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Il più delle volte l’amore romantico è scatenato da un segnale visivo, ma ciò non significa che siano esclusi altri fattori, come la voce, l’intelletto, il fascino oppure la condizione economica e quella sociale. Non desta perciò sorpresa che i primi studi che hanno indagato i correlati neurali dell’amore romantico nell’uomo siano ricorsi a un segnale visivo. Essi hanno dimostrato che, quando guardiamo il volto di una persona della quale siamo profondamente, appassionatamente e perdutamente innamorati, è coinvolto un numero limitato di aree del cervello. Ed è vero a prescindere dal sesso di appartenenza. Quattro di queste aree cerebrali risiedono proprio nella corteccia cerebrale, e diverse altre sono localizzate nelle stazioni sottocorticali. Fanno parte di quello che oggi chiamiamo cervello emozionale, ma non significa che operino isolatamente. L’amore romantico è chiaramente un’emozione complessa che comprende, e non può facilmente essere separata da, altri impulsi, come il desiderio fisico e la libido, per quanto quest’ultima possa manifestarsi senza amore e sia dunque separabile dal sentimento dell’amore romantico.
[…] Le aree coinvolte risiedono nella corteccia (l’insula mediana, il giro del cingolo anteriore e l’ippocampo) e nelle aree sottocorticali (parte dello striato e probabilmente anche il nucleus accumbens), che, insieme, costituiscono il blocco centrale delle regioni del sistema della ricompensa. La passione amorosa crea sentimenti di esaltazione e di euforia, di una felicità spesso insopportabile e certamente indescrivibile. Inoltre, le aree attivate come risposta ai sentimenti romantici sono in buona parte coestensive con le regioni cerebrali che contengono concentrazioni elevate di dopamina, un neuromodulatore associato alla ricompensa, al desiderio, alla dipendenza e agli stati di euforia.
[…] Sembrerà forse sorprendente che il volto di una donna abbia indotto a salpare un migliaio di navi tramite un numero limitato di aree cerebrali. Eppure la storia di Paride e di Elena di Troia dovrebbe bastare per dirci che questi risultati neurobiologici, considerati in sé, possono indurre interpretazioni ingannevoli. Infatti, l’amore romantico coinvolge totalmente e trasforma la nostra vita, inducendoci a imprese eroiche e malvagie al tempo stesso. Non stupisce pertanto scoprire che questo nucleo di aree coinvolte durante l’amore romantico abbia un profluvio di connessioni con altre zone del cervello, sia corticali sia sottocorticali. Le connessioni si stabiliscono fra l’altro con la corteccia frontale, quella parietale e quella temporale mediale, ma anche con un ampio nucleo situato all’apice del lobo temporale, ossia l’amigdala. Un aumento di attività nelle aree coinvolte nell’amore romantico si accompagna a una diminuzione di attività, o a una disattivazione, di queste zone corticali.

Crediti
 • Semir Zeki •
 • Splendori e Miserie del cervello •
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