Battaglie e languore: un poema sulla solitudine

Io sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti dove danza
il languore del sole in uno stile d’oro.

Soletta l’anima soffre di noia densa al cuore.
Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente.
Oh, non potervi, debole e così lento nei propositi,

e non volervi far fiorire un po’ quest’esistenza!

Oh, non potervi, o non volervi un po’ morire!
Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo?
Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Più nulla da dire!

Solo, un poema un po’ fatuo che si getta alle fiamme,
solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi dimentica,
solo, un tedio di non so che attaccato all’anima!


Crediti
 Paul Verlaine
 Languore
  Cose lontane e cose vicine - Pubblicata per la prima volta sulla rivista 'Il gatto nero', nel 1883 circa, è divenuta manifesto del nascente Decadentismo.
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Il bacio come fiore delle carezze ⋯ 
Bacio. Primula nel giardino delle carezze.
 Paul Verlaine  Poesie
 Simbolismo, Decadentismo, Poesia


Il vuoto come dannazione ⋯ 
L'inferno è l'assenza.
 Paul Verlaine  Saggezza
 Poesia simbolista, Aforisma, Poesia


L'eterno trionfo della fantasia ⋯ 
Don Chisciotte, vecchio paladino, gran vagabondo,
invano la folla assurda e vile ride di te:
la tua morte fu un martirio e la tua vita un poema,
e i mulini a vento avevano torto, mio re!

Va', non fermarti, va', protetto dalla tua fede,
sul tuo destriero fantastico che io amo,
va', spigolatore sublime! - gli oblii della legge
sono più numerosi, più grandi, di un tempo.

Hurrah! noi ti seguiamo, noi, i poeti santi,
dai capelli cinti di follia e di verbena.
Guidaci all'assalto delle grandi fantasie,

e presto, nonostante i tradimenti,
sventolerà l'alato stendardo delle Poesie
sul cranio canuto dell'inetta ragione!
 Paul Verlaine  Jadis et Naguère
 Poesia, Simbolismo, Letteratura francese


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 Albert Camus  Il mito di sisifo
 Filosofia dell'assurdo, Critica all'ideologia, Saggio filosofico


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 Luigi Meneghello  I piccoli maestri
 Narrativa contemporanea, Memorialistica e letteratura della Resistenza


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Glossario
Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
La tesi centrale risiede nell’identificazione totale del soggetto con un impero al tramonto, simbolo di una stanchezza esistenziale insormontabile. Le premesse si fondano sull’opposizione tra l’estetismo raffinato (acrostici, stile d’oro) e la brutalità esterna (Barbari, battaglie). La conclusione è la constatazione di un vuoto assoluto: l’impossibilità di agire, di dire o persino di morire con dignità.
Analisi del flusso
Il flusso muove da una stasi contemplativa iniziale (il guardare i barbari) verso un’interiorizzazione del malessere (la noia al cuore). La transizione centrale segna il passaggio dall’impotenza attiva (non potere/volere fiorire) alla saturazione sensoriale (tutto è bevuto), chiudendosi in una dissoluzione nichilista dove l’arte stessa (il poema fatuo) viene distrutta.
Segmentazione
  1. Scenario Storico-Simbolico: L’Impero e i Barbari (Quartina 1).
  2. Stato Psicologico: La noia e l’apatia decisionale (Quartina 2).
  3. Saturazione e Vacuità: L’esaurimento delle passioni e del linguaggio (Terzina 1).
  4. Dissoluzione Finale: L’abbandono degli ultimi legami con la realtà e l’arte (Terzina 2).
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
Il testo è il manifesto del Decadentismo. L’Impero non è una struttura politica, ma la metafora di una civiltà e di un io iper-colto ma esausto. I ‘Barbari bianchi’ rappresentano una vitalità estranea e temuta. Il ‘sole’ che danza in uno ‘stile d’oro’ esplicita la bellezza che precede il buio, una luce crepuscolare che è puramente estetica e priva di calore vitale.
Decodifica del lessico
Il registro è elevato e prezioso (acrostici, indolenti, languore, fatuo). Si nota un’abbondanza di termini legati alla privazione e alla lentezza: ‘decadenza’, ‘noia densa’, ‘debole’, ‘lento’. L’uso del nome ‘Batillo’ (rimando all’estetica classica/ellenistica) sottolinea il distacco dalla contemporaneità a favore di un passato mitico e raffinato.
Identificazione dei temi
I temi dominanti sono: 1. Il tedio (Spleen) come condizione ontologica; 2. L’estetismo come unica reazione al declino; 3. L’impotenza della volontà (abulia); 4. Il silenzio post-storico (‘Più nulla da dire’).
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
L’autore presuppone che l’azione e la guerra siano ormai volgari o impossibili per l’uomo ‘raffinato’. Si dà per scontato che la cultura abbia raggiunto un punto di non ritorno oltre il quale esiste solo la ripetizione o il silenzio. C’è un’implicita accettazione della fine come destino inevitabile e persino desiderabile nella sua eleganza.
Valutazione argomentativa
La coerenza interna è ferrea nel sostenere l’assenza di scopo. Non vi sono fallacie perché il testo non vuole dimostrare una verità oggettiva, ma descrivere uno stato d’animo soggettivo. La solidità risiede nella simmetria tra l’esaurimento delle risorse materiali (tutto è mangiato) e quelle spirituali (tutto è bevuto/nulla da dire).
Contestualizzazione
Il componimento è ‘Languore’ di Paul Verlaine (1883), opera cardine che ha dato il nome al movimento dei Decadenti. Si colloca nella reazione al Positivismo, riflettendo la crisi dei valori borghesi e l’influenza della filosofia di Schopenhauer riguardo al dolore e alla noia del mondo.
Rielaborazione e Output
Estrazione di citazioni e glossari
Citazioni chiave: ‘Io sono l’Impero alla fine della decadenza’; ‘Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Più nulla da dire!’.
Glossario: 1. Acrostico: Componimento poetico in cui le lettere iniziali dei versi formano un nome o una frase. 2. Languore: Stato di debolezza fisica o morale, venato di dolcezza o malinconia. 3. Fatuo: Privo di consistenza, vano, superficiale.
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