Egon SchieleLa ricerca della libertà interiore passa necessariamente attraverso la spoliazione di tutto ciò che consideriamo indispensabile. Salvatore La Porta, nel suo saggio Less is more, ci invita a guardare alla povertà non come a una privazione, ma come a una suprema forma di disponibilità verso l’esistere. Fin dalla nascita, veniamo investiti da una coltre di aspettative, oggetti e definizioni che finiscono per soffocare la nostra essenza più autentica. I genitori, mossi da un amore spesso ansioso, cercano di proteggere i figli recingendo il loro mondo di sicurezze materiali e di divieti che hanno lo scopo di prevenire ogni possibile ferita. Eppure, proprio in questo eccesso di cura risiede il pericolo di una castrazione dello spirito. Il bambino che possiede troppo, che è troppo controllato, perde la capacità di abitare il vuoto, quello spazio magico dove la realtà si piega al potere dell’immaginazione. Per ritrovare il coraggio di esplorare l’ignoto, è necessario spogliarsi dei fardelli della protezione familiare. La vera crescita non avviene sotto l’occhio vigile degli adulti, ma negli angoli bui dove i grandi hanno paura di guardare. È in quegli spazi di solitudine creativa che il fanciullo impara a misurarsi con la vita, scoprendo che non avere nulla è la condizione fondamentale per poter accogliere tutto. La spoliazione diventa così l’unica via per una conoscenza radicale del mondo e di se stessi, lontano dalle ombre rassicuranti e soffocanti del nido domestico.

A volte non tornano a casa, o non tornano come prima, e questo è un fatto. Ma impedire al proprio figlio di correre al gioco, privo di tutti i fardelli che la famiglia vorrebbe regalargli, non è una buona soluzione. Di solito è un buon sistema per crescere un idiota, o un nevrotico. Un bambino non può mettersi alla prova vivendo il mondo degli adulti: non può essere pienamente furbo, generoso o feroce avendo a che fare con i genitori; semplicemente non gli è permesso. I suoi compagni di gioco sono suoi pari e ogni relazione tra loro è molto più reale di quanto possa essere quella che hanno con chi li ha messi al mondo: gli adulti hanno il diritto di imporre e punire, e nessuno è pienamente sincero quando rischia una punizione. Tra loro, invece, vivono storie enormi, che farebbero tremare il cuore dei grandi, e che affrontano con coraggio meraviglioso. Una grotta in ombra, una casa dalle mura storte, il cortile dove si rifugia il vecchio del paese: sono i luoghi in cui vive Pennywise, l’entità maligna immaginata da Stephen King, e i bambini che giocano non fanno finta che lui sia lì; ne sono intimamente convinti. Eppure esplorano la grotta, vanno in cerca di fantasmi tra i saloni solitari e provocano l’uomo sconosciuto dallo sguardo luciferino. È un coraggio strabiliante. Ma per fare questo devono essere privi di ogni cosa, spogliati di ogni avere; devono essere bambini e nient’altro.

Questa capacità di abitare il terrore e la meraviglia senza il filtro del possesso è ciò che rende l’infanzia l’unica vera età dell’oro. L’adulto, al contrario, è costantemente impegnato a difendere il proprio perimetro di beni e di status, diventando schiavo di una sicurezza illusoria che gli impedisce ogni vero slancio vitale. Il segreto del Less is more risiede nel comprendere che ogni oggetto che possediamo è un piccolo frammento di noi che viene sottratto alla nostra libertà d’azione. I bambini lo sanno istintivamente: un ramo secco può diventare una spada fiammeggiante, un sasso un tesoro inestimabile, proprio perché la loro mente non è ancora stata colonizzata dalla logica del valore di mercato. Essi non hanno bisogno di accumulare per sentirsi vivi, poiché sono la vita stessa che si manifesta nel presente. Quando noi tentiamo di addomesticare questa loro selvaggia purezza, offrendo loro giocattoli elettronici complicati o impegni extrascolastici soffocanti, non stiamo facendo altro che preparare il terreno per la loro futura infelicità. Li stiamo allenando a essere ingranaggi funzionali di un sistema che teme l’imprevisto. La lezione che ci viene dai piccoli esploratori di grotte è un invito alla spoliazione consapevole. Dobbiamo imparare a togliere, a ripulire la nostra vita dal rumore del superfluo per ritrovare quel centro di gravità che non dipende dalle circostanze esterne. La povertà scelta, o la semplicità volontaria, è l’unica arma efficace contro la decadenza psichica della modernità, un modo per tornare a correre nudi incontro al destino.

