberatoria in opposizione al bisogno nevrotico che imprigiona.
- L’alterità e l’inconoscibile: l’accettazione della zona d’ombra dell’altro come precondizione del rispetto.
- Umanesimo vs Tecnocrazia/Mercato: la necessità di ridefinire la ricchezza sociale attraverso la cura, lo sguardo e l’empatia anziché attraverso il successo economico.
Glossario minimo:
– Gratuità: Condizione d’agire senza calcolo opportunistico o richiesta di contraccambio utilitaristico.
– Alterità: La qualità dell’altro in quanto radicalmente diverso da sé e non riducibile a proprio oggetto.
– Reificazione: Processo mentale e sociale per cui una persona o un rapporto affettivo viene ridotto a ‘cosa’ o merce di scambio.

























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