In definitiva, l’arte di non avere niente è l’arte di essere tutto. Chi non teme la perdita ha già vinto la sua battaglia contro il tempo e contro la morte. La figura di Pennywise non è solo un mostro da film horror, ma la personificazione di tutto ciò che l’individuo deve affrontare per conquistare la propria autonomia interiore. Affrontare il male, il buio, l’incertezza senza la protezione delle ricchezze o delle convenzioni sociali richiede una fede laica nella propria forza interiore. I bambini ci insegnano che il mondo è un luogo sacro e terribile, e che per abitarlo degnamente occorre un cuore leggero. Se vogliamo davvero bene ai nostri figli, dobbiamo lasciarli liberi di inciampare, di sporcarsi e di confrontarsi con i propri demoni personali nelle lande desolate del gioco. Solo chi ha conosciuto il brivido dell’abisso senza reti di sicurezza potrà diventare un adulto capace di scelte sovrane. Il compito del saggio non è quello di accumulare tesori sulla terra, ma di affinare lo sguardo affinché sappia scorgere la bellezza nel nulla. La vera ricchezza è la capacità di meravigliarsi, un dono che la polvere degli averi rischia di seppellire per sempre. Torniamo a essere nudi, torniamo a essere cercatori di fantasmi tra le rovine del nostro ego, e riscopriremo quella gioia primordiale che non ha bisogno di nulla per risplendere nella sua divina e spietata semplicità, finalmente liberi dai lacci di un’esistenza che ci voleva solo consumatori di sogni prefabbricati, in un cammino di ritorno all’essenziale che trasforma ogni istante in un’eternità vissuta.

Glossario
Crediti
 Salvatore La Porta
 Less is more. Sull'arte di non avere niente
  Capitolo: Infanzia
  Pubblicato in Italia: Febbraio 2017
 SchieleArt •   • 
 L'autore esplora il legame tra povertà scelta e libertà d'animo partendo dall'esperienza infantile. Il testo critica il desiderio adulto di proteggere i figli attraverso l'accumulo di oggetti poiché solo la mancanza di fardelli permette di vivere storie enormi. La spoliazione è indicata come l'unica via per una conoscenza radicale di se stessi.



Citazioni correlate

La vita onora chi vive le più grandi tragedie ⋯ 
È alle anime più spirituali, ammettendo ch'esse siano le più coraggiose, che è concesso di vivere le tragedie più dolorose: ma è ben per questo che esse tengono la vita in onore, perchè essa oppone loro il suo più grande antagonista.
 Friedrich Nietzsche  La gaia scienza
 Filosofia del xix secolo, Riflessione sulla vita, Saggio aforistico


Dire sì al proprio destino ⋯ 
Al principio della malattia avevo la sensazione che vi fosse un errore nel mio atteggiamento [...] Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dir di sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un io che non si spezza...
 Carl Gustav Jung  Ricordi, sogni, riflessioni
 Psicoanalisi, Autobiografia


Comprendere aprendosi al testo ⋯ 
Chi vuol comprendere un testo deve essere pronto a lasciarsi dire qualcosa da esso. Comprendere è possibile solo quando colui che comprende mette in gioco i suoi propri presupposti.
 Hans-Georg Gadamer  Verità e metodo
 Ermeneutica, Filosofia, Saggistica


La condizione naturale dell'uomo ⋯ 
La libertà è l'anima stessa dell'uomo ed è la sua condizione naturale.
 Rose Wilder Lane  La scoperta della libertà
 Libertarismo, Filosofia politica, Saggistica


Un amore consapevole della fine ⋯ 
Sono innamorato di te e so che l'amore è solo un grido nel vuoto, e che l'oblio è inevitabile, e che siamo tutti condannati, e che verrà un giorno in cui tutto il nostro lavoro sarà restituito alla polvere, e so che il sole inghiottirà solo la terra che non avremo mai, e io sono innamorato di te.
 John Green  Colpa delle stelle
 Letteratura per giovani adulti, Dichiarazione d'amore, Romanzo


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Riferimenti
Decostruzione
Livello Strutturale e Formale
Scomposizione gerarchica
La tesi centrale sostiene che la vera libertà e maturità risiedono nella spoliazione materiale e psichica.
Le argomentazioni contrappongono il mondo degli adulti (sicurezza illusoria e possesso) a quello dei bambini (spazio magico dell’immaginazione e coraggio nudo).
La conclusione eleva la povertà scelta a strumento di resistenza contro la decadenza della modernità, definendola come l’unica via per l’autonomia interiore.
Analisi del flusso
Il flusso muove da una premessa filosofica sulla spoliazione, attraversa una sezione narrativa/esemplificativa (l’infanzia e il riferimento a Pennywise) e approda a una sintesi morale.
La transizione tra l’analisi del rapporto genitori-figli e la citazione pop di Stephen King serve a rendere tangibile il concetto astratto di ‘abitare il terrorè senza filtri.
Segmentazione
  1. La critica al protezionismo genitoriale come castrazione dello spirito;
  2. La differenza ontologica tra relazioni tra pari (bambini) e relazioni verticali (adulto-bambino);
  3. La grotta e il mostro: il coraggio di affrontare l’ignoto senza fardelli;
  4. La critica al consumismo educativo (giocattoli complessi e impegni);
  5. La spoliazione come ritorno al ‘centro di gravità’ essenziale.
Livello Semantico e Concettuale
Ermeneutica
La spoliazione non è miseria, ma ‘suprema forma di disponibilità’.
Il ramo secco e il sasso sono metafore della mente non colonizzata dal mercato.
Pennywise non è un semplice mostro, ma la personificazione dell’incertezza che l’individuo deve imparare a guardare negli occhi per diventare ‘sovrano’ delle proprie scelte.
Decodifica del lessico
Il lessico oscilla tra il filosofico-esistenziale (‘conoscenza radicalè, ‘decadenza psichica’) e il vivido-esperienziale (‘sporcarsi’, ‘correre nudi’, ‘mura stortè).
Parole come addomesticare e colonizzare sono usate con connotazione negativa per descrivere l’intervento educativo adulto sulla ‘selvaggia purezza’ infantile.
Identificazione dei temi
I temi dominanti sono:

  1. L’elogio del vuoto e dell’assenza;
  2. La critica alla società dei consumi e della performance;
  3. Il coraggio come sottrazione (coraggio di non avere);
  4. L’infanzia come stato di grazia epistemologica.
Livello Critico e Contestuale
Analisi delle presupposizioni
L’autore presuppone che la sicurezza materiale sia intrinsecamente inversamente proporzionale alla vitalità spirituale.
Dà per scontato che la solitudine del bambino sia sempre ‘creativa’ e mai traumatica, se vissuta lontano dall’occhio adulto.
Valutazione argomentativa
La tesi è costruita con una forte coerenza retorica, utilizzando l’infanzia come prova vivente dell’efficacia del ‘less is morè.
Potrebbe presentare una generalizzazione sul ruolo degli adulti, visti esclusivamente come agenti di castrazione, ma la forza del saggio risiede nella sua natura provocatoria e radicale.
Contestualizzazione
Il saggio si inserisce nel filone della decrescita felice e del minimalismo esistenziale.
I riferimenti letterari (Stephen King) e cinematografici collegano la filosofia della rinuncia alla cultura pop contemporanea, rendendo il messaggio accessibile ma profondo.
Rielaborazione e Output
Estrazione di citazioni e glossari
Citazione chiave: ‘L’arte di non avere niente è l’arte di essere tutto’.
Glossario: 1. Solitudine creativa: spazio psichico non monitorato dove l’io si forma per prova ed errore; 2. Fede laica: fiducia nelle proprie risorse umane senza ricorso a sovrastrutture religiose o materiali; 3. Scelte sovrane: decisioni prese in totale autonomia dai condizionamenti sociali e familiari.
